
La Galleria Principe di Napoli non è soltanto un monumento storico mai valorizzato quanto meriterebbe. Oggi rappresenta una scommessa emblematica per la città, che coinvolge direttamente l’amministrazione comunale e la sua capacità di restituire pienamente alla cittadinanza un bene pubblico di grande valore.
La Galleria non è mai stata protagonista di un effettivo rilancio né di una piena riqualificazione culturale e urbanistica; ad oggi versa in una situazione difficile, isolata dalla vitalità del restante Centro Storico, tra scorrazzamenti notturni e un dormitorio improvvisato per senzatetto (ciclicamente sgomberato e rioccupato) che sfavorisce l’attrattività sociale e commerciale della zona.

Già prima del suo inserimento, nel 2019, all’interno del programma CIS “Napoli-Centro storico”, erano state promosse numerose iniziative finalizzate al recupero del suo patrimonio culturale, sociale e commerciale. Il grande restauro del 2007-2008, tuttavia, si rivelò efficace soltanto dal punto di vista architettonico. Le speranze di una nuova vita culturale al suo interno, nonostante i diversi progetti susseguitisi negli anni, non si sono concretizzate.
Nonostante la riapertura, sono continuati a verificarsi cedimenti e crolli, dovuti soprattutto alle infiltrazioni provocate dall’inefficienza del sistema di smaltimento delle acque piovane. È emersa così la necessità di nuovi interventi di restauro e bonifica, questa volta strutturali e definitivi.
La Galleria Principe venne quindi inserita nel CIS – Contratto Istituzionale di Sviluppo “Napoli Centro Storico”, formalmente siglato il 3 dicembre 2020. Il programma stanziava 10 milioni di euro per il restauro architettonico della struttura: un finanziamento dello Stato italiano interamente attinto dal Fondo Sviluppo e Coesione. La complessità degli iter burocratici ha ritardato di circa due anni l’effettivo avvio dell’intervento.
Secondo quanto riportato nel cronoprogramma aggiornato al 28 febbraio 2025, i lavori sarebbero dovuti partire il 24 febbraio 2024. Il cantiere del primo lotto è stato invece avviato soltanto nel giugno 2026. Le cause dello slittamento sono molteplici. In primo luogo, si sono verificati incidenti come il crollo del lanternone interno nell’estate del 2024, in seguito al quale è stata data priorità alla messa in sicurezza della galleria attraverso imponenti impalcature, che hanno coperto gran parte degli spazi interni.
Un altro passaggio determinante è stato rappresentato dall’adozione della Variante urbanistica, approvata definitivamente con la deliberazione del Consiglio comunale n. 174 del 2025.
La Variante ha modificato la destinazione d’uso dei locali interni della Galleria, trasformandoli da “attrezzature di quartiere”, come uffici o depositi, a spazi destinati ad attività commerciali. Queste ultime, tuttavia, dovranno preservare e valorizzare la vocazione artistica e culturale che caratterizza l’area.
La modifica risulta fondamentale in prospettiva futura, poiché ha spianato la strada ai bandi per la concessione degli immobili interni. Sono stati stabiliti, allo stesso tempo, limiti precisi affinché, una volta conclusi i lavori, la Galleria possa essere riqualificata anche economicamente senza sacrificarne l’identità storica e culturale.
La vera sfida sarà impedire che la Galleria, dopo essere stata restaurata architettonicamente, torni a essere un mausoleo vuoto, esposto al rischio di un nuovo abbandono. L’obiettivo dovrà essere quello di trasformarla in un centro culturale e sociale duraturo e vitale per la città, così come era stata concepita fin dalla sua prima inaugurazione.
Le preoccupazioni legate alla storia travagliata della Galleria trovano riscontro nelle parole dei commercianti, costretti da anni a lavorare tra limitazioni, disagi e chiusure.

Abbiamo ascoltato Enrico Di Giugno, attivista della mobilità ciclabile e guida francofona del Bicycle House: «Sono più di due anni che hanno inserito queste impalcature all’interno. L’anno scorso è crollato il vetro dalla soffitta e per un periodo siamo stati perfino chiusi dentro. Siamo stati bloccati dal punto di vista lavorativo perché, occupandoci di visite guidate e noleggio di biciclette, l’entrata della Galleria è essenziale per trasportarle nel negozio. Sono stati sei mesi d’inferno, tra disagi e chiusure, durante i quali anche il cliente è stato penalizzato». Ai commercianti abbiamo chiesto anche se avessero ricevuto informazioni sull’andamento degli interventi: «Per un lungo periodo di tempo siamo stati all’oscuro di tutto e abbandonati. Solo adesso, nel 2026, posso dire che si stia muovendo qualcosa».
La ragione che spinge i commercianti a continuare a svolgere la propria attività all’interno della Galleria è soprattutto identitaria. A muoverli è anche la rabbia, alimentata dalla consapevolezza che uno dei monumenti più importanti della città non possa essere lasciato al degrado o condannato a un utilizzo intermittente. Sotto le impalcature, sono oggi i commercianti i veri pilastri che continuano a tenere in piedi la Galleria Principe di Napoli.
di Maria Francesca Cafarelli e Davide Puzone
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