
Intraprendere la propria professione in modo etico. Per molti è un’utopia, letteralmente significa anteporre valori e ideali prima del puro guadagno economico. Oggi sembrerebbe pazzia guadagnare di meno per tenere integri i principi della professione, eppure è la scelta che ogni giorno fa l’avvocato Victor Gatto.
Lo studio dell’avv. Gatto si occupa di tutela legale per le vittime delle inefficienze della sanità o cosiddetta malasanità, spesso affrontando capitoli delicati che toccano la sensibilità più intima delle persone. Ci sono familiari che chiedono giustizia per un familiare deceduto a seguito di un errore in sala operatoria, oppure per inefficienze o omissioni in ambito sanitario sia pubblico che privato.
«Provengo da una famiglia di medici, so bene che nessuno commette intenzionalmente un errore su un paziente. Quando accadono episodi ai danni dei pazienti in genere c’è una commistione di cause, ma è assolutamente necessario tutelare chi ha subìto il danno» spiega l’avv. Gatto. Il suo studio si avvale di un’équipe di medici per un’assistenza h24, che comprende consulti medici per affrontare al meglio il percorso legale. L’avv. Gatto porta con sé l’esperienza di 27 anni complessivi tra pratica e professione; avvocato dal 2002.
Con lui abbiamo parlato della professione e dell’impegno posto in tutela di tutti coloro che hanno subito ingiustizie all’interno del sistema sanitario.
«Gli avvocati vengono sempre visti come quelli che riescono a tirarti fuori da una situazione di impaccio con metodi di ogni genere: professionali, paraprofessionali o poco professionali. A me ha sempre dato fastidio quella considerazione che gli avvocati fossero persone da cui guardarsi, per me l’avvocato deve accompagnare il cliente (paziente nel mio caso) a cercare la soluzione migliore nel suo interesse, non nell’interesse del legale. Significa non “fare causa a tutti i costi”, ma valutare singolarmente ogni caso sempre nell’interesse della persona. Il mio studio opera con eticità perché intraprende un percorso giudiziale solo quando si deve, porta avanti le battaglie fino in fondo quando sono giuste, ma non si lancia in procedimenti altamente rischiosi per il mero scopo del guadagno».
«Partiamo col dire che malasanità è un termine non corretto perché il termine giusto è “responsabilità professionale in am-bito sanitario” o “responsabilità sanitaria”, quindi chi si ritiene vittima non solo ha dei risvolti negativi in ambito fisico, ma ha dei risvolti negativi anche nella conduzione della sua vita. E soprattutto è sempre accompagnato dal dubbio di dover agire, andando contro grandi cliniche private o il professore dal nome importante. Oltre a ciò, c’è il dubbio nell’affrontare spese e anni di giudizio. Per questo bisogna accompagnare chi vive un momento così delicato, senza approfittarne».
«Difettiamo nelle strutture e infatti è lì che si insidia la problematica. Oppure ci sono casi in cui il personale non è adeguatamente formato per gestire determinate situazioni o casi di criticità. Il 40-50% dei casi di responsabilità sanitaria che ci arrivano ri-guarda le infezioni nosocomiali. Per queste operiamo esaminan-do in primis le evidenze scientifiche, insieme alla corrispondenza cronologica e topografica. Verifichiamo il periodo di incubazione del batterio o virus, per determinare sempre con più accuratezza se si tratti di una delle tipologie che possono trovarsi nelle sale operatorie. È un lavoro che svolgiamo meticolosamente».
«Ho uno staff di medici legali che collaborano con il mio studio praticamente 24/h. All’interno dello studio svolgiamo le visite mediche per valutare appunto qual è il danno che hanno subito, anzi “il maggior danno”»
«Chi si rivolge alla sanità ha già un problema (quindi ha già un danno biologico). Ciò che è risarcibile è la differenza tra l’esito atteso e quanto “in più” determinato dall’errore, quindi: il maggior danno causato. Quando un cliente viene da noi, si affida e viene portato fino al risarcimento, ma non tutte le situazioni sono generate da responsabilità medica professionale. Ciò comporta che, su dieci casi, i giudizi da intraprendere sono uno o due, in tutti gli altri non si configurano situazioni risarcibili. Attenzione: non per l’importanza del caso, ma perché spesso l’errore non necessariamente porta a una conseguenza risarcitoria e noi preferiamo non creare false aspettative. In virtù di ciò tutta la fase di analisi della documentazione, che è la fase che richiede maggior sforzo, la facciamo gratuitamente perché dobbiamo essere liberi di poter dire “questa causa non è da sostenere”».
«Partiamo da una premessa: i termini prescrizionali per le vittime della “malasanità” sono di 5 anni per i familiari dei defunti e 10 anni per coloro che hanno subito personalmente un torto. Passato il termine non è più possibile agire. Togliersi qualsiasi dubbio senza rischiare di convivere per sempre con il “tarlo di non aver fatto abbastanza”, non ha prezzo. Oltre ciò, tengo a fare un invito: rivolgetevi a professionisti di cui si conosce il volto, non società che promettono risarcimenti sicuri. In questi casi non si è più ma-lati o vittime, ma si diventa solo un numero. Indipendentemente dallo studio legale, rivolgetevi a professionisti con i quali potete avere un contatto, professionisti reali che sentono dentro le sfide da condurre insieme».
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...