
Intorno all’una e mezza di notte, un’esplosione ha scosso il porto di Tunisi: la “Family Boat”, una delle navi principali della Global Sumud Flotilla (GSF), è stata colpita da un attacco con drone. Secondo le prime ricostruzioni, il drone ha sganciato un ordigno sull’imbarcazione, generando un incendio che l’equipaggio ha fortunatamente spento in breve tempo. Nessun ferito tra i presenti a bordo, tra cui figurano anche nomi noti come Greta Thunberg e l’attivista brasiliano Thiago Ávila. L’organizzazione ha comunicato che è in corso un’investigazione per chiarire i dettagli dell’accaduto e ha definito l’episodio un atto intimidatorio, con l’evidente intento di scoraggiare la missione. Di tutta risposta la GSF continua la missione umanitaria, nonostante tutto.
La Global Sumud Flotilla (GSF) è molto più di una semplice spedizione marittima: è un progetto collettivo, internazionale, che unisce attivisti, associazioni, volontari e semplici cittadini in un gesto di resistenza nonviolenta contro l’isolamento forzato imposto alla Striscia di Gaza.
Il termine “Sumud”, in arabo, significa “fermezza” o “resilienza”, ed è proprio questo lo spirito che guida l’iniziativa. L’obiettivo è rompere il blocco navale che da anni impedisce alla popolazione palestinese l’accesso libero a beni essenziali, medicine, strumenti per la ricostruzione e in senso più ampio alla possibilità di vivere una vita dignitosa.
La flottiglia è composta da diverse imbarcazioni salpate da porti europei e mediterranei, ciascuna con a bordo attivisti internazionali, carichi umanitari e una volontà comune: rendere visibile una crisi spesso dimenticata e denunciare le politiche di isolamento che soffocano oltre due milioni di persone. Ogni tappa, ogni chilometro percorso, ha un valore sia simbolico che pratico. Le barche trasportano centinaia di tonnellate di aiuti raccolti grazie a una rete di solidarietà globale e con essi anche messaggi, storie ed attenzione mediatica.
Il progetto si inserisce in una lunga tradizione di flottiglie per Gaza, iniziata nel 2010 con la Freedom Flotilla e proseguita negli anni nonostante blocchi, minacce e attacchi. La Global Sumud Flotilla, però, porta con sé anche una visione più ampia: unisce le lotte per la giustizia climatica, per la decolonizzazione e per la libertà di movimento, ponendosi come ponte tra resistenze diverse ma interconnesse. Non si tratta solo di portare aiuti materiali, ma di sfidare l’indifferenza e le politiche di oppressione con l’arma della solidarietà concreta.
Dopo un attacco come quello subito a Tunisi, questo spirito non si spegne: anzi, si rafforza.
Qui in Italia gli studenti universitari da diversi atenei hanno già annunciato la loro solidarietà dichiarandosi pronti a bloccare le università se Israele dovesse bloccare le barche, anche i lavoratori si sono già espressi sull’argomento: i portuali di Genova si sono già detti pronti a bloccare i container provenienti da Israele e verso Israele.
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