
Uno dei problemi del giornalismo italiano è che, spesso, avanza la pretesa di spiegare fenomeni complessi ricorrendo all’utilizzo di poche, inflazionate formule. Uno dei esempi più significativi è la dinamica del “branco”. Alla luce di molti avvenimenti recenti, che hanno coinvolto soprattutto ragazzi minorenni, la narrazione più diffusa è stata quella del “branco”.
Secondo l’analisi di Stefano Nazzi nel podcast Indagini, questa dinamica implica un processo di de-individualizzazione in cui le colpe di un’azione vengono percepite come collettive, diminuendo e rendendo la responsabilità individuale più “sopportabile”. Ciò che emerge dalla psicologia è che questo fenomeno interessa particolarmente i gruppi di adolescenti in condizioni di disagio. Attraverso un vero e proprio contagio emotivo, i ragazzi sono disposti a compiere azioni oltre la propria morale pur di sentirsi appartenenti alla stessa comunità.
Francesco Calderoni, professore di Criminologia dell’Università Cattolica di Milano, nota che il termine “branco” viene utilizzato solo in Italia. Va dunque analizzato per comprendere meglio come l’immaginario nazionale rappresenta i propri accadimenti di cronaca. Un elemento comune, ad esempio, è la presenza di un leader ma soprattutto il fatto che queste dinamiche esistono in modo slegato dalle caratteristiche dei singoli che compongono il branco.
Ancora, un contributo sulle dinamiche del branco che si verificano nei tristi casi di cronaca odierna è offerto da Flaminia Bolzano, psicologa clinica e forense. Cosa accade a una persona nel commettere un’azione collettiva? Si assiste ad una de-responsabilizzazione, ossia nel momento in cui una decisione è condivisa tra più persona si perde il senso della responsabilità individuale. Nessuno degli agenti, da solo, probabilmente, si spingerebbe oltre un certo limite, ma il fatto di poter agire nell’ambito di una collettività permette di distaccarsi dalle potenziali colpe.
Matilde Perego, studentessa dell’Università di Bath, parla infine della devianza giovanile. Questo fenomeno sta assumendo sempre più rilevanza in tempi recenti: circa il 60% dei crimini compiuti da minorenni è compiuto in gruppo. Origina sia da condizioni individuali come una fragilità psicologica, impulsività e utilizzo di alcool e droghe, ma anche da condizioni socio-economiche, come la carenza di legami familiari, abbandono scolastico e povertà. L’unione di questi fattori possono portare ad un’emarginazione sociale che in una fase come l’adolescenza, intrinsecamente complessa, trova risposta nella dinamica del branco. Proprio qui, gli adolescenti trovano l’accettazione e la validazione che non trovano, invece, altrove.
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