
Le parole sono importanti, sosteneva Nanni Moretti. E quindi, come non sottolineare le parole di Giorgia Meloni su questo 25 aprile: “La fine del fascismo pose le basi per ritorno della democrazia”.
Per il contesto e il clima di tensione creato negli ultimi mesi, le parole della premier Giorgia Meloni in occasione del 25 aprile, fanno notizia e risuonano forte nel nostro panorama politico. Sempre criticata per i suoi trascorsi e per non essersi mai professata “antifascista”, oggi la Presidente del Consiglio nel giorno della 79ª Festa della Liberazione, ha presenziato alla cerimonia andata in scena all’Altare della Patria in compagnia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, postando poi un suo scatto dell’occasione, accompagnandolo con una presa di posizione sul 25 aprile.
“Nel giorno in cui l’Italia celebra la Liberazione, che con la fine del fascismo pose le basi per il ritorno della democrazia, ribadiamo la nostra avversione a tutti i regimi totalitari e autoritari. Quelli di ieri, che hanno oppresso i popoli in Europa e nel mondo, e quelli di oggi, che siamo determinati a contrastare con impegno e coraggio. Continueremo a lavorare per difendere la democrazia e per un’Italia finalmente capace di unirsi sul valore della libertà. Viva la libertà!”. Messaggio che comunque ha una sua importanza, un messaggio che forse vuol far dimentica le ultime azzuffate politiche riguardanti il caso Scurati in RAI. Per la cronaca, anche Antonio Tajani, Ignazio La Russa e Matteo Salvini hanno voluto scrivere un loro messaggio, usando parole distensive e concilianti nei confronti di questa ricorrenza.
Lo scorso anno, al primo 25 aprile in carica, la premier aveva scritto una lunga lettera al Corriere della sera in cui, pur senza mai dichiararsi antifascista, aveva definito la destra italiana “incompatibile” con “qualsiasi nostalgia del fascismo“. “Il frutto fondamentale del 25 aprile è stato, e rimane senza dubbio, l’affermazione dei valoridemocratici, che il fascismo aveva conculcato e che ritroviamo scolpiti nella Costituzione repubblicana”, prodotto di un “paziente negoziato volto a definire princìpi e regole della nostra nascente democrazia liberale” e “che si dava l’obiettivo di unire e non di dividere”, aveva affermato.
A Milano anche il vicepremier Matteo Salvini ha partecipato alla commemorazione al Sacrario dei caduti di tutte le guerre in piazza sant’Ambrogio. Ai cronisti che gli chiedevano se fosse la prima volta ha risposto: “Ma che prima volta, ho sempre onorato il 25 Aprile senza doverlo sbandierare e senza politicizzarlo. Non l’ho detto fino all’ultimo? L’ho fatto per evitare che ci siano quelli che, invece di ricordare il passato perché non ritorni, vanno in giro a creare problemi”. L’altro vicepremier, il segretario di Forza Italia Antonio Tajani, si esprime con un tweet: “Ai caduti per la libertà. Ai caduti per la patria. Militari e civili. A tutte le vittime innocenti del nazifascismo. Onoriamo sempre la loro memoria, contro ogni forma di odio e intolleranza. Buon 25 aprile”, scrive.
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