
Stiamo assistendo alla memoria di una società disumana. La memoria non è la storia. Non è una disciplina. La memoria ce la portiamo dentro, è una cosa allo stesso tempo individuale e di gruppo. È le nostre famiglie e il nostro passato, il passato del quartiere e del paese. E soprattutto come e cosa ci è stato tramandato.
È il passato di chi chiudeva gli occhi e chi invece nascondeva gli ebrei in casa, è il passato di chi combatteva i fascisti e moriva e di chi dall’altra parte progettava la soluzione finale e viveva, di chi la accettava. Che questa memoria portasse dal passato i vecchi contrasti politici è lotta conosciuta. Ma che oggi una certa memoria chiudesse gli occhi davanti a sé stessa, no. Eppure, non ci coglie impreparati.
Oggi, gli antisionisti sono criminalizzati. Le manifestazioni per la Palestina annullate nella Giornata della Memoria, mentre gli antisemiti manifestano liberamente a braccio teso tutto l’anno. Si dimentica il fondamentale: antisionismo è antifascismo, è marciare contro il colonialismo.
Antisemitismo, invece, è suprematismo, razzismo, odio. È la teoria della razza, di chi promosse la Shoah e l’olocausto. Di chi neanche parla di milioni di morti, perché è complice e vuole nascondere la storia di ciò che è accaduto. Gli antisionisti invece ricordano, e vogliono che non avvenga un nuovo olocausto.
Chiariamolo subito: non può esistere paragone tra i dolori. E nessuno vorrebbe neanche provarci a paragonarli. Il dolore è cosa intima, privata, personale. E allo stesso momento collettiva, di un popolo. La Shoah è imparagonabile al genocidio palestinese, è imparagonabile a qualunque altro genocidio, piccolo o grande.
Nessun paragone se non per ciò che sono: genocidi. Per questo fa male la strumentalizzazione politica che sta adottando una certa parte di chi detiene la memoria del popolo martoriato dalla Shoah nei confronti del popolo palestinese martoriato dal massacro attuato da Israele.
Certo. Questo è il giorno in cui si ricordano, in cui vanno ricordate le vittime della Shoah. Sei milioni di persone ebree trucidate, nell’olocausto dei nazisti che sterminò in totale 17 milioni di persone: ebrei, slavi, disabili, omosessuali, comunisti, anarchici. Le camere a gas per lo sterminio di massa. Il punto più basso raggiunto nella storia umana. Nessuno vuole cancellare la memoria per sostituirla con un’altra. No. Ma bisogna tracciare un limite.
Serve comprendere, davvero, in cuor nostro dove finisce la memoria storica e dove inizia la difesa attiva di quella memoria affinché possiamo essere ancora degni di chiamarci umani. Capire davvero cosa intendiamo con quel “mai più”.
Se la vostra memoria non vi permette di ricordare chi muore ucciso oggi, state facendo un torto a chi è morto ucciso in passato.
Di Ciro Giso
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