
In Arca Russa, il regista Aleksandr Sokurov ha tentato di raccontare la storia della Russia. Per farlo, sceglie di utilizzare il punto di vista del suo protagonista e di farlo guidare dal Marchese di Custine nel museo dell’Ermitage di San Pietroburgo, mentre situazioni oniriche e personaggi deliranti entrano ed escono rapidamente. Le ultime notizie sulla guerra in Ucraina mi hanno dato lo stesso senso di straniamento e derealizzazione del bellissimo film di Sokurov. Le cose sembrano muoversi troppo velocemente, senza alcun senso, ideate da uno sceneggiatore sadico che non è possibile controllare.
Nelle ultime settimane abbiamo visto: una rivolta guidata da un mercenario sanguinario, seguita da un apparente perdono e dalla sua misteriosa morte; casi di corruzione ai vertici del governo ucraino e la sostituzione del ministro della Difesa senza chiarirne i motivi; il fallimento delle trattative per il rinnovo dell’accordo che permetteva il passaggio del grano da e verso l’Ucraina sfruttando il Mar Nero e il tentativo di trovare una soluzione.
Sono solo le ultime vicende di quelle che potrebbero apparire come capitoli di un romanzo, ma che sono in realtà tragici capitoli di storia moderna che cercheremo di comprendere.
23 giugno, Prigozhin e il gruppo Wagner insorgono e marciano verso Mosca. Prima della “marcia della giustizia” dei mercenari, Prigozhin aveva accusato, sul canale Telegram della Wagner, il ministro della Difesa, Sergej Šojgu, e il capo di Stato maggiore, Valerij Gerasimov, del mancato arrivo di armamenti e di presunti bombardamenti russi verso il gruppo Wagner stesso. Dopo ore di tensione nelle quali i mercenari erano riusciti a prendere Rostov senza incontrare alcuna resistenza e a dirigersi verso Mosca (non si sa bene con quali intenzioni), viene annunciato un accordo con Prigozhin. Questi sarebbe stato mandato in Bielorussia e sarebbe stato perdonato a patto di ritirare le sue truppe. Molto probabilmente non sapremo mai le promesse fatte a Prigozhin per rinunciare alla rivolta.
23 agosto, nei pressi di Mosca parte un aereo privato intestato a Evgenij Prigozhin con a bordo lui stesso e alcuni grandi esponenti del gruppo Wagner, tra cui Dmitrij Utkin, a quanto pare, vero fondatore del gruppo e capo operativo. Poche ore dopo, l’agenzia di stampa russa TASS annuncia che l’aereo è precipitato nella regione del Tver, pubblicando con inedita celerità e diligenza la lista dei passeggeri ormai deceduti.
Ad oggi non c’è certezza in merito a cosa potrebbe aver causato il crollo del velivolo. Il governo russo ha parlato di “una tragica fatalità” e non ha accusato nessun “nemico esterno”, atteggiamento piuttosto inusuale per i vertici russi che in svariati casi non hanno mancato di accusare interferenze, sopratutto ucraine. Anche dal fronte ucraino non c’è stata alcuna rivendicazione, sono invece partite accuse verso il governo di Putin ritenuto responsabile dell’esplosione. Il gruppo Wagner, tramite il proprio canale Telegram, Grey Zone, ha parlato di un attacco partito dal territorio russo. Dello stesso avviso sembra essere l’ex deputato russo Ilya Ponomaryov, residente da anni in ucraina e oppositore di Putin. Secondo lui, il jet sarebbe stato centrato da due missili S-300 in dotazione al sistema contraereo russo. Per le fonti citate dal New York Times e dal Wall Street Journal l’esplosione sarebbe da attribuire ad un ordigno caricato nel carrello dell’aereo e fatto detonare in volo. Questa ipotesi ad oggi sembrerebbe la più accreditata in quanto compatibile con la dinamica dell’esplosione, della caduta verticale dell’aereo e dei detriti ritrovati.
