
Il piano di riqualificazione di Bagnoli è stato approvato e, dal 2025, prevede il raddoppio degli scarichi fognari a mare e ad essere a rischio è la Zona Speciale di Conservazione Gaiola-Nisida. Il secondo scarico sarà realizzato all’altezza di Coroglio, dove è già presente il Collettore dell’Arena Sant’Antonio. Gli scarichi di conseguenza porterebbero acque nere e piovane che potrebbero minacciare la biodiversità della zona. Ecco perché le preoccupazioni sono molto dato che stiamo parlando dell’Area Marina Protetta del Parco Sommerso della Gaiola, un’area che è considerata come un paradiso nella città di Napoli.
Sulla questione si è pronunciata la Commissione Pniec/Pnrr, la quale ha proprio il compito di esprimere il parere conclusivo sulla procedura di valutazione di Impatto ambientale ed incidenza ambientale relativamente al progetto “PRARU” di Bagnoli-Coroglio. La risposta è stata positiva dando così il via ad un sistema che causerà un enorme rischio ambientale. “La Gaiola è il vero polmone biologico della costa napoletana” dice Maurizio Simeone, direttore dell’Area Marina Protetta. Quest’ultimo ha insistito sulla necessità di proteggere quest’aerea evidenziando l’aumento dei volumi di scarico, che andranno da 100 a 200 metri cubi al secondo.
Già nel 2016, quando si parlava dei primi passi per la riqualificazione di Bagnoli, le associazioni ambientaliste colsero l’occasione per spingere a revisionare il sistema degli scarichi. Ma perché abbiamo questo problema fognario? Quando a Napoli piove troppo forte scatta il cosiddetto “troppo pieno“. Le fogne napoletane non presentano divisione tra acque nere ed acque bianche, di conseguenza l’acqua nelle condotte raggiunge un livello di allarme. Per ovviare a questo problema ed evitare che le strade si allaghino, gli scarichi del sistema fognario finiscono direttamente in mare senza passare dal depuratore di Cuma. Si può da soli evincere che queste acque portano con sé rifiuti di ogni tipo mettendo a rischio il tratto più prezioso di costa che abbiamo, ovvero quello tra Nisida e l’Area marina protetta di Gaiola, che ospita uno dei parchi sommersi archeologici più importanti di Italia.
Il danno ambientale si può anche osservare nelle immagini diffuse in rete sia nel 2022, sia nel 2023 dai cittadini e mostrano come questi liquami finiscano in mare. E ritornando al depuratore di Cuma, perché non migliorare le condotte e pensare di far passare le acque reflue da lì? Anche la comunità scientifica si è opposta al piano che prevede il raddoppio degli scarichi. Infatti ha sottolineato che metterebbe a rischio le 15 comunità biologiche presenti nell’area, tra cui preziosi habitat come la Posidonia oceanica e il Coralligeno. Per questo è assurdo che il governo e la Commissione Pniec del Ministero dell’Ambiente, invece di intervenire su questo tipo di situazione, abbiano addirittura raddoppiato lo scarico.
“Uno scarico che fu costruito nel 2001, prima dell’Area marina protetta o della Zsc. All’epoca si aveva meno conoscenza dei nostri ecosistemi e purtroppo si decise per uno scarico proprio in quel punto della costa. Negli anni successivi però, oltre alla Amp, l’area è stata inserita nella rete Natura2000 per i suoi habitat preziosissimi. A questi va poi aggiunto il patrimonio culturale archeologico, i paesaggi e tanto altro. Per cui noi mai ci saremmo aspettati che proprio lì si parlasse di raddoppio degli scarichi, anzi, al contrario speravamo in una modifica di quelli attuali. Siamo stati presi in totale contropiede” dice Maurizio Simeone, direttore dell’Area Marina Protetta. Ed infine aggiunge: “Se si farà il progetto si distruggerà tutto ciò che di buono è stato fatto negli ultimi 20 anni”.
Anche Rosalba Giugni, presidente di Mare Vivo, ha fatto sentire il suo dissenso: “Marevivo ha impiegato oltre 10 anni per ottenere l’istituzione di Area marina protetta della Gaiola, un luogo straordinario, unico. Oggi ci troviamo nella condizione di dover tornare a lottare per salvare questo posto e il mare di Napoli. Ciò che vogliono fare è anche uno sfregio alle nostre istituzioni, alla rete Natura2000, all’Europa e alle tante leggi a tutela di questi luoghi. Che altro dobbiamo fare per proteggerlo?”.
Il Centro Studi Interdisciplinari Gaiola Onlus (CSI Gaiola Onlus), organizzazione non profit che si occupa di Ricerca e Divulgazione scientifica per la tutela e valorizzazione dell’ambiente marino-costiero, ha lanciato un forte appello “A rischio l’ecosistema” al quale si è unito anche il cantante Liberato con una storia sui social “Save a’ Gaiola”.
Forte anche la voce del Coordinamento Tutela Mare, costituito da 15 Associazioni territoriali, che chiede con forza di fermare questo folle progetto. “Non è solo una notizia disastrosa per la nostra Città, il nostro mare e la nostra comunità, ma è una notizia disastrosa per il nostro Paese tutto perché rappresenta un precedente gravissimo, dove le prioritarie e fondamentali esigenze di tutela dell’ambiente, della biodiversità e della salute umana, suggellate da norme e vincoli nazionali ed europei, vengono ignorate e calpestate in nome di altre tipologie di interessi”.
Infatti già nel 2022 avevano lanciato una petizione “NO a nuovi scarichi fognari nella Zona Speciale di Conservazione Natura 2000 Gaiola-Nisida” che è arrivata quasi all’obiettivo di 10.000 firme. Come si può leggere sulla pagina, Il Piano di Risanamento Ambientale e Rigenerazione Urbana (PRARU) del SIN Bagnoli-Coroglio rischia di compromettere per sempre la salvaguardia dell’area costiera di maggior pregio naturalistico, archeologico e paesaggistico della Città di Napoli. Ecco perché è doveroso aprire gli occhi e fare qualcosa, in questo caso anche una firma può aiutare.
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