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La Generazione Z: la più sola di sempre?

Maria Carla Pilla
Maria Carla PillaRedazione Informare
2 maggio 20254 min di lettura

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La Generazione Z: la più sola di sempre?

Indice (5)

  • 1Un’epidemia di solitudine tra le milioni di connessioni digitali
  • 2Perfezionismo e pressioni sociali
  • 3 “Si tratta davvero di quel maledetto telefono”
  • 4Il peso della pandemia
  • 5La ricerca di connessioni autentiche

La Generazione Z, composta dai nati tra il 1997 e il 2012, è spesso definita la “generazione più connessa” della storia. Ma come ha osservato l’esperta di psicologia  Sherry Turkle, “In un mondo sempre più digitale, la connessione non è sinonimo di relazione”. Sempre più studi, infatti, confermano che la generazione z è la più sola di sempre, nonostante sia circondata da strumenti tecnologici che dovrebbero facilitarne le relazioni.

Qui puoi leggere un nostro numero dedicato sul tema!

Un’epidemia di solitudine tra le milioni di connessioni digitali

Secondo un’indagine globale del McKinsey Health Institute (2022), la Gen Z è la generazione che più di tutte sperimenta l’impatto negativo dei social media. Benché oltre il 50% degli intervistati riconosca anche effetti positivi  – come la possibilità di esprimersi ed essere creativi – , il 48% dei membri della Gen Z ha dichiarato che i social media li fanno sentire ansiosi o depressi (Businesswire, 2019).

Il problema risiede nello sviluppo di relazioni parasociali: relazioni unilaterali con celebrità ed amici con cui non stringiamo rapporti significativi. Questo fenomeno, insieme alla scomparsa di momenti di socialità spontanea nei luoghi pubblici, sempre  a causa degli apparecchi digitali, ha portato ad un senso diffuso di disconnessione.

Perfezionismo e pressioni sociali

Un’ altra condizione aggravante del problema relazionale della nostra generazione è il crescente perfezionismo, alimentato appunto dai social media. Secondo Hewitt e Flett, importanti teorici del perfezionismo, la forma di perfezionismo più comune nella generazione z è il perfezionismo prescritto socialmente: la convinzione che gli altri si aspettino da noi la perfezione.

Molti ragazzi e ragazze vivono nella convinzione che per essere amati ed apprezzati debbano essere impeccabili in tutto — nei voti scolastici, nel corpo, nel loro profilo Instagram.  Questo fenomeno è noto anche come “perfectionistic self-presentation”: la tendenza a mostrarsi solo nella propria versione migliore, reprimendo qualsiasi segno di fragilità. Secondo lo psicologo Paul Hewitt, questo tipo di perfezionismo non solo aumenta il rischio di ansia e depressione, ma compromette anche la capacità di costruire relazioni autentiche. I giovani vivendo in questa dinamica temono il giudizio degli altri e di conseguenza si auto-isolano per paura di “non essere abbastanza”, e finiscono per percepire di non contare per nessuno.

 “Si tratta davvero di quel maledetto telefono”

La Gen Z sa che il problema è lì ed è reale, eppure fatica a liberarsene. Tutti i giovani di questa generazione si saranno sentiti dire “è colpa di quel maledetto telefono”, causa di tutti i mali secondo i genitori. E negli ultimi mesi, a seguito di una specie di presa di coscienza collettiva, TikTok ha visto esplodere un trend : “It really is that damn phone”( è davvero quel maledetto telefono). Queste parole sono spesso accompagnate da testimonianze ironiche in cui gli utenti riflettono su momenti persi o stati d’animo negativi; e la conclusione è sempre la stessa: era colpa di quel maledetto telefono!

Immagine articolo

Questo trend è una confessione collettiva, un modo per la Gen Z di ammettere, spesso con sarcasmo, che la propria vita sociale è stata inquinata dallo smartphone e soprattutto dai social.

Il peso della pandemia

La crisi pandemica ha ulteriormente aggravato questa situazione. In un’intervista con il New York Times, la psicologa Claire Edwards ha dichiarato: “Durante la pandemia, l’isolamento forzato ha ridotto drasticamente l’opportunità di sviluppare le competenze sociali necessarie per formare relazioni genuine”. Secondo una ricerca dell’Università della California, Berkeley, il 60% dei giovani adulti ha riportato un aumento significativo della solitudine durante la pandemia, Le videolezioni e la digitalizzazione dei contatti, infatti, hanno favorito un’interazione passiva, superficiale sostituendo i legami emotivi.

La ricerca di connessioni autentiche

Nonostante questo quadro preoccupante, la Generazione Z dimostra anche una forte volontà di reagire. Stanno nascendo nuove forme di socialità più sane e radicate nella realtà: gruppi di cammino, community offline e spazi di co-working giovanili.

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  • #attualità
  • #Generazione Z
  • #la generazione più sola di sempre
  • #social media
  • #sociale
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