Anche se non è possibile dire con certezza chi o cosa abbia determinato l’eliminazione degli esponenti wagneriani, si possono fare alcune valutazioni in merito ai risvolti politici e militari che la cosa potrà avere. Dal punto di vista dell’invasione dell’Ucraina, l’impatto dovrebbe essere praticamente nullo. Lo spostamento del gruppo Wagner, prima in Bielorussia e poi in Africa, era già stato riassorbito con una riorganizzazione del fronte di guerra, includendo nelle gerarchie militari alcuni mercenari. Radio Liberty ha parlato di una smobilitazione di circa 2000 membri della Wagner stanziati in Bielorussia e la rimozione di 100 su 273 tende. Non è chiaro cosa accadrà di loro, gli scenari meno probabili sono quelli che parlano di un assorbimento nell’esercito o di rappresaglie. Nei canali Telegram legati al gruppo Wagner si parla di trasferimenti in Africa e tra le ipotesi più consolidate dagli esperti si prevede che altre compagnie private, come quella di Gazprom, la Patriot vicina al ministero della Difesa o la Redut dell’oligarca Gennady Timchenko, stiano procedendo ad un “passaggio di consegne” che potrebbe permettere al Cremlino di mantenere la sua influenza in Africa.
Dal punto di vista politico, Putin ha eliminato la tensione in vista di due importanti appuntamenti elettorali: le competizioni elettorali locali del 10 settembre (tra cui l’elezione del sindaco di Mosca) e le presidenziali del prossimo marzo 2024. I risultati apparivano scontati già prima della morte di Prigozhin e dei suoi uomini, ma adesso non ci sono possibilità di ulteriori scandali per Putin ed i suoi esponenti. Va ricordato che ad oggi non abbiamo alcuna certezza in merito all’eventuale mandante dell’attentato, ma sicuramente la cerchia di Putin ne esce rafforzata nel suo momento di maggior fragilità. Il susseguirsi di probabili eliminazioni di personaggi scomodi per i vertici del governo russo restituiscono un’immagine di uno Stato criminale incredibilmente fragile. Non possiamo affermare con certezza cosa accadrà nei prossimi anni, negli ultimi 35 anni in Russia si è venuta a creare una condizione socio-economica che ha permesso ai centri di poteri di dotarsi di “anticorpi” per sedare le rimostranze nei propri confronti, ma una guerra che rischia di ridurre i cittadini russi in estrema povertà potrebbero avere conseguenze inaspettate.
A febbraio Davyd Arakhamia, uno dei leader del partito del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ha fatto sapere che il ministro della Difesa, Oleksii Reznikov sarebbe stato rimosso dal suo incarico in seguito ad alcune accuse nei confronti del vice ministro della Difesa, Vyacheslav Shapovalov, accusato di aver pagato delle cifre eccessive per le forniture di cibo destinate all’esercito. Inoltre, secondo il giornale ZN.ua, Reznikov avrebbe firmato un contratto con un’azienda turca per la fornitura di circa 5mila divise invernali per l’esercito invernale, pagandole il triplo del prezzo stabilito inizialmente. Secondo il giornale, inoltre, le divise consegnate non sarebbero state realmente divise invernali, ma semplici uniformi mimetiche leggere. Al momento Reznikov non è formalmente accusato di nulla e lo stesso Zelensky ha solo dichiarato “penso che il ministero abbia bisogno di nuovi approcci e di un cambiamento nelle relazioni con l’esercito e con la società nel suo complesso”. Domenica sera il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato la nomina di Rustem Umerov, attualmente capo del Fondo statale ucraino, a nuovo ministro della Difesa
Secondo il Corruption Perceptions Index 2022 dell’ong Transparency International, l’Ucraina ricopre il 116° posto nella classifica che ordina i diversi paesi in base al grado di corruzione valutato da diversi esperti, globalmente è il meccanismo più utilizzato e affidabile per valutare la corruzione di uno Stato. Con un punteggio di 33 su 100 (l’anno prima era di 32 su 100), l’Ucraina è poco sopra Stati come il Gabon o il Messico, reputati paesi esizialmente feriti dalla corruzione, ed è al pari di altri come l’Algeria o El Salvador, che vivono situazioni tragiche e di caos quasi perpetuo. Zelensky, durante la campagna elettorale del 2019, aveva promesso di combattere la corruzione, proposito ribadito anche a gennaio quando una serie di scandali si è abbattuta su importanti funzionari ucraini. Per il presidente Zelensky la battaglia diviene ancora più centrale dal momento che l’Ucraina sta ricevendo importanti sovvenzioni internazionali per combattere l’invasione russa.
