
La Prof.ssa Anna Maria Colao è stata la prima donna Presidente della Società Italiana di Endocrinologia (SIE). Abbiamo quindi avuto il piacere di incontrare una vera e propria eccellenza della medicina, e l’occasione di affrontare tematiche fondamentali soprattutto per la figura della donna. Anna Maria Colao è docente di Endocrinologia presso il Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli e durante l’intervista i suoi occhi trasmettevano l’amore che prova verso la sua professione e le sue parole sono state per noi d’insegnamento e ispirazione.
Come mai è così difficile individuare che si tratti di endometriosi?
«L’endometriosi è la presenza di tessuto uterino in zone al di fuori dell’interno dell’utero. Quel tessuto risponde agli ormoni come il tessuto uterino, e sanguina. È quello che da dolore, scambiato spesso per dolore addominale, colite o appendicite addirittura. Oggi però la diagnosi si fa più velocemente anche solo rispetto a dieci anni fa».
È possibile eliminarla con un’operazione?
«Quando il tessuto extrauterino è visto e individuato, si può asportare chirurgicamente. Ma la patogenesi di questa malattia essendo di tipo autoimmunitario può portare a piccoli nuclei cellulare un po’ ovunque. È quindi difficile pensare di toglierli tutti con un’operazione. A volte si tenta di fermare il dolore bloccando la ciclicità mestruale poiché se abbassiamo gli ormoni, e qui interviene l’endocrinologo, ovviamente togliamo la sintomatologia».
Nella fase acuta dell’endometriosi, quando c’è grande dolore, da endocrinologa che si occupa di metabolismo e nutrizione, la Prof.ssa Colao suggerisce di provare un’alimentazione profondamente antinfiammatoria: molti vegetali, soprattutto freschi, e olio d’oliva. Bisogna evitare cibi processati, salati e conservati e dare spazio a cereali integrali, proteine vegetali come quelle dei legumi rispetto a quelle animali, togliere assolutamente tutti gli zuccheri semplici. Niente alcool e niente dolci.
La menopausa è l’ultima mestruazione, prima di questa c’è un periodo molto lungo chiamato climaterio, in cui gli ormoni cominciano a cambiare, infatti l’ovaio della donna ha una cronologia. Inizia con la pubertà e ad un certo punto si esaurisce, al contrario di quello che accade agli uomini. L’ovaio non solo produce gli ormoni sessuali ma anche gli ovociti. Più ci allontaniamo dagli anni della giovinezza e più il patrimonio genetico della donna si deteriora. Ecco perché è consigliabile avere una gravidanza nella giovane età, per far sì che sia più sicura. Quindi quando una donna va in menopausa è perché l’ovaio ha cessato la sua funzione. Poiché gli ormoni sessuali regolano anche il tono dell’umore, la massa magra, sistema cardiocircolatorio, sistema nervoso e tessuto gastrointestinale, perdere questi ormoni rende la donna immediatamente più fragile. Ecco perché è importante riconoscere i sintomi del climaterio: insonnia, sudorazione, aumento di peso, vampate. Questo si può controllare dando ormoni alla donna: a seconda di quelli che sono i sintomi si agisce con la terapia ormonale, rientrano negli esenti alla terapia ormonale sostitutiva chi ha avuto un tumore o una trombosi.
Lei è un’eccellenza della medicina che, contro corrente, ha scelto di rimanere a Napoli e non “emigrare” all’estero. Perché non l’ha fatto?
«Mi hanno fatto proposte per almeno trent’anni di andare in America, Australia, Inghilterra. Ho deciso di non andarmene perché la mia famiglia era qui, pensare di fare solo carriera (che poi ho fatto lo stesso) non mi sembrava una grande idea, e poi perché io sono un medico della scuola medica napoletana. Non sono solo un ricercatore, che ovviamente all’estero troverebbe fondi per finanziare la ricerca, ma sono prima di tutto un medico. La nostra scuola medica non ha paragoni con il resto del mondo, noi abbiamo vissuto la medicina di Giovanni Moscati, Domenico Cotugno, abbiamo l’ospedale “Gli Incurabili” dal ‘600, abbiamo una tradizione di una medicina che oggi non si fa più. Io ho la medicina di chi tocca, sente, annusa e guarda che ormai è persa. Quindi negli altri paesi mi sarei sentita un po’ a disagio a fare questo tipo di lavoro».
Crede che la Campania abbia la capacità di formare la classe medica capace di influenzare e saper utilizzare la medicina e gli strumenti del futuro?
«Ni. Per fare educazione alla medicina devi essere libero di farla, noi ora siamo un po’ troppo irrigimentati in tabelle, regole, numero di ore, abbiamo trasformato quella che è una medicina di contenuti reali con quella di nozioni. L’intelligenza artificiale è utile quando sai che domanda porre. Se io non ho idea dentro di me di quello che il paziente abbia non c’è intelligenza artificiale che possa rispondere a questo tipo di domanda».
«Abbiamo eliminato un po’ di insegnamenti che hanno fatto parte della mia formazione di medicina come la semiotica medica, che è la scienza dei segni – Continua la Prof.ssa Colao – Ad oggi molta parte di questa materia è stata smembrata nello studio di apparati. Ma avere un esame di semiotica vuol dire che in un momento solo, dalla testa alla punta dei piedi, devi vedere tutto di una persona e fargli un’analisi che sia globale. Noi che ci siamo laureati negli anni ottanta ce le abbiamo queste funzioni. Quelli che si laureano oggi sono tutti specialisti di organi e apparati; hanno molte più nozioni probabilmente ma gli manca la visione globale e questo per la medicina è più una perdita che un guadagno».
Anche il numero chiuso è una perdita?
«No. Io ho una posizione che ho cercato più volte di chiarire. Se tu irrigimenti un sistema e togli il numero chiuso dopo devi essere disposto ad arruolare il triplo del personale che è presente ora, rifare le aule, allargare le mense. Il numero chiuso è diventato una trappola perché ci servirebbero più laureati in medicina ma il laureato lo dobbiamo avere preparato».
A che punto è la ricerca in Italia nell’ambito dell’endocrinologia?
«Per fare bene il medico devi fare il ricercatore. La ricerca è il tentativo di rispondere a domande che ancora non hanno risposta, se fai solo la parte clinica si tende ad eseguire solamente le linee guida. Il ricercatore anch’esso lo fa, ma si domanda sempre se per quella determinata sintomatologia non vi sia una risposta diversa che fuoriesce dalle linee guida. In endocrinologia l’Italia è uno dei paesi leader nel mondo. Potremmo essere ancora più incisivi se avessimo accesso a fondi di ricerca in modo progressivo e costante».
Ricorda il giorno più bello della sua vita professionale?
«Ogni giorno accade qualcosa per cui vale la pena che io sia ancora qui ma l’approvazione della cattedra UNESCO sull’educazione alla salute e lo sviluppo sostenibile è stata un’occasione particolare nata con un “facciamolo, mal che vada ci dicono di no” e quindi lo ricordo con estremo piacere. Questa è la prima cattedra UNESCO della Federico II».
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