
È il 5 novembre e l’America scopre di avere per la seconda volta Donald Trump come Presidente. Molti sono sconvolti, alcuni disperati, altri rassegnati, e c’è chi invece non ha tempo per penarsi. Migliaia e migliaia di donne devono precipitarsi a fare incetta di pillole abortive, anche solo come scorta, prima che sia troppo tardi.
Sembrerebbe a primo impatto una demenziale commedia tragica, ed è invece ciò che è davvero accaduto nelle 24 ore successive la vittoria del Tycoon.
Aid Access, una delle principali fornitrici di pillole abortive, ha reso noto di aver ricevuto 10mila richieste del farmaco il giorno dopo la vittoria di Trump. Per intenderci, la media giornaliera è di circa 600 richieste.
Just the Pill, una nonprofit che prescrive la pillola abortiva con visite in telemedicina, ha detto che delle 125 richieste ricevute tra mercoledì e venerdì, 22 venivano da donne non in stato di gravidanza e che volevano fare “una scorta”.
Plan C, che fornisce informazioni sull’accesso alla pillola abortiva, mercoledì ha ricevuto 82mila visite sul suo sito mercoledì scorso, contro una media giornaliera di 4-5mila.
Aldilà dell’emblematicità della reazione del popolo femminile all’elezione di Donald Trump, la preoccupazione e la conseguente corsa preventiva ai farmaci creatasi in queste donne, è lecita? Quanto è pericoloso il Tycoon sulla libertà di scelta sul proprio corpo per le donne?
«È chiaro che le persone stanno cercando di prepararsi all’apocalisse riproduttiva che prevediamo avverrà sotto la presidenza di Trump», ha affermato Elisa Wells, cofondatrice di Plan C.
In effetti la posizione di Trump è apparentemente molto netta, anche se come sempre a volte si dimostra tale solo di facciata. Il presidente si è difatti più volte definito “il presidente più pro-life della storia” rivendicando con orgoglio il fatto di aver nominato lui i tre giudici che hanno dato i voti decisivi della Corte Suprema per abolire il diritto costituzionale all’aborto. D’altra parte però ha anche dichiarato che porrà il veto ad una legge federale che limiti o vieti del tutto – sul modello di quelle passate da decine di stati a guida repubblicana dopo la sentenza della Corte – l’interruzione di gravidanza.
Gli statunitensi avevano appena acquisito, nel 2023 con decreto a firma di Biden, il diritto di comprare online il Mifepristone, farmaco per l’aborto, e riceverlo via posta. Il quadro non era quindi apparentemente dei peggiori. Va ricordato però che la richiesta di vietare tale diritto è stata respinta all’unanimità dalla Corte Suprema per una pura questione formale, lasciando aperta quindi la possibilità che la questione rivenga presentata in un’altra formula.
Il pericolo di ondata anti-abortista negli Stati Uniti è magari da ridimensionare, ma in ogni caso più concreto che mai.
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