La serie di dimissioni di inizio gennaio hanno visto coinvolti, oltre al vice ministro della Difesa Shapovalov, anche: Kyrylo Tymoshenko, vice capo della segreteria del presidente (coinvolto in uno scandalo relativo all’utilizzo a fini privati di auto di lusso fornite dal governo per svolgere incarichi); Oleksiy Symonenko, vice procuratore generale; i governatori regionali di Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia, Kiev, Sumy e Kherson; Ivan Lukeryu e Vyacheslav Negoda, vice ministri per lo Sviluppo e Vitaliy Muzychenko, vice ministro per le Politiche Sociali. Le inchieste sono partite dall’arresto del vice ministro per le Infrastrutture, Vasyl Lozinsky, accusato di aver ricevuto una tangente di 300mila euro per la fornitura di alcuni generatori.
Sabato è stato incriminato per frode e riciclaggio di denaro Igor Kolomoisky, sostenitore di Zelensky nel 2019 e uno dei più importanti e ricchi oligarchi del paese, già proprietario di PrivatBank, la più grande banca dell’Ucraina, nazionalizzata nel 2016. Questi avrebbe riciclato circa 13 milioni di euro portandoli illegalmente all’estero (Kolomoisky rigetta le accuse e si rifiuta di pagare la cauzione fissata a 14 milioni).
La corruzione nella società ucraina è estremamente preoccupante, il dilagare del fenomeno non ha certamente escluso il sistema militare. Ad inizio agosto, Zelensky aveva annunciato la rimozione dei responsabili regionali per il reclutamento militare dell’Ucraina. Le autorità nazionali avevano avviato 112 procedimenti penali nei confronti dei responsabili per il reclutamento, e che 33 persone erano state accusate di vari reati, tra cui corruzione, abuso di potere e frode. Allo stato attuale la situazione non dovrebbe comunque compromettere gli aiuti che l’Ucraina riceve dai propri alleati, ma un’erosione della fiducia internazionale non va sottovalutata per gli anni a venire.
Il 27 luglio 2022 è stato firmato ad Istanbul il Black Sea Grain Initiative, un accordo siglato da Russia e Ucraina, mediato dall’ONU e dalla Turchia, per permettere l’esportazione di grano e fertilizzanti (inclusa l’ammoniaca) attraverso le rotte del Mar Nero. Le navi ucraine potevano partire dai porti di Odessa, Chornomorsk e Yuzhny/Pivdennyi e raggiungevano Istanbul tramite rotte sicure per poi procedere all’esportazione verso Europa, Africa e Medio Oriente. Il Joint Coordination Centre, con al suo interno rappresentanti di Ucraina, Russia, ONU e Turchia, si occupava del rispetto dell’accordo. L’iniziativa venne viste come un “barlume di speranza” per il raggiungimento della pace.
