
Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso di “mafia nigeriana”, dal momento che in alcune aree del Paese ha addirittura sostituito le organizzazioni criminali locali per assumere il controllo militare del territorio. Essa non si occupa delle attività illecite tipiche delle mafie italiane, come il condizionamento degli appalti e il drenaggio delle risorse pubbliche, ma è attiva in ambiti diversi, quali soprattutto il traffico internazionale di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione.
Attualmente, queste organizzazioni hanno molti interessi in Europa e sono operative dal punto di vista criminale nelle principali città italiane. La provincia di Caserta è stata particolarmente interessata da tale fenomeno criminale e nel suo territorio l’espressione più rappresentativa è stata senza dubbio Castel Volturno, che alla fine degli anni ‘80 ha visto sempre più intensificarsi la presenza di numerose etnie provenienti dall’Africa centrale.
Come in qualsiasi comunità aggregativa, anche in quella nigeriana esistono delle frange criminose che hanno dato luogo alla formazione di associazioni per delinquere finalizzate alla realizzazione di una serie indeterminata di reati e che si impongono sul territorio grazie alla forza di intimidazione che manifestano verso tutti coloro (in genere, connazionali) che entrano in contato con i loro affari. Per comprendere al meglio il fenomeno della mafia nigeriana in Italia, occorre partire dalla sua origine in patria.
A differenza di quanto si possa pensare, infatti, la criminalità organizzata nigeriana non nasce da condizioni di povertà o degrado, così come non ha origine dal mondo rurale e disagiato. Si sviluppa, al contrario, nei campus universitari e fa breccia tra giovani provenienti da famiglie benestanti. Le sue origini sono da ricondurre al fenomeno del “cultismo” nelle università nigeriane, sorto negli anni ’60, che si prefiggeva lo scopo di formare la futura classe dirigente, orgogliosa della tradizione africana.
Molto tempo dopo che i fondatori ebbero lasciato le università, questi gruppi continuarono a prosperare fino alla fine degli anni Sessanta, quando i cambiamenti nel sistema sociale, nella politica e nel sistema educativo nigeriano cominciarono a incidere sull’operato delle confraternite di culto. Si crearono così nuovi gruppi, all’incirca verso la fine degli anni ’60, e da questi si formò la “Eye Confraternity” nell’Università di Ibadan, sorta da un altro gruppo, chiamato dei “Bucaneers”.
Nel 1976 nacque nell’Università di Benin City il “Neo Black Movement of Africa”, noto anche come “Black Axe” (ascia nera), ancora frutto di una scissione dai Bucanieri. La loro insegna è un’ascia verticale a lama larga, fissata su un manico corto. L’obiettivo iniziale del gruppo – promuovere la dignità dei cittadini africani e la libertà dal neocolonialismo – si è progressivamente esaurito, lasciando spazio ad azioni violente e brutali, divenute di fatto la politica ufficiale dell’organizzazione, che si è fatta vanto della sua determinazione nell’istigare alla violenza nei campus.
Come membri della stessa confraternita, i Black Axe sono riconoscibili dagli abiti: indossano pantaloni neri, camicia bianca a maniche lunghe, cappotto nero con l’insegna di un’ascia sulla parte anteriore e posteriore e berretto nero con un nastro giallo. Da tali gruppi sono poi scaturite altre aggregazioni che – continuando a manifestare una decisa forza di intimidazione – si sono affermate in maniera decisa su alcuni territori, tra cui quello casertano, come dimostrano alcune recenti inchieste condotte su tali fenomeni criminosi.
Si organizza su base locale e agisce con efferata violenza, pretendendo dai suoi membri una fedeltà incondizionata. Strutturata come i nostri clan, essa è organizzata in modo gerarchico e, grazie alle dichiarazioni dei primi collaboratori di giustizia provenienti dalle file della mafia nigeriana, gli inquirenti hanno realizzato una dettagliata ricostruzione dei principali gruppi operanti nel nostro paese.
Il gruppo dei Black Axe è composto da soggetti di nazionalità nigeriana di etnia Ibo. Il loro simbolo è caratterizzato da un’ascia, simbolo dello strumento che ha reciso le catene della schiavitù. In occasione degli incontri del gruppo, sono soliti vestirsi con pantaloni neri, camicia bianca, cravatta gialla o rossa, calze gialle, scarpe nere e basco nero, che a volte ha una striscia gialla. Tra le attività illecite, si occupano principalmente di spaccio di grossi quantitativi di droga e di sfruttamento della prostituzione.
I Black Cats hanno come simbolo distintivo un gatto nero con un basco militare, che di solito usano tatuarsi sulla spalla per riconoscersi. Questo gruppo criminale esiste pure in Nigeria, dove si occupa anche di prostituzione e spaccio di droga. I Black Cats sono un gruppo molto ricco, grazie ai proventi delle azioni delittuose, ma anche agli investimenti in attività commerciali apparentemente lecite, come bar, supermarket africani, negozi di import-export. Le loro abitazioni e i luoghi dove svolgono le attività criminali sono dotati di sistemi di videosorveglianza. Di solito, gli affiliati girano armati e con loro armi da taglio, soprattutto coltelli a serramanico o di tipo militare.
La confraternita, ramificata in tutto il mondo, ha il suo capo in Nigeria, da cui dipendono tutte le organizzazioni territoriali, ed è caratterizzata dai seguenti livelli di governo, tutti contrassegnati da una propria organizzazione interna così suddivisa:
– la regione: riguardante i singoli continenti;
– la “zone”: riguardante le singole nazioni (Zone Italia, Zone Spagna, Zone Germania etc). A capo di ogni Zone vi è un National Head, un capo di governo per ciascuna nazione ove è stata costituita la “zone” e nominato direttamente dal capo supremo presente in Nigeria. La sede della “zone” in Europa è l’unico luogo ove possono essere celebrati i riti di affiliazione.
