
L’Italia detiene il 70% dell’intero patrimonio culturale mondiale. Tra i giovani sono sempre più apprezzati gli spazi dedicati alla cultura, in particolar modo alla storia e ai classici latini e greci. Alberto Angela riesce a tenere incollati davanti alla TV milioni di spettatori. Ma ci sono due outsider: Alessandro Barbero, storico e scrittore, già docente all’Università di Torino; ed Edoardo Prati, ventenne riminese, studente di Lettere classiche all’Università di Bologna. Ne abbiamo parlato con Angelo Romeo, professore associato di Sociologia dei processi culturali all’Università Guglielmo Marconi di Roma che si occupa di giovani e comunicazione digitale. È anche il fondatore di “Missione Solidarietà”.
«Credo che uno dei motivi per cui Alessandro Barbero faccia il tutto pieno nei teatri o ascolti altissimi in televisione, sia ascrivibile alla capacità di riuscire a trasferire l’evento storico del passato dandogli una lettura in una modalità narrativa al passo con i tempi. Barbero racconta i fatti del passato come se fossero avvenuti ieri, narrando l’evento particolare dentro la storia generale, con un linguaggio veloce, veloce come sono i giovani di oggi, i nativi digitali, a volte in una narrazione che, lungi dall’annoiare, risulta anche divertente».
«Edoardo Prati ha una grande capacità di utilizzare i nuovi mezzi per trasferire la cultura e questo è veramente importante perché spesso siamo abituati ad associare i social alle cose futili. Egli utilizza le potenzialità di un giovane per raccontare la letteratura e la poesia. Questa cosa è interessante perché significa che i giovani di oggi non sono solo attenti alla banalità. Gli strumenti digitali possono offrire una rivalutazione di tutti quegli elementi che a scuola spesso venivano fatti passare per noiosi. I giovani di oggi vogliono riscoprire la bellezza del passato e della cultura, che nell’epoca digitale rischia purtroppo di essere sepolta, e lo fanno con nuove metodologie. Ritengo che il suo successo dato dai milioni di follower abbia già aperto la fase di un nuovo umanesimo, un umanesimo digitale nel quale c’è il confronto tra saperi».
«Il fatto che nell’ultimo anno scolastico siano aumentate le iscrizioni ai licei significa che viviamo in un’epoca che, pur essendo fortemente digitalizzata, offre ancora la voglia di voler riscoprire le proprie origini. Il liceo offre una formazione diversa, proponendo competenze e vedute che forse altri istituti non danno. È vero che il digitale ci dà tutto, risolve i problemi di viaggio, di mobilità, di comunicazione immediata con le altre parti del mondo, però spesso la tecnologia non riesce a risolvere la mancanza di approfondimento. Quando ci avviciniamo ai classici latini e greci ci rendiamo conto di quanta bellezza ci sia ancora in quel sapere e che non è un sapere passato».
«Credo proprio di sì, e lo si può constatare quando, in contesti in cui si è vissuto un momento difficile di crisi occupazionale, l’organizzazione di momenti di condivisione culturale sia particolarmente apprezzata. Io vivo a Roma e spesso si organizzano proiezioni di film del passato visti e stravisti, che spopolano comunque. Attraverso la cultura si ricostruisce un po’ quello stare insieme che abbiamo perso. Penso a come, durante la Notte dei musei o la Notte delle arti, la gente approfitti per rivedere capolavori del passato. La cultura diventa, proprio in quelle occasioni, il collante di una fragilità sociale che stiamo vivendo in un momento di grande crisi valoriale».
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