
Nell’era dei social media gli standard estetici irrealistici sono la norma e la pressione di essere perfetti soprattutto nel fisico è più alta che mai. Proprio per questo negli ultimi anni abbiamo assistito all’ascesa dei fitness influencers, personalità online che promuovono diete o stili di vita che assicurano il fisico da “instagram” tanto agognato.
Il nuovo motto preferito di TikTok è “niente ha un sapore così buono come la sensazione di essere magra”, reso celebre dalla modella Kate Moss. Insomma, la glorificazione della magrezza estrema, il cosiddetto heroin chic popolare negli anni 2000, sta tornando in auge e con essa la demonizzazione del cibo e la normalizzazione della fame. Il ritorno di questa cultura non è un caso, è la risposta estrema e aggressiva al movimento di “body positività” (positività del corpo). La premessa di questo movimento è indiscutibilmente valida: tutti i corpi meritano rispetto. Tuttavia, questa narrazione inclusiva si è velocemente radicalizzata e ha mostrato il suo lato controverso. Si è generato un clima in cui ogni critica o tentativo di promuovere uno stile di vita salutare viene interpretato come grassofobia ed il desiderio di perdere peso diventa un vero tabù. Questo contesto ha permesso il ritorno di fitness influencer radicali la cui popolarità è cresciuta rapidamente perché si sono presentati come “gli unici ad avere il coraggio di dire la verità sul peso”, ponendosi in aperta rottura con il movimento body positive. Il problema risiede nel fatto che queste influencer non promuovono una perdita di peso salutare, ma una grave denutrizione accompagnata ad un allenamento estremo fino all’anoressia nervosa.
In netto contrasto, troviamo la cultura del “mukbang“, video in cui influencers si abbuffano pubblicamente con cibo ultra-processato. Il termine “mukbang” deriva dalla fusione di due parole coreane: “muk-ja”, che significa “mangiare”, e “bang-song”, che significa “trasmissione”. Il fenomeno, nato in Corea del Sud intorno al 2010, consiste in video o livestream in cui una persona mangia interagendo in tempo reale con gli spettatori. Inizialmente, il mukbang rispondeva al bisogno di compagnia durante i pasti; tuttavia, col tempo, i mukbanger (i creatori di mukbang) hanno iniziato a spingersi verso l’estremo arrivando perfino a consumare 10000 kcal per video. Questo tipo di video promuove un altro tipo di disturbo alimentare meno conosciuto: il disturbo da alimentazione incontrollata (binge eating disorder). Questo disordine alimentare porta al consumo di grandi quantità di cibo in brevi periodi per far fronte ad emozioni negative come ansia, tristezza o solitudine. Il binge eating disorder porta spesso a un aumento di peso significativo e, nel lungo termine, a obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e apnea del sonno.
Il risultato è un ecosistema digitale in cui si alternano due estremi tossici: l’apologia della fame e la celebrazione dell’eccesso. In mezzo a questi poli opposti, molte persone cadono nel ciclo di digiuno e abbuffate, il cosiddetto “yo-yo dieting”—ovvero perdere peso, riacquistarlo, e ricominciare da capo. Questo andamento può causare danni metabolici seri aumentando il rischio di malattie cardiache ed in oltre mettendo a dura prova la salute mentale.
Per contrastare l’aumento dei disturbi alimentari è necessaria una visione più equilibrata della salute: accettare la diversità dei corpi senza però glorificare condizioni rischiose. Il movimento per il body positive ha portato benefici importanti, ma non deve giustificare stili di vita che mettono a rischio la salute. Dobbiamo restituire alle nuove generazioni la possibilità di costruire un rapporto sano con se stesse e con il proprio corpo, libere dall’illusione che il proprio valore dipenda dal numero sulla bilancia o dalla taglia dei jeans. Oggi promuovere l’equilibrio è il vero atto rivoluzionario.
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