– il forum: stanziato nelle singole città. A capo dei forum ci sono i c.d. “Lord”, da cui dipendono i “picchiatori”, incaricati di effettuare spedizioni punitive anche particolarmente violente per far rispettare le regole all’interno dell’organizzazione. Ai lord spetta l’incarico di reclutare nuovi affiliati, se necessario anche coattivamente, minacciando i dubbiosi di violente ritorsioni anche nei confronti delle famiglie rimaste in patria.
Il gruppo degli “Eyeh” è composto da soggetti di nazionalità nigeriana, ma di etnia Benin; di questo gruppo fanno parte anche aderenti ghanesi, perché con i criteri di reclutamento non sono selettivi quanto quelli dei Black Cats. Il simbolo degli EYE è l’Akalamagbo, un volatile mitologico raffigurato su uno sfondo azzurro nell’atto di catturare una preda, oppure come un rapace con un cranio umano tra gli artigli.
La loro eterogeneità fa sì che al loro interno si parlino quattro dialetti: Benin, Shekiri, Eshan e Auchi. Anche gli Eyeh sfruttano la prostituzione e si occupano di spaccio di droga, che distribuiscono al dettaglio; prevalentemente, però, si occupano della tratta di esseri umani, con la complicità di alcune donne, chiamate «Madame», che dimorano in Italia, legate al gruppo degli Eyeh, e che sono in contatto con complici in Nigeria, soprattutto della zona di Benin, che reclutano giovani da far emigrare in Italia e nel resto d’Europa e da avviare alla prostituzione.
I capi dell’Eye vengono nominati periodicamente ogni tre anni circa, in una votazione dove si riuniscono i membri più importanti dell’organizzazione. Vengono prescelti gli affiliati che si sono distinti per essere più rappresentativi, più forti ed autorevoli e che generalmente sono al centro di traffici illeciti.
I Vikings (o Supreme Vikings Confraternity) sono un altro gruppo criminale riconducibile alla mafia nigeriana operante in Italia. È una banda armata dedita allo spaccio di droga (marijuana e cocaina), alle rapine, alle estorsioni e alle violenze sessuali nei confronti di loro connazionali, ma soprattutto alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento della prostituzione. È un gruppo che si ispira alla marineria e che impiega, come simboli, navi pirata e teschi dalle ossa incrociate. I colori prevalenti del cult sono il rosso il bianco e il giallo.
A capo di ogni gruppo nazionale vi è un unico capo, il DON ed un vice. Ogni famiglia è guidata da un organo decisionale, detto “Don in Council” (D.I.C., Consiglio dei Capi), mentre in ogni regione (ad eccezione per il Piemonte e Lombardia, dove tale organismo sarebbe unico), è presente un “Coordinator in Council” (C.I.C., Consiglio dei Coordinatori), braccio operativo del D.I.C. che coordina tutte le attività illecite sulle aree di competenza, svolgendo anche una funzione raccolta informazioni e di intelligence.
A livello nazionale è presente il “Council of Professor” (C.O.P., Consiglio dei Professori), guidato da un Chairman (“presidente”) e composto da “saggi”, che monitora e supervisiona l’attività dei D.I.C., determinando, all’occorrenza, punizioni per gli affiliati che non si adeguano alle regole del cult.
Le attività illecite svolte dalle suddette “famiglie” sono gestite da apposite Sezioni – con a capo una persona nominata dal DON e sette collaboratori che restano in carica per due anni – distinte per tipologia di attività illecita, così denominate: TYRUS, per gli stupefacenti; JAZIBEL-RHABA, per la prostituzione; OPERATION SANYO-SANYO, per le armi; OPERATION CANALAND, per le estorsioni.
Ogni vertice dell’organizzazione, riceve un compenso mensile dalla sede centrale in Nigeria, attraverso circuiti bancari legali, nella valuta dello Stato in cui operano. La mafia nigeriana in Italia è cresciuta rapidamente e si è facilmente inserita nei settori criminali più redditizi assumendo ben presto una sua autonomia. Sin dall’inizio ha mostrato i muscoli, si è imposta nei territori lasciati liberi e non si è sottomessa alle nostre mafie.
È molto difficile condurre delle indagini nei confronti di appartenenti alla mafia nigeriana, innanzitutto perché gli affiliati non hanno un nome e un cognome, ma soltanto appellativi di fantasia (ad esempio, Friday, Monday). A differenza degli affiliati delle mafie italiane, il più delle volte essi sono soggetti sconosciuti al fisco, non hanno un contratto di locazione di un’abitazione in quanto occupano edifici disabitati. Non hanno veicoli intestati a loro nome in quanto utilizzano auto formalmente di proprietà di cittadini italiani ed utilizzano schede telefoniche intestate a loro connazionali non presenti sul territorio italiano.
L’unico elemento che consente l’identificazione certa degli affiliati sono le impronte digitali, indispensabile elemento di indagine nel settore. Le risultanze giudiziarie delle varie inchieste hanno consentito di far luce sulle attività criminali dei diversi gruppi criminali, ma un contributo determinante e senza precedenti è stato fornito dalle dichiarazioni dei cittadini africani che hanno deciso di collaborare con la giustizia.
Difatti, diversi sono coloro che hanno fornito un quadro concordante e convergente delle attività illecite svolte dalle organizzazioni nigeriane africane, tra cui il fenomeno del racket, il traffico internazionale di stupefacenti, lo sfruttamento della prostituzione e la tratta di esseri umani, il furto d’identità, il traffico di organi.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...