
È diventato un caso nazionale quello documentato dalla docu-inchiesta “Una Brusca faccenda” di Roberto Disma e Sara Cozzi, che ha posto degli interrogativi importanti sulla gestione dei beni confiscati a Cosa Nostra in Sicilia e sulle vicende che hanno fatto da cornice al pentimento del boss di San Giuseppe Jato, Giovanni Brusca.
La video inchiesta di 70 minuti pubblicata dal neonato progetto “Lamia” ha segnalato come l’Hotel Garibaldi, uno dei principali alberghi di Palermo, di cui una parte in passato confiscata alla famiglia di imprenditori Sbeglia (in odor di mafia), sarebbe stato dato in locazione, col beneplacito della Procura e della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, a Giorgio Cristiano, il nipote della ormai ex moglie del boss Giovanni Brusca, braccio della strage di Capaci, da poco libero in quanto collaboratore di giustizia.
L’inchiesta, nata nel 2024 fra le mura dell’emittente televisiva Telejato, e successivamente portata a termine da Disma e Cozzi con con una ricostruzione ampia e inedita della rete di affari della famiglia Cristiano, ha posto in essere anche la questione riguardante il famigerato pentimento di Brusca, che negli anni ha sollevato non pochi subbi rispetto alla fattività delle dichiarazioni e dell’apporto reale dato alle indagini dall’ex boss, ma soprattutto riguardo la consistenza del suo patrimonio, che dalle informazioni raccolte, pare essere rimasto completamente intatto fino alla scarcerazione nel giugno 2025.
A seguito della pubblicazione della docu-inchiesta sul canale Youtube “Lamia” (non solo il nome di una figura mitologica, ma una sigla, che sta per lotta autonoma meridionalista intersezionale antimafia) il servizio ha riscosso non poco successo, venendo ripreso da diverse testate a livello nazionale, tra le quali Fanpage.it, che sembra però se ne sia attribuita la paternità, citando solo a margine dell’articolo online il lavoro di Disma e Cozzi, senza farne riferimento nella ricostruzione video pubblicata sui social. A tali eventi hanno fatto seguito manifestazioni di solidarietà da parte di diverse testate giornalistiche e realtà antimafiose come Wikimafia, e un comunicato stampa da parte degli autori dell’inchiesta in cui sono state chiarite le dinamiche della controversia.
Come hanno più volte segnalato gli stessi Disma e Cozzi, gli intrecci evidenziati nell’ambito della ricostruzione su Cristiano e Brusca, non sono tese a costituire un giudizio nei confronti nell’imprenditore siciliano, ma a segnalare dei fatti, da chiunque verificabili, che non sembrano però essere stati presi in considerazione in passato dalle autorità competenti. L’inchiesta ha colpito l’interesse dell’opinione pubblica tanto da portare all’interesse sulla vicenda da parte della commissione parlamentare antimafia. Un esempio di giornalismo che non si pone al di sopra dell’autorità giudiziaria, ma che ha sollevato interrogativi seri cercando risposte dalle istituzioni quando il loro operato non appare del tutto trasparente.
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