
Non si può mai condurre con decoro e con perfetta concordia quella famiglia dove la donna non compie scrupolosamente i suoi doveri. La formazione delle giovani italiane nella scuola normale femminile di Capua (secc. XIX-XX). Non è retorica quel “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani”: fu proprio così! E aggiungiamo: fatta l’Italia, bisognava fare anche le italiane, costruire, cioè, quella generazione di donne che incarnassero i valori necessari a condurre una società nuova, nata sulle ceneri dei precedenti stati e delle loro rispettive tradizioni culturali e linguistiche.
Quale mezzo migliore dell’istruzione per formare i cittadini e le cittadine dell’Italia unita? E in effetti l’estensione a tutta la penisola della legge sarda Casati del 1859, che istituiva le scuole cosiddette Normali, destinate alla formazione degli aspiranti maestri e maestre fino alla riforma Gentile del 1923, rispose proprio a questo imperativo. Il corso, di durata triennale, portava al conseguimento al termine del secondo anno dell’abilitazione per insegnare nelle classi “inferiori” (prima e seconda); il completamento del corso di studi abilitava all’insegnamento nelle classi terza e quarta. Le materie del corso di studi erano: religione, morale, pedagogia, lingua italiana, storia nazionale, geografia, aritmetica, geometria, scienze fisiche e naturali, norme elementari di igiene, calligrafia, disegno e canto corale. Nelle scuole femminili si insegnavano, inoltre, i “lavori donneschi”.
È sull’istruzione precipua destinata alle ragazze che vogliamo concentrare la nostra attenzione: in Terra di Lavoro è esistita una scuola normale, fondata nel 1862 e quindi agli albori dell’unità, che si distinse a livello nazionale per il rigore e il successo dell’istruzione impartita alle giovani ragazze che la frequentarono. Parliamo della scuola normale femminile di Capua, della cui attività sono rimaste cospicue tracce negli archivi dell’Amministrazione provinciale, conservati presso l’Archivio di Stato di Caserta. Oltre alla documentazione riguardante la gestione della scuola, le carte restituiscono l’impostazione data ai programmi e, soprattutto, l’impronta morale che si intendeva dare alle nuove generazioni e in particolare a quelle femminili. Le ragazze, infatti, erano ammesse alla scuola dai 15 anni di età, dopo il superamento di un esame di ammissione e dietro esibizione di un attestato di moralità. I programmi, come già detto, si dedicavano alla lingua italiana, alle basi della poetica italiana (sullo sfondo di un’Italia in costruzione), al fare di conto (si riteneva che le maestre, in fondo, non dovessero sapere molto di più di quanto dovevano trasmettere ai propri alunni), all’igiene ed alimentazione di base, al gioco come strumento didattico, ma non omettevano di forgiare anche il sistema di valori morali delle giovani donne, attraverso gli insegnamenti di “lavori donneschi” e di “morale”.
E così, tra i compiti delle alunne della scuola normale di Capua di tardo ‘800/inizi ‘900, capita di leggere temi quali quello riprodotto in questa pagina, la cui traccia, significativamente, è: “Doveri che ha la donna verso la famiglia: bellezza della virtù della rassegnazione, ed esempio stupendo che ce ne dà la bibbia”. Lo svolgimento del compito è un condensato di retorica sulle auspicabili virtù femminili, che si sostanziano nell’essere ubbidiente, amorevole, affettuosa, casta, arrendevole e incline alla rassegnazione, definita, quest’ultima, come la virtù più stupenda che abbellisce la donna. Delimitata nel recinto della famiglia, totalmente dedita alla sua cura e all’allevamento della prole – quella femminile da plasmare a propria immagine e somiglianza – e del marito – a cui conformarsi. Anche se questo non è quale si dovrebbe, con le dolci maniere, procurare di temperarlo, seguendo così diligentemente i suoi doveri e fargli amorevole assistenza, la donna e maestra che usciva dalla scuola normale incarnava così la perfetta nuova italiana.
Quanto è lontana l’immagine di questa donna, veicolata dai programmi e dai materiali didattici della scuola normale ottocentesca, da quella che ancora si insinua nei libri di testo delle nostre scuole? Così lontani, così vicini, purtroppo: la strada per la formazione di giovani donne veramente libere è ancora da percorrere.
di Fortunata Manzi, Direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...