
Corruzione e il suo possibile legame con le prossime tranche del PNRR, attività di contrasto per ridurre il fenomeno, utilizzo della tecnologia nel farlo: sono solo alcuni degli argomenti al centro di “La corruzione uccide il futuro“, manifestazione e dibattito tenutosi il 29 giugno presso il Teatro della Legalità di Casal di Principe. Prima del dibattito, ai microfoni di Informare è intervenuto Francesco Petrillo, Presidente Camera Penale Santa Maria C.V.
«Questo grosso flusso di denaro del PNRR che continuerà ad arrivare costituisce un’occasione molto ghiotta per chi può approfittarne, togliendo magari la possibilità che i soldi siano utilizzati per i fini predisposti. Forse sono un po’ semplicistico, ma penso che la risposta più importante da dare sia quella di uno Stato che si mostri efficiente, con una normativa chiara, semplice e trasparente. Credo che questi parametri possano essere il migliore antidoto alla corruzione e allo spreco di queste risorse. Capisco che non è semplice, però altre strade non ne vedo. Comunque trovo che le norme anti-corruzione siano già molto severe ma, nonostante ciò, nella classifica di percezione della corruzione a livello mondiale l’Italia mantiene una posizione lontana dai vertici».
«Certamente la tecnologia offre strumenti, velocità e la possibilità di incrociare i dati. Ma, anche in questo caso, noto troppo spesso che l’enorme potenzialità che ne deriva non viene sfruttata a pieno, amplificando la burocrazia invece di semplificarla. Noi l’abbiamo provato nei tribunali con i problemi e le necessità relative al Covid: in molti casi la nostra attività è stata complicata dalla tecnologia. Si tratta di fare delle scelte giuste, non è semplice ma ci si deve provare».
«Nelle carceri la tecnologia ha aiutato tantissimo. Il processo da lei menzionato è andato avanti grazie alle immagini che tutti hanno visto e senza di queste sono convinto che non sarebbe mai partito. Certo, oggi la sicurezza può essere garantita, o quanto meno ridurre i rischi relativi all’insicurezza e alla gestione della criminalità. Anche in questo campo ci sono tante zone coperte da telecamere e a volte si scopre che non funzionano o che non sono state fatte le gare d’appalto per assegnarle. Insomma, quello che voglio dire è che alla base c’è un’idea di fondo apprezzabilissima, ma sembra sempre che nel nostro paese manchi quell’ultimo passo che renda effettive tutte le ottime iniziative».
«Sì, possono sicuramente essere d’aiuto. In realtà sono molto preoccupato perché penso che questi fondi siano l’ultima spiaggia per il nostro paese, ormai in declino evidente. Non ci possiamo permettere di sprecarli».
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