
La condanna della CEDU per la Terra dei Fuochi è definitiva: l’Italia non ha presentato ricorso. Ora si attende la relazione del commissario Vadalà.
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha emesso la sentenza definitiva di condanna nei confronti dell’Italia per le violazioni dei diritti umani nella gestione dei rifiuti nella Terra dei Fuochi. Lo Stato ha scelto di non presentare ricorso, rendendo così esecutivo il verdetto di Strasburgo. Una scelta, quella del Governo italiano, data da una infruttuosa ricerca di ragioni legali per avanzare il ricorso? Oppure è la conseguenza di una visione realistica dei fatti?
Lo Stato ha versato fino a oggi circa 325 milioni di euro in sanzioni europee per non aver ottemperato agli obblighi di bonifica e continua a pagare. Per non parlare del danno sanitario, umano, personale che subisce la comunità da anni. Le popolazioni locali continuano a vivere circondate da discariche. La nomina del generale Giuseppe Vadalà a commissario unico per la bonifica della Terra dei Fuochi prevede, difatti, il compito di centralizzare e accelerare le decisioni riguardanti le operazioni di risanamento ambientale. Ci si chiede se ciò accadrà davvero e se la sua relazione, attesa per i prossimi giorni, possa contenere indicazioni decisive per il futuro del territorio o meno.
«La notizia non è questa», dichiara Vincenzo Tosti di Stop Biocidio. «La notizia è che il 14 maggio il commissario generale Vadalà consegnerà il report. Da quella data dovranno trascorrere i due anni di tempo che la sentenza ha dato all’Italia per mettere giù e pianificare un percorso che va verso – più o meno – una soluzione. Adesso facciamo il conto alla rovescia per capire che cosa faranno. Non ci aspettiamo grandi cose, ma siamo in attesa e vigileremo. Siamo stati molto critici sul commissariamento, perché non hanno mai portato a nulla di buono. Dal 94 ad oggi non c’è un esempio di commissariato che abbia portato delle azioni che hanno favorito dei processi. Siamo stati critici per questo e poi perché la sentenza stessa impone un percorso che sicuramente non impone quello del commissariamento. Parla di un coordinamento tra enti che deve pianificare e programmare con il coinvolgimento della comunità, dei cittadini».
Sulla definitività della sentenza, nonostante le dichiarazioni avanzate dal Ministro dell’ambiente sulla presentazione di un ricorso, Tosti commenta: «Il Governo non ha fatto altro che non impugnare nei termini imposti dalla legge la sentenza. Fondamentalmente non c’erano motivazioni adeguate a impugnare un atto. Quello che la Corte ha prodotto e quindi documentato ampiamente non lasciava spazio per eventuali impugnazioni».
Il 2025 e gli anni che lo hanno preceduto, meno di quelli che lo seguiranno, sembrano essere pregni di una caratteristica devastante. La disillusione, la rassegnazione che le cose vadano male e che, quindi, debbano andare sempre peggio. Ma, sottolinea Vincenzo Tosti: «In un’Europa dove, in questo momento, è molto complicato pensare che ci siano sentenze di questo tipo, queste aprono spiragli, danno ragione alla comunità e ai cittadini. Danno una grande speranza: credere nelle cose che possono cambiare non è sbagliato, anzi, il contrario. Dà forza a quelle comunità che si ribellano a uno stato di cose e non accettano passivamente l’imposizione di una società e di modelli di vita che fanno arrivare a vivere questo. Credere che la giustizia prima o poi bussi alla porta è qualcosa che in un tempo come questo è bello. A distanza di poco abbiamo avuto ragione sulla Terra dei fuochi e le Fonderie Pisano, due vertenze che in qualche modo hanno coinvolto questa terra già da tantissimo tempo».
«La Terra dei fuochi – conclude Tosti – io credo che sia una cosa molto particolare, è qualcosa che nessun’altra regione ha. Nella tragedia, è qualcosa di complesso ed esplosivo nello stesso tempo. E in questo momento avere il giudizio positivo, l’Europa che ci dà ragione, la Corte europea dei diritti umani che ci dà ragione, è una cosa straordinaria in un tempo come questo».
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