
Una pugile italiana, Angela Carini, portata ad uno stress psicologico tale da non permetterle di giocarsi una sfida olimpica; una pugile algerina, Imane Khelif, messa alla gogna mondiale e vittima di un insensibile dibattito sulle sue parti intime. Tutto perché la politica non può esimersi dallo sfruttare le sue ingenti risorse finanziarie per utilizzare i mass media in modo immorale e disonesto, al fine di costruire consenso sulle sue idee ripugnanti.
Imane khelif è al centro delle polemiche dall’inizio di questa olimpiade, perché parrebbe essere un uomo che gareggia con le donne. Almeno questo è ciò che si evince dai media rimbalzati nei profili dei maggiori politici conservatori in questi giorni. E allora giù di retorica della dittatura dell’ideologia gender e dei poteri forti che vogliono toglierci la nostra identità e allontanarci dalla via maestra di come la natura e dio ci ha fatti. I giornali più intellettualmente disonesti parlano di pugile trans, quelli più intelligenti evitano di di dirlo ma usano espressioni ambigue parlando di una pugile con “una forza diversa da quella di una persona nata donna” come se per lei non fosse così.
Il tema degli atleti transgender nelle competizioni sportive è un tema obiettivamente complesso, ma in questa specifica fattispecie di complesso non vi è quasi nulla. Imane Khelif, infatti, non è un’atleta trans, come Salvini e compagnia bella hanno voluto far credere. Ha invece sempre partecipato fin da piccola nelle categorie femminili, vincendo e soprattutto perdendo incontri, e fino all’anno scorso non c’era alcun dibattito sul suo genere.
Nei mondiali di pugilato del 2023 di Nuova Delhi, però, la pugile viene esclusa proprio in finale perché, secondo quanto affermato da Umar Kremlev, amico fedele di Putin e vicino alle sue idee tradizionaliste, presidente dell’International Boxing Association (IBA) – distintasi per corruzione e mancata trasparenza fiscale – un non meglio specificato “recognised test” – mai reso pubblico – aveva mostrato che Khelif possedeva cromosomi XY e che “stava cercando di ingannare le sue colleghe e fingersi donna“. Imane aveva affermato che la squalifica era una cospirazione per impedire ad una pugile algerina di vincere.
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha poi proibito all’IBA di organizzare le competizioni di pugilato di Parigi 2024, a causa di precedenti problemi di governance e scandali sugli arbitraggi, cosicché si è assunto esso stesso la responsabilità del torneo olimpico, usando un diverso insieme di regole basate su quelle delle precedenti edizioni, ovvero, come da prassi dal 2011, sul livello di testosterone. L’unica verità di questa storia, infatti, è che Imane Khelif è una donna iperandrogina, che presenta, cioè, un livello di ormoni maschili superiori alla norma. Il CIO ha così autorizzato Khelif a competere secondo questi criteri, affermando che rispettava “l’idoneità e le norme di ammissione alla competizione, nonché tutte le norme mediche applicabili”.
L’adeguatezza o meno di questi criteri non è tema di questo articolo, per questo rimandiamo ad altri. Il centro del nostro discorso è un altro, ovvero la strumentalizzazione di tutto ciò.
Una precisazione tecnica è d’obbligo: la genetica non è, di base, un’arma impari. Tantissimi sportivi nella storia hanno legittimamente sfruttato talvolta le loro anomalia genetiche in funzione del loro settore.
È noto che molti cestisti abbiano sfruttato gli sviluppi anomali del proprio fisico per avere vantaggi in uno sport dove l’altezza è una delle componenti fondamentali. Tuttavia, nessuno ha gridato allo scandalo, e anzi è stato oggetto di simpatici meme, quando abbiamo visto la foto di queste olimpiadi del cestista giapponese Togashi di 1.67 metri che marcava Victor Wembanyama, che misura 2,24 metri. Un ex calciatore del Napoli, Walter Gargano, aveva un cuore leggermente più grande della norma, ed era famoso infatti per avere molto fiato. Il nostro Marco Pantani aveva, di base, un tasso dell’ematocrito – percentuale di globuli rossi nel sangue – molto alto, e questo, al netto di possibili attività di doping o complotti vari – non è questa la sede per parlarne – permetteva al pirata di avere una resistenza fisica molto più alta di altri.
Fare virtù delle eventuali alterazioni genetiche per le proprie prestazioni sportive sembra essere una prassi assodata, eppure destano l’alterazione e la mobilitazione dell’opinione pubblica solo quando queste si possono prestare facilmente alla strumentalizzazione mediatica funzionale a sbraitare la propria ideologia reazionaria e conservatrice.
Ricapitolando, la pugile Imane Khelif, una donna che presenta caratteri androgeni al limite del regolamento, ma rientranti e quindi legittimi, ha fronteggiato la nostra Angela Carini. Quest’ultima dopo soli 46 secondi e un paio di colpi subiti ha deciso di ritirarsi dall’incontro al grido – reiterato – di “è ingiusto!” come se si fosse trovata davanti la forza fisica di Mike Tyson. Eppure, guardando la carriera di Khelif non sembrava un match tanto impari, o addirittura “pericoloso”. Imane è uscita ai quarti nella scorsa olimpiade, e non ha esattamente il palmarès di Rocky Marciano.
L’impressione, nel migliore dei casi, è che Carini sia stata vittima delle enormi voci di questi giorni, che le hanno causato tale carico di pressione da crollare dopo pochi secondi. La peggiore delle ipotesi sarebbe che la pugile italiana si sia sottomessa al teatrino ideologico venuto a galla e abbia messo in scena una pagliacciata al fine di esibire una inesistente ingiustizia.
Da oggi i personaggi nazionali e internazionali più marcatamente reazionari come Matteo Salvini, il ministro Roccella, fino ad arrivare ad Elon Musk e J.K. Rowling, si sono espressi contro l’incredibile scandalo di una donna troppo forte per le altre donne. La maggior parte di questi parlano di “un uomo che lotta contro le donne” dimostrando una corruzione mentale che, però, dovrà pur avere un limite etico.
Perché è proprio l’etica la componente più scabrosa di tutta questa questione. Qui si parla di una persona, messa alla gogna mediatica da giorni, per una polemica nata quasi dal nulla, che però era utile per fare qualche voto in più. Una persona insultata pesantemente in ogni dove – basta guardare i commenti sui post e video dell’incontro – da persone plagiate dalla creazione di un complotto infondato. Una persona che voleva solo competere nel suo sport preferito, e che finisce ad assistere impotente al dibattito mondiale su quali organi genitali possegga.
Quanto avanti dobbiamo andare col giocare con le vite delle persone, per scopi puramente politici? La politica della rappresentanza, del potere delegato, è per forza sinonimo di un potere sfruttato per plagiare le menti del popolo con l’utilizzo dei mass media? Davvero non c’è un limite etico alla distruzione della vita di una persona per interessi personali? La risposta, da quello che vediamo oggi, è affermativa.
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