
Che in Italia vi sia un grave problema legato al mondo della cultura, nascosto dietro il motto «l’Italia è il paese più bello del mondo», è risaputo. L’assenza di fondi adeguati, di preparazione ed interesse da parte delle fazioni politiche che si sono susseguite al governo negli ultimi anni sono solo la punta dell’iceberg. Al di sotto della superficie si nasconde un atteggiamento che nel nostro paese s’è trasformato, purtroppo, in prassi: l’accanimento contro quelle poche figure, quantomeno qualificate, che sono state messe a capo di istituzioni culturali di grande rilievo, come successo di recente col direttore del Museo Egizio di Torino.
La cultura è politica, ma non deve soggiacere ad uno schieramento politico, a maggior ragione se si tratta di un’istituzione gestita da una fondazione privata. L’attrito presente tra il direttore del Museo Egizio di Torino, l’egittologo Christian Greco, ed i partiti del centrodestra non è cosa nuova: risalgono infatti al 2018 le prime polemiche, mosse dall’attuale premier Giorgia Meloni, per alcune scelte di marketing viste come ideologiche. Pochi giorni fa è stato il turno di Andrea Crippa, vicesegretario della Lega, di puntare il dito contro il direttore del museo. Il motivo della polemica è, ancora una volta, la scelta risalente al 2018 di rendere l’accesso al museo gratuito per coppie arabe. Il vicesegretario della Lega, ricalcando le parole pronunciate dalla stessa Giorgia Meloni cinque anni fa, si scaglia contro “un direttore di sinistra, razzista verso gli italiani ed i cristiani”. Peccato che le accuse siano fondamentalmente false.
All’epoca dei fatti, l’iniziativa del museo era non solo temporanea – con uno sconto della durata di quattro mesi -, ma rivolte a coppie di cultura araba e non musulmane, come sostiene invece Crippa. Questa scelta nasceva da un contesto socioculturale in continuo cambiamento e dal tentativo di favorire quel processo d’integrazione che avrebbe spinto quelle minoranze ad avvicinarsi al paese in cui avevano deciso di vivere. Nessuna ideologia pericolosa, nessuna minaccia al popolo italiano. Soltanto uno sconto al pari di quelli che tutt’oggi vengono effettuati per compleanni e festività come San Valentino.
In un paese in cui si è sentita la necessità di rinominare un ministero “dell’Istruzione e del Merito”, assistere al continuo cambio di vertici ogni volta che viene eletto un nuovo schieramento politico al governo è non solo paradossale, ma anche ipocrita. Nel corso di questo ultimo anno sono state tante le istituzioni interessate da quest’improvvisa ventata di cambiamento, dalla Rai fino al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma; e seppur i curricula dei nuovi dirigenti siano di tutto rispetto, la loro nomina sembra essere dettata da ragioni più squisitamente politiche. Il messaggio che la vicenda lascia passare è semplice: se non si è allineati, si rischia di veder saltare la propria poltrona. Non la più rosea delle situazioni, in uno stato profondamente democratico come il nostro.
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