
Anni prima dell’invasione della Crimea e dell’Ucraina, nel 2008, la Russia attaccava la Georgia. Le due regioni attaccate all’epoca furono l’Ossezia del Sud e l’Abcasia. Ad oggi, entrambe sono governate da forze indipendentiste riconosciute solo da Mosca. Ma l’influenza della Russia è ben visibile anche nel governo centrale di Tbilisi. Ne è un esempio la legge sugli agenti speciali stranieri approvata a maggio.
Il 26 ottobre in Georgia si terranno le elezioni. Ma più quest’evento si avvicina, più si nota che l’Europa sta perdendo presa nel paese a sfavore della Russia. Federico Varese, professore di Sociologia all’Istituto di Studi Politici di Parigi, ne parla nel suo libro “La Russia che si ribella“. Recentemente, Varese è stato in Georgia per raccogliere materiale documentario ed interviste. L’impressione dello studioso è quella di trovarsi di fronte ad una popolazione “che non solo è filo-europea, ma che si sente essa stessa europea”. Ne sono una prova incontrastabile le numerose bandiere europee che vengono esibite dai balconi, nelle case e per le strade. Qual è dunque la prospettiva? Gli esperti locali e i cittadini georgiani si trovano d’accordo: se le elezioni fossero davvero libere e aperte, l’opposizione vincerebbe certamente. Tuttavia, c’è già la certezza che il governo attuale metterà in atto qualsiasi strategia pur di rimanere al potere.
Nel dicembre del 2003 la Georgia ha ricevuto lo status di paese candidato ad entrare nell’Unione Europea. La Commissione europea ha, quindi, subito stabilito una serie di priorità per l’avvio dei negoziati, tra cui ci sono proprio il miglioramento del sistema elettorale e la certezza dell’arbitrarietà del sistema giudiziario. Il problema è proprio che, essendo così lenti i processi di ammissione nell’UE, si corre il rischio dell’erosione dell’attrattività delle forze democratiche e la loro capacità di essere indipendenti. I ritardi dunque aumentano l’instabilità della situazione. Così, non resta che assistere a come le due sfere di influenza lavoreranno per spingere il paese dalla propria parte.
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