Un anno dopo, il 17 luglio 2023, il portavoce del presidente russo, Dmitri Peskov, annunciava che il Black Sea Grain non sarebbe stato rinnovato, nonostante il tendenziale ottimismo globale e del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, fondamentale in tutte le trattative. L’annuncio di Peskov è arrivato poche ore dopo l’attacco ucraino al Ponte di Crimea. Il portavoce del Cremlino ci ha tenuto a precisare che l’attacco di per sé non avesse nulla a che vedere con il mancato rinnovo dell’accordo, motivando il ritiro della Russia con la mancata attuazione di alcuni termini dell’accordo richiesti come garanzia per il rinnovo. Nemmeno l’incontro del 4 settembre a Sochi tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha sbloccato la situazione. Putin ha dichiarato “non ci sarà nessuna intesa fino a quando l’Occidente non accetterà di facilitare l’export dei prodotti russi”.
Il Black Sea Grain, dall’agosto scorso, ha permesso l’esportazione di circa 36.2 milioni di tonnellate di cibo, più della metà di questo è stato destinato a paesi in via di sviluppo. L’Ucraina è da sempre considerata il “granaio del mondo”, assieme alla Russia copre all’incirca il 30% della produzione di grano mondiale, il 20% di quella di mais e il 75% di quella di olio di semi. In seguito alla pandemia i collegamenti si sono fatti più difficili, con conseguenti aumenti dei prezzi per tutti i paesi importatori. Secondo le Nazioni Unite il costo del cibo è generalmente sceso negli ultimi 12 mesi, merito di buoni raccolti in Brasile e Russia e dell’accordo sul grano in questione, ma alcuni prodotti di primissima necessità come il grano o la frutta (arance in particolare) sono legate a doppio filo all’inflazione. Un aumento dei costi dell’energia comporta una salita dei prezzi vertiginosa: negli Stati Uniti il prezzo del cibo è aumentato dell’8,5% rispetto all’anno precedente; in UE del 19,5%; in Gran Bretagna del 19,2%. Secondo Joseph Glauber, ex capo economista del dipartimento per l’Agricoltura degli Stati Uniti, il 75% dei costi per il consumatore deriva dalle spese che vanno sostenute dopo la coltivazione.
Alcuni paesi di aree generalmente benestanti stanno già affrontando aumenti vertiginosi, in Ungheria l’aumento dei prezzi è stato pari al 45%. Ma sono gli Stati in via di sviluppo ad avere la peggio in questa situazione. Per la FAO, ci sono 45 paesi che hanno bisogno di aiuto e che si trovano in condizioni critiche che rischiano di causare vaste carestie. Il leader del Cremlino ha annunciato che la Russia è vicina alla conclusione di un accordo per fornire grano gratuito a sei paesi africani (Burkina Faso, Zimbabwe, Mali, Somalia, Repubblica Centrafricana ed Eritrea) e che Mosca spedirà un milione di tonnellate di grano a buon mercato in Turchia per la lavorazione e la consegna ai paesi poveri. Erdogan ha confermato che “la Turchia è pronta a fare ciò che è necessario per mandare grano russo ai Paesi africani invia di sviluppo” e si è detto ottimista sulla possibilità di un prossimo accordo per riattivare il corridoio per il grano ucraino.
Al momento la situazione sembra bloccata, le richieste della Russia non incontrano la volontà dell’Unione che sta pensando a soluzioni alternative. L’1 e il 2 settembre un gruppo di esperti della Commissione europea guidato da Michael Hager, si è recato in Romania per trovare una soluzione in concerto a Romania, Moldavia e Ucraina. Il piano sarebbe quello di sfruttare il canale di Sulina e i porti di Costanza e Galați, usando il Danubio per riprendere l’esportazione di circa 4 milioni di tonnellate mensili.
La buona riuscita delle negoziazioni o del piano dell’UE sarà fondamentale per un numero enorme di paesi che rischiano di subire conseguenze catastrofiche. La Russia affronterebbe la responsabilità di aver causato un nuovo Holodomor, ma questa volta verso Stati non direttamente coinvolti nei suoi interessi.
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