
La Consulta ha bocciato la legge regionale del Veneto di Zaia che impedisce l’assegnazione degli alloggi popolari a chi non dimostra di essere residente sul territorio da almeno cinque anni, anche discontinui negli ultimi dieci. La Consulta ha definito incostituzionale questa norma regionale sull’edilizia popolare in quanto criteri di questo tipo, inseriti soprattutto per fini elettorali, producono graduatorie escludenti. Il rischio è di corrompere e svilire il reale scopo delle politiche di sostegno sociale.
L’ingiustizia sociale avvalorata da una logica di mercato che guarda ai servizi alla persona come qualcosa da meritare o come capi di lusso d’acquistare, riduce il diritto e il valore della dignità umana a semplice slogan. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, non ha ritardato a dichiararsi in disaccordo e a dimostrarsi disponibile a modificare la norma, ma “preferendo sempre chi vive in Veneto da anni”. Il governatore, fiore all’occhiello della Lega, dimentica la reale possibilità di creare una allarmante segregazione per i più bisognosi. Tra chi è povero o sul punto di esserlo non ritroviamo solo gli immigrati. A essere colpiti da questa norma sono anche gli stessi italiani che decidono di trasferirsi in Veneto per cercare una vita migliore. Scelte di questo tipo non solo alimentano l’ingiustizia sociale, ma anche l’insicurezza verso chi è senza casa.
Corti d’appello, tribunali e persino istanze europee sono stati costretti a intervenire su casi simili in passato. Tuttavia, la persistenza di requisiti illegittimi e discriminatori nelle norme regionali e locali per l’accesso ai servizi pubblici dimostra quanto sia radicata in certa politica la necessità di piegarsi a logiche populiste e razziste, spesso di odio verso i poveri ritenuti colpevoli della propria povertà. La Consulta, con la propria sentenza, pare proprio aver ricordato che l’assistenza sociale è strettamente legata ai concetti di protezione sociale e welfare state, tanto da rappresentare uno degli strumenti principali attraverso cui lo Stato e la comunità si assumono la responsabilità del benessere e della sicurezza dei propri membri. Ma non bisogna, il Veneto lo ricorda, dimenticare come tale strumento rifletta le dinamiche di potere e le relazioni sociali presenti nella società, concretizzandosi in politiche pubbliche, servizi sociali e reti di sostegno informali e formali.
Ed è proprio per scelte politiche di questo tipo che la burocrazia diventa il principale veicolo di discriminazione diretta e indiretta. Sono sempre di più le persone che decidono di non usufruire dell’assistenza perché troppo complicata o umiliante. E di conseguenza aumentano i sospetti di una possibile strategia per restringere sempre di più la possibilità di entrare in quelle categorie che permettono di usufruire di qualche forma di sostegno. Politiche di sostegno alla persona già ampiamente smantellate negli ultimi decenni, dalla grande schizofrenia dei “soldi che non ci sono e dobbiamo fare dei tagli”.
A soffrine però di questi tagli alla spesa pubblica sono i cittadini comuni in un campo di battaglia in cui a sfidarsi sono poveri contro poveri, nonostante la sentenza della Consulta.
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