
Negli ultimi giorni è iniziata la fuga da X: l’elezione di Trump ha nuovamente messo in discussione la legittimità del social, come era già successo quando Elon Musk aveva acquistato Twitter nel 2022.
“Pensavo che fosse un luogo di dibattito, adesso è ora che me ne vada, Twitter non è più uno spazio per confrontarsi con onestà” sono le parole di Don Lemon, conduttore della CNN. Si tratta solo di uno dei casi che hanno fatto più risonanza, ma X negli ultimi giorni sta registrando un altissimo numero di account disattivati. Questo gesto risulta una protesta nei confronti di Elon Musk, il milionario proprietario di X che, durante la campagna elettorale, è stato il maggior sostenitore di Trump. Durante questi mesi, di fatti, X si è trasformato in un enorme macchina di propaganda per l’ex presidente.
Questo tipo di gesti stanno venendo attuati non solo da celebrità o individui, ma anche da attori protagonisti della stampa mondiale, come il Guardian. Il 13 novembre, una settimana dopo le elezioni, il giornale britannico ha annunciato che non avrebbe più pubblicato sulla “piattaforma tossica” di Musk. “Riteniamo che i vantaggi derivanti della nostra presenza su X siano ormai superati dagli svantaggi, e che potremmo usare meglio le risorse disponibili per promuovere il nostro giornalismo altrove”, è stato quanto dichiarato.
Il giornalista Valerio Bassan, autore del libro Riavviare il sistema. Come abbiamo rotto Internet, e perché tocca a noi riaggiustarlo del 2024, afferma che Trump sia stato in grado di conquistare così tanto terreno proprio grazie alla capacità di sfruttare appieno la tecnologia. Se nel 2016 era stata fondamentale l’azione di Cambridge Analytica e alla fuga di dati, quest’anno l’alleanza è stata più “diretta”. Trump non è ricorso a soggetti terzi ma cercando il dialogo direttamente con il proprietario di una piattaforma. Risulta evidente che il controllo degli ambienti tecnologici risulta particolarmente rilevante in contesti che rimangono indecisi fino all’ultimo, come quello degli USA quest’anno. Tuttavia, non si può evitare che in questo gioco di potere ci siano attori che decidono di sottrarsi a queste logiche economiche e politiche, abbandonando definitivamente la piattaforma.
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