
Nel complesso di eventi per celebrare gli 800 anni della Federico II, nella mattinata del 22 marzo Massimo Recalcati, psicoanalista e professore di Psicologia dinamica, ha tenuto una lectio circa il rapporto tra la nuova generazione e la figura del padre.
Dopo i consueti saluti e ringraziamenti del rettore e della prorettrice, e dopo l’intervento di due alunni dell’Istituto tecnico industriale Galileo Ferraris, il Prof. Recalcati si esprime circa la natura della celebrazione e ciò che deve significare: «Quando vi è una celebrazione c’è di conseguenza un tempo dell’origine e, solitamente, vi è il rischio che allontanandosi dal tempo dell’origine, degradiamo la spinta vitale tipica dell’inizio. Questo accade con un matrimonio, con un partito, con la vita professionale di un prof, e con un’istituzione come la Federico II». Ciò che bisogna, invece, celebrare, afferma Recalcati, «è un nuovo inizio: quando un qualcosa nasce non smette di iniziare, ma si continua».
L’eredità non corrisponde a continuare e conservare l’origine, piuttosto a perpetuamente continuare a nascere e a segnare sempre un nuovo inizio. Cita, infatti, Hannah Arendt sostenendo che “gli esseri umani non sono fatti per morire, ma per nascere innumerevoli e infinite volte”.
L’incontro della Federico II è stato chiamato “Generazione Telemaco”, proprio perché all’interno della lectio il prof. di Psicologia dinamica ha trattato il contrasto tra la figura del giovane del passato, edipico, trasgressore, e la figura del giovane iper moderno, telemaico, angosciato dall’assenza di una legge da trasgredire.
Il padre pre-rivoluzione del 68’ e del 77’ è un padre-padrone, patriarcale, che può essere identificato solo come l’uomo di mezza età: è un padre autoritario di cui la parola è dogma e legge da non mettere in discussione. L’emblema, perciò, è il rapporto tra Laio e Edipo: l’atteggiamento di questo giovane è trasgredire e in alcuni casi vergognarsi di aver trasgredito.
Il padre, invece, della contemporaneità è un non-padre, di cui la parola non ha un peso e non rappresenta una guida per il nuovo giovane, per le nuove generazioni. L’emblema è, dunque, il rapporto tra Ulisse e Telemaco: un padre assente e un figlio che in alcuni casi si ritira in sé stesso, si “introspettisce” e si rinchiude nella sua interiorità, in altri casi intraprende un viaggio per ritrovare la figura del padre.
Recalcati, quindi, conclude teorizzando la necessità di una nuova figura attorno al concetto di padre: «Padre non deve essere più il padre-padrone, bensì padre-testimone: il padre è il soggetto, di genere femminile o maschile che sia, o l’oggetto, un libro ad esempio, il cui incontro testimonia che un senso al marasma della disordinatissima vita può esserci».
Si abbandona così il padre e la società che impone al giovane la sua parola, per accogliere il padre e la società che accompagna il giovane nel suo viaggio.
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