
In vista della Giornata Mondiale del Donatore di sangue, promossa dall’OMS, la Presidente de “La casa del donatore” di Aversa, la Dott.ssa Emiliana Gemellini, ha parlato delle problematiche legate alla mancanza di sacche di sangue e la necessità di sviluppare una cultura della donazione, come cura per sé stessi e per gli altri.
La casa del donatore nasce alla fine del 2020 come risposta alla crescente domanda di un territorio che ha costante bisogno di sangue e di donatori. ‹‹Il sangue è l’unico farmaco che non si produce in laboratorio né si acquista in farmacia. La sensibilizzazione è l’unico mezzo per avvicinare nuovi potenziali donatori›› commenta la Presidente. Oltre la Dott.ssa Gemellini, l’associazione conta 7 medici e 7 infermieri volontari, nonché 6 “ambasciatori”, ovvero volontari dediti alla sensibilizzazione, a livello territoriale, sul tema della donazione. Sono tutti orientati a un unico obiettivo: aumentare il numero di donatori e le scorte di sangue in regione Campania, essendo da esempio anche per altre associazioni. Parliamo di 600 donatori periodici al mese, ovvero di 7500 donazioni l’anno, col fine dichiarato di voler raggiungere le 15mila unità e dunque raddoppiare i risultati fin qui raggiunti.
Il rapporto col territorio è ottimo. Pur avendo sede in via Quinto Orazio Flacco 1 ad Aversa, la casa del donatore è ormai un punto di riferimento per l’intero agro aversano fino ad arrivare a Castel Volturno e Mondragone, oltre ai vicini paesi della provincia di Napoli. La domenica il donatore viene accolto con la tipica polacca aversana e ad ogni evento vengono distribuiti gadget e attestati. Il donatore si sente parte integrante di una società e avverte che può fare la differenza. Molti chiedono di farsi fotografare per coinvolgere via social. Qui entra in gioco la forte empatia che contraddistingue la professionalità di chi lavora in questa realtà.
Ci sono vari fattori. In primis la mancanza di cultura del dono del sangue. Poi c’è la parte sanitaria: la paura dell’ago e delle infezioni. Tuttavia, la donazione del sangue è l’atto più normato e pertanto controllato, per cui il paziente deve sentirsi totalmente tutelato. ‹‹La donazione non è fine a sé stessa, noi spieghiamo quanto è importante il gesto, a chi si rivolge la raccolta, a quale ospedale andrà e perché abbiamo scelto di collocarci ad Aversa e convenzionarci con l’ASL Caserta››. Il sangue raccolto viene analizzato presso il centro immuno-ematologico, gestito dal Dott. Saverio Misso, dell’Ospedale Giuseppe Moscati di Aversa. Le sacche, una volta elaborate e ritenute idonee, vengono divise tra i vari ospedali. L’ASL di Caserta afferisce ad Aversa, pertanto fornire questo ospedale significa distribuire più di 16 cliniche e 7 ospedali.
Secondo il Rapporto ISTISAN, la Campania si posiziona al 17° posto per quanto riguarda la media di donatori nella fascia tra i 18 e i 25 anni di età ogni mille abitanti. E le donne donano ancora meno. La donazione viene vista con distacco. Il tema deve entrare nelle scuole e nelle università: sapere che una sacca di sangue può salvare tre vite, gli effetti positivi della donazione, la prevenzione; tutto ciò andrebbe insegnato o inserito nel sistema educativo, per formare le nuove generazioni. Il fine più alto è sicuramente parlare alla popolazione nel complesso. Se non manteniamo le scorte attive significa che il circuito si interromperà perché all’invecchiamento della popolazione dei donatori non corrisponde un adeguato ricambio generazionale.
In vista del 14 giugno, per la Giornata Mondiale del donatore di sangue, la sede resterà aperta dalle 7 alle 22 per l’evento “Un Dono Per La Vita”. Oltre ai classici controlli, si procederà a screening tirodei, vitamina D, psa. È prevista una mostra e la presenza di altre associazioni, come Il coraggio dei bambini, ANDOS, e Ammuina con lo scopo di valorizzare il gesto del dono. Deve emergere una cultura della donazione, ovvero una cultura dell’altro. Il donatore abituale non deve far altro che “contagiare” chi è ancora incerto.
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