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La libertà di espressione è ancora una nostra priorità?

Gianrenzo Orbassano
Gianrenzo OrbassanoRedazione Informare
10 dicembre 20225 min di lettura

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La libertà di espressione è ancora una nostra priorità?

Indice (4)

  • 1Libertà di espressione: diritto sancito nella Dichiarazione dei diritti umani nel 1948
  • 2Tribunali mediatici sui social: la libertà di espressione è garantita in questi spazi?
  • 3Il caso dell’Iran (ma non solo): i regimi autoritari sono i nemici delle nostre (fragili) democrazie
  • 4Il mondo dell’informazione deve fare i conti con la libertà di espressione: manca una giustizia sociale

Libertà di espressione nel mondo di oggi: una nostra priorità o un diritto superato?

Nella giornata di oggi, ci occupiamo di diritti umani. Non soltanto ricordando che questi diritti esistono e sono necessari veramente per tutti. Non basta più ricordarci che esistono semplicemente perché oggi è la giornata internazionale dedicata proprio a questo tema, oppure solo perché il calendario dei nostri social ci avvisa di questa ricorrenza.

Ce ne occupiamo perché il documento dove questi diritti sono sanciti, può aiutarci nel concreto a realizzare quegli ideali che i 48 Stati appartenenti all’Onu avevano messo su carta per un futuro nuovo. Un futuro basatosi sulla concezione che “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti “. In questo spazio, approfondiremo quindi una delle libertà fondamentali. Un diritto che ha tutti i contorni di una conquista oltre che una priorità per ogni essere umano, che coinvolge ambiti molto ampi che spesso sfuggono alla nostra attenzione.

Libertà di espressione: diritto sancito nella Dichiarazione dei diritti umani nel 1948

Qui vi proponiamo il seguente quesito: possiamo considerare la libertà di espressione e di pensiero come una priorità nel nuovo mondo che si sta delineando così velocemente sotto i nostri occhi?

Il 10 Dicembre di ormai 74 anni fa, il mondo era completamente traumatizzato dalla fine dei due conflitti mondiali, avvenuti in successione in meno di mezzo secolo. A Parigi, forti dell’esperienza e delle barbarie che si sono assistite in quei tragici anni, un atto storico per l’umanità ha sancito il riconoscimento e la proclamazione dei diritti, della dignità e delle libertà universali per ogni persona. La libertà di pensiero e di espressione, come scritto nell’articolo 19 della Dichiarazione dei diritti umani, è una delle libertà fondamentali per l’individuo.

Didascalicamente, con il termine libertà di espressione si intende la possibilità di un individuo o di un gruppo di esprimere le proprie credenze, pensieri, idee ed emozioni su diverse questioni. Tutto ciò, senza censura, senza essere perseguitato. Ricordiamoci del periodo in cui è stata adottata la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: restando nel territorio europeo, i regimi totalitari avevano completamente represso qualsivoglia diritto originario di libertà di espressione e di parola. Ricordiamoci dei metodi adottati dal regime fascista, stando in Italia, solo per fornirvi un esempio.

Tribunali mediatici sui social: la libertà di espressione è garantita in questi spazi?

Ogni individuo, quindi, ha diritto alla libertà di opinione e di espressione. Con questo, è incluso il diritto di non essere emarginato per la propria opinione. Questo principio, protegge anche le idee divergenti, marginali e di rottura. Fermo restando che tutto questo avvenga nei limiti consentiti dalla legge. Lo stesso principio, costituisce un pilastro delle nostre democrazie: la libertà di espressione è la carta d’identità dei paesi democratici occidentali.

Nonostante questo presunto marchio di fabbrica, oggi risultano innumerevoli i casi di attivisti perseguitati per le proprie idee, cittadini che perdono la propria dignità, il lavoro e la reputazione quando si discostano dal pensiero dominante. Le loro idee, amplificate dal dominio dei social, li espongono ad una tempesta mediatica che ricorda spesso e volentieri a dei tribunali. Tribunali mediatici che si sostituiscono a quelli ufficiali, con leggi proprie ed incontrollabili tese a distruggere quelle che alla fine noi chiamiamo minoranze. Tribunali mediatici, quindi tribunali di piazza, che hanno il potere di distruggere la vita di un cittadino esposto al pubblico ludibrio.

Il caso dell’Iran (ma non solo): i regimi autoritari sono i nemici delle nostre (fragili) democrazie

Il nostro discorso vuol sottolineare che, la libertà di espressione, non può esistere soltanto per le opinioni sostenute dalla maggioranza. Peggio se questa maggioranza, è costruita in un ambiente dove si insinua il germe dei regimi dittatoriali. A proposito: nonostante la caduta dei regimi totalitari in Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale e la stipula della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, la libertà di espressione e di pensiero non ha certamente avuto un percorso facile, anzi. Quest’ultima è soggetta a minacce sempre crescenti: autocrati, persecuzioni dei media indipendenti e degli attivisti sociali. E ancora, l’influenza sempre maggiore delle grandi aziende tecnologiche, stanno gravemente minando le difese dei sistemi democratici esistenti.

Possiamo dire che, in molti casi, la libertà di pensiero e la libertà di parola – diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo – non sono garantiti. Basti guardare in Iran, dove il pugno duro della repressione colpisce e calpesta la libertà di espressione e in particolare i diritti circa le condizioni delle donne. Per i regimi autoritari, infatti, una delle pratiche di conservazione del potere, è appunto quella di limitare ed eliminare ogni voce controcorrente che intende criticare, denunciare e opporsi alle sue leggi. In merito a questo passaggio, vi suggeriamo di approfondire i nostri resoconti sul tema delle ultime repressioni in Cina.

Il mondo dell’informazione deve fare i conti con la libertà di espressione: manca una giustizia sociale

Il mondo dell’informazione non è sicuramente incolume da queste derive autoritarie: spesso i regimi si servono del mezzo dell’informazione per dettare le linee guida. Spesso, la stessa informazione si rende complice di questi regimi. A preoccupare, è lo scenario che racconta di una disinformazione dilagante. Le fake news hanno il potere – già l’accostamento di questi due termini mette i brividi – di alimentare tensioni internazionali e divisioni all’interno delle società. Tutto questo accade all’interno di un mondo costantemente online, non regolamentato da precise indicazioni e leggi.

Abbiamo un problema con la libertà di espressione e la libertà di pensiero? Sì, e i nostri paesi democratici sono quelli maggiormente esposti a questa tematica. Oggi questa conquista umana, sembra non rappresentare più una nostra priorità. Ciò che oggi manca è una giustizia sociale che comprenda la diretta conoscenza e il rispetto della libertà fondamentali dell’uomo.

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  • #diritti umani
  • #giornata dei diritti umani
  • #libertà di espressione
Gianrenzo Orbassano
Redazione Informare

Gianrenzo Orbassano

Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, scrittore e aspirante giornalista. Appassionato di musica, poesia e cultura pop. Ama viaggiare e scoprire nuove visioni del mondo, per questo fa e disfa valigie di creatività.

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