
“Con la cultura non si mangia”, ma la crisi economica e i continui tagli alla cultura e agli eventi di questo tipo si stanno mangiando letteralmente manifestazioni importanti in Campania. Stiamo parlando di realtà ben conosciute e molto solide: c’è chi esprime un carattere indipendente ed identitario e chi promuove discipline artistiche e valorizzano il territorio, comunque fanno stare bene la comunità. Purtroppo almeno per quest’anno la loro programmazione salterà: Pessoa Luna Park e Disorder si fermano con la loro offerta musicale. Qualche settimana fa, anche il Bellissimo Festival ha annunciato uno stop. Uno dei primi stop a farci rattristire è stato lo Sponzfest di Capossela. Ma andiamo a conoscere queste realtà.
Disorder è un festival arrivato all’undicesima edizione. Organizzato da Macrostudio prima a Paestum, poi al borgo medievale di Oliveto Citra (SA), sui due palchi – MainStage (in via Armando Diaz) e AltrArea (nella Villa Comunale di Oliveto Citra) – offriva un’articolata programmazione di alt-rock, elettronica e sperimentazioni sonore. Un festival che si presenta controcorrente: “Leggiamo Emma Goldman e le lettere dal carcere di Alfredo Cospito. Ascoltiamo i Crass di Penis Envy e Future Nostalgia di Dua Lipa. Ammiriamo le opere di Svetlana Boym e i sogni di Fitzgerald. Siamo la generazione che siamo, in questo vuoto presente, e vogliamo ritornare ad abitare il nostro futuro“.
Nel 2024 la versione degli organizzatori è questa: “Quest’anno non ci sarà nessun Disorder. Quest’anno. Non scendere a compromessi politici e rimanere integri, a favoritismi economici e a fondi ipotetici, ad amicizie deleterie ed elettive, a suoni e mondi che non ci appartengono più e che forse non ci sono mai appartenuti. Siamo stanchi e vorremmo mollare, ma rimaniamo. Siamo solo in sospensione. Ragionare sul tempo e sul suo valore, sul nostro futuro, sul nostro passato, su quello che è stato e su quello che sarà. Siamo ancora distanti“.
Pessoa Luna Park è un progetto culturale itinerante che coniuga in maniera del tutto inedita tre temi fondamentali: ecologia, innovazione e promozione culturale. Sulla scia dei programmi di riqualificazione urbana presenti nelle maggiori capitali europee, il progetto consiste nella realizzazione di uno spazio temporaneo all’aperto: un luna park urbano rivolto principalmente ai millennial. Un lavoro un po’ vagabondo – ma profondamente radicato a Napoli – che va avanti oramai da più di 5 anni. Anni interrotti da questo comunicato: “Dopo lunghi mesi di progettazione e lavoro per tornare più belle e freak del solito, più luccicanti e più incisive che mai, siamo costrette a comunicarvi che questa estate il Pessoa Luna Park non riaprirà le sue porte a Napoli per ragioni che non dipendono da noi e che abbiamo sperato di poter superare fino all’altro ieri“
Poi c’era il Bellissimo Festival, un evento immerso nella musica, nella danza, senza interruzioni guardando la bellissima costiera. “Bellissimo ti connette con te stesso e con il mare che circonda Cetara, con la sua ampia varietà di attività come lezioni di Yoga e Meditazione, Kitesurf, Windsurf, Surf e Sup, oltre a un tour in kayak, una grande opportunità per esplorare Cetara da una prospettiva unica“. Anche in questo caso, l’evento non si farà nel 2024. Un evento che già l’anno scorso ha avuto problematiche dettate dal clima impervio. Lo Sponzfest di Vinicio Capossela rappresenta una ricchezza per la comunità irpina, per la valenza culturale di cui si carica, trasformando Calitri e i comuni vicini in un laboratorio culturale, un centro propulsore di idee e la forte ricaduta economica della rassegna. Sponzfest è tra le manifestazioni diventate simbolo dell’estate irpina, tra le poche capaci di richiamare un pubblico proveniente anche da fuori regione. Stesso destino maledetto: l’evento è saltato.
