
Nessuna caccia alle streghe, bensì una riscoperta rispettosa e intelligente di una figura allo stesso tempo temuta e affascinante del mondo contadino: la Janara, la strega di Benevento. Nonostante i secoli, essa sopravvive nell’immaginario collettivo. Il nostro viaggio inizia a Benevento, dove abbiamo parlato con l’antropologa Maria Scarinzi e con Mario De Tommasi, direttore del Museo Janua, che ci hanno accompagnato alla scoperta di questa figura.
Le janare, ci spiegano, hanno origini pagane e in passato erano curatrici, assistendo le famiglie con medicina popolare e proteggendo dai malocchi. In cambio, ricevevano beni di prima necessità, ma se non fossero state soddisfatte, sarebbero diventate dispettose, entrando in casa sfruttando l’invisibilità grazie a un unguento. Si credeva che fossero pericolose per i bambini, collegando ogni malanno o malformazione alla strega. Una data importante per le janare era la notte di Natale, quando si tramandavano formule magiche. Partecipavano alla messa natalizia, e si pensava che l’ultima a uscire fosse una strega. I contadini cercavano di catturarla, rispondendo alla loro domanda “ch’ tien’n man’?” con “ferro e acciaio” per garantirsi la sua protezione per sette generazioni.
Nei secoli, le credenze popolari sono sopravvissute fino ai giorni nostri e, anzi, si sono arricchite di particolari ed aneddoti che hanno poi influenzato gli atteggiamenti dei più superstiziosi. Le leggende sulle streghe di Benevento hanno ispirato creazioni come il liquore Strega e opere come il balletto Noce di Benevento del 1802 di Süssmayr, che fa riferimento al sabba del 24 giugno. Le janare si riunivano sotto un albero di noce sulle rive del Fiume Sabato, una tradizione legata ai riti pagani longobardi. Un’altra leggenda racconta che la janara si sedesse sul petto delle persone durante la notte, causando difficoltà respiratorie. Questo fenomeno ha una spiegazione scientifica: la paralisi del sonno, come ci ha spiegato la psicologa Carolina Nozzolillo. Durante la fase REM, un meccanismo chiamato atonia muscolare impedisce i movimenti, ma può persistere al risveglio, causando un’incapacità di muoversi e allucinazioni- «Le cause di questo fenomeno non sono le streghe, bensì uno stato di ansia perpetuo, sonno irregolare o sostanze che alterano il sonno – ci spiega la dottoressa – Non è una condizione grave, ma bisogna preoccuparsi quando il fenomeno persiste».
Abbiamo poi ricostruito la figura della janara attraverso testimonianze reali. A Castelpoto abbiamo parlato con il professore Antonio Mancini, che ci ha offerto una versione diversa: le janare erano donne vedove o zitelle che si dedicavano alla raccolta di erbe medicamentose. Il problema sorgeva quando distillavano le erbe, che potevano avere tossine letali. Se le pozioni fossero state sbagliate, si sarebbe potuto morire, e così queste donne venivano demonizzate. A Castelpoto è viva la tradizione delle streghe. Leggende narrano che esse rapissero i cavalli per cavalcate notturne alla ricerca di erbe. La mattina, i cavalli venivano trovati con le criniere intrecciate e sudati; si diceva che non bisognasse sciogliere le trecce, altrimenti gli animali sarebbero morti di lì a breve per cause miseriose. Il professore ci ha mostrato una foto di un cavallo in queste condizioni, raccontando: «Noi le trecce non le abbiamo sciolte, ma dopo 15 giorni lo stesso cavallo è scappato dalla stalla strappando la corda a cui era legato. Lo abbiamo ritrovato in un burrone, morto. Colpa delle janare? Colpa nostra che abbiamo invaso un campo che non ci competeva? Questo non lo potremo mai sapere».
Il nostro viaggio si conclude con la riscoperta di questa figura che ancora oggi attira curiosità e voglia di conoscere e approfondire. La janara continua a vivere nella cultura popolare di Benevento e in altri luoghi sopravvivendo nei secoli. Oggi siamo in grado di farlo, separando meglio il mito dalla scienza, preservando il loro fascino tra cultura e folklore.
di Gianrenzo Orbassano e Katia Prots
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