
Il teatro è molto più di un semplice palcoscenico; si distingue, infatti, per essere un luogo di incontro, di crescita e di riflessione. Ed è proprio questa concezione che trova una nuova interpretazione ed espressione nell’ambito del progetto “Il teatro e la polis”, lanciato dalla Fondazione partenopea Pio Monte ETS. Un progetto singolare, che promette di trasformare il teatro in uno spazio di comunità e di partecipazione attiva. Attraverso un percorso culturale e formativo, infatti, l’obiettivo è quello di coinvolgere circa 40 giovani, a partire dai 16 anni, in un’esperienza immersiva che valica i confini della mera recitazione, mirando dunque a costruire relazioni significative e a stimolare una nuova coscienza civica.
La presentazione ufficiale del progetto si è tenuta lo scorso 7 aprile 2026 presso la Chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli. Un luogo dall’atmosfera magica, e che adesso, in seguito ad un lungo periodo di abbandono, ritorna a vivere grazie a iniziative come questa. Il laboratorio, guidato dal regista Carlo Cerciello e realizzato in collaborazione con il Teatro Elicantropo, la Fondazione Eduardo De Filippo, la Fondazione TriDama ETS e la Fondazione Napoli C’entro ETS, rappresenta un esempio virtuoso di sinergia tra le diverse istituzioni culturali della città, che attraverso questo progetto sembrano dialogare al fine di raggiungere un unico obiettivo insieme.
A tal proposito, emblematiche sono state le parole del presidente della Fondazione Pio Monte Pier Luigi Rocco, il quale ha voluto porre l’accento sull’intento dell’iniziativa: “Non stiamo presentando una scuola di teatro, ma un laboratorio che si propone di creare una comunità inclusiva“. La differenza è sostanziale; l’obiettivo non è solo formare attori, ma sviluppare negli animi dei partecipanti uno sguardo e un atteggiamento critico in merito alla realtà che li circonda. In altre parole, questo approccio mira a far emergere una nuova “polis” culturale, dove il teatro diviene un mezzo potente per affrontare tematiche di grande attualità, come l’ingiustizia sociale e la marginalità.
La partecipazione al progetto è completamente gratuita, e l’interesse dimostrato dai giovani è stato notevole, con un numero di richieste che ha superato di gran lunga le aspettative iniziali. Il laboratorio si concentrerà principalmente sull’opera “De Pretore Vincenzo” di Eduardo De Filippo: un testo dall’importanza imprescindibile, che affronta questioni delicate, come quelle dell’emarginazione sociale e il desiderio di riscatto. Su questo punto è intervenuto Francesco Somma, della Fondazione De Filippo, il quale ha descritto l’opera come una “favola amara” che riflette la complessità delle relazioni umane e delle ingiustizie sociali. E in un contesto come quello attuale – segnato inevitabilmente da fragilità e crisi di valori, il messaggio di De Filippo risuona con una forza straordinaria, rendendo il laboratorio un’opportunità per i giovani di confrontarsi con temi profondi e significativi.
Ma non è tutto: il laboratorio non si limita affatto a un approccio esclusivamente teorico, prevedendo così anche un percorso pratico che include una serie di esercizi di improvvisazione e un intenso lavoro sul corpo e sulla voce, oltre che un approfondimento del testo. I partecipanti saranno guidati da Cerciello all’interno di un processo di “contagio teatrale”, nell’ambito del quale le esperienze individuali si trasformeranno in un racconto collettivo incredibilmente potente. Un metodo che punta a promuovere non solo la creatività degli attori, ma anche una particolare consapevolezza del proprio lavoro e un certo spirito critico: elementi essenziali, che non possono essere certamente trascurati ai fini della costruzione di una cittadinanza attiva.
Così, in un’epoca in cui le disuguaglianze e le marginalità sono sempre più evidenti, il teatro emerge come uno spazio di accoglienza e possibilità. “Il teatro e la polis” non è solo un semplice laboratorio, ma un’opportunità per i giovani di costruire una nuova visione del mondo, dove l’arte trova ancora una volta la forza per diventare un potente strumento di cambiamento sociale. Concludendo, il progetto rappresenta un passo importante verso la creazione di una comunità più coesa e consapevole, in cui il teatro non è solo un’arte, ma un atto politico e sociale.
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