Questi a mio parere sono segnali preoccupanti circa lo stato di salute dei festival qui in Campania. Vero è che molti altri stanno nascendo con successo ed effetti positivi sulle comunità. Ma il dato di fatto è che la crisi dei festival musicali e artistici in Campania rappresenta una profonda ferita nel tessuto culturale della regione, riflettendo una situazione critica che merita una seria riflessione. La difficoltà principale risiede senza dubbio nella congiuntura economica sfavorevole che sta soffocando sia le realtà indipendenti che quelle supportate da fondi pubblici o privati.
Per molte organizzazioni indipendenti, ad esempio, i costi di produzione e gestione di un evento sono diventati insostenibili. Affitti, attrezzature, compensi per artisti e tecnici, nonché le spese legate alla sicurezza e alla logistica, rappresentano voci di bilancio sempre più onerose. In un contesto di crescente inflazione e di ridotta capacità di spesa del pubblico, anche il prezzo dei biglietti non può essere aumentato troppo, pena l’esclusione di una parte significativa del potenziale pubblico.
La riduzione dei fondi pubblici per la cultura, conseguenza di politiche di austerità e di una percezione spesso miope del valore economico e sociale della cultura, ha aggravato ulteriormente la situazione. Negli ultimi anni, il MiBAC ha visto una riduzione del proprio budget, come riportato da vari articoli e relazioni ufficiali. Un esempio è il bilancio del MiBAC stesso, che mostra una fluttuazione dei fondi disponibili. Molti festival si affidavano a finanziamenti regionali o comunali che, in tempi di tagli di bilancio, sono spesso i primi a essere sacrificati. Inoltre, le procedure burocratiche per l’accesso a tali fondi sono spesso complesse e disincentivanti.
Un altro aspetto critico riguarda le difficoltà logistiche e organizzative. L’organizzazione di eventi live richiede permessi, autorizzazioni e una gestione efficace della sicurezza. Questi aspetti, se non adeguatamente supportati dalle istituzioni locali, possono diventare ostacoli insormontabili per le piccole realtà. A ciò si aggiunge un generale disinteresse o una scarsa sensibilità verso la cultura musicale e artistica da parte di alcune amministrazioni locali, che vedono questi eventi più come una fonte di disturbo che come un’opportunità di crescita e sviluppo per il territorio. La mancanza di visione strategica e di una politica culturale integrata priva i festival di quel sostegno istituzionale necessario per superare le difficoltà contingenti.
La crisi dei festival in Campania non è solo economica, ma anche sociale e culturale. La chiusura o la riduzione della programmazione di questi eventi significa perdere spazi di aggregazione, formazione e intrattenimento di qualità, con ripercussioni negative sul tessuto sociale e sulla qualità della vita. I festival sono momenti di condivisione, crescita e valorizzazione del patrimonio culturale locale; la loro crisi è una perdita per l’intera comunità.
Servono politiche culturali lungimiranti, un sostegno economico adeguato e un impegno concreto a semplificare le procedure burocratiche. Tante parole belle, ma poco accompagnate dalla realizzazione di queste ultime. Il sentore è di sbattere ogni volta si ha in qualche modo a che fare con la macchina burocratica e politica di questo Paese: istituzioni che usano la cultura come mezzo elettorale, lasciando poi le buone idee annegare nel mare del “poi si vede”.
È il momento di un cambio di rotta deciso, di un impegno concreto e di una visione strategica che rilanci la cultura come pilastro fondamentale della nostra comunità. Le istituzioni devono riconoscere che investire nella cultura non è un lusso, ma una necessità fondamentale per il progresso e il benessere della società. Questa è una situazione di grave incertezza che sta colpendo il panorama culturale della Campania.
Cominciano adesso a sentirsi con forza gli effetti del blocco dei fondi per lo sviluppo e la coesione. Una situazione che appare ancora lontana dalla soluzione, malgrado la vittoria della Campania al Consiglio di Stato nel maggio scorso facesse sperare nella possibilità di un rapido accordo con la regione sui circa 6 miliardi di fondi destinati alla Campania e bloccati da un anno.
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