
I nomi di Andrea De Fazio e Marcello Giannini potrebbero non essere noti a molti. Eppure è quasi certo che li abbiate sentiti suonare almeno una volta nella vita. In una chiacchierata nel cuore di Bagnoli, ci hanno raccontato le loro principali ispirazioni, le loro esperienze e lo stato della cultura musicale sul nostro territorio.
Entrambi originari di Napoli, entrambi studiano jazz: Andrea De Fazio si siede alla batteria, mentre Marcello Giannini mette le mani sulla chitarra. Le loro carriere iniziano divise, ma in seguito arriveranno ad incrociarsi in più momenti. Circa 15 anni fa iniziano a suonare nel napoletano con due gruppi: Marcello negli Slivovitz, Andrea nel Revenaz Quartet. Agli occhi di chi ne faceva parte, già si figurava un revival dell’attitudine del Neapolitan Power, ovvero i protagonisti della golden age della musica napoletana: i Napoli Centrale, Pino Daniele, Tullio De Piscopo… Marcello ci ha spiegato così quell’attitudine: «Come loro all’epoca prendevano dalla roba straniera, anche noi abbiamo preso dalla roba straniera. Abbiamo ascoltato un sacco di Pino Daniele e siamo stati influenzati. Ma alla fine il funk lo prendi da James Brown, il fusion lo prendi da Miles Davis. Noi abbiamo portato avanti quella curiosità, come ce l’aveva quella generazione». Quel sound che mischiava elementi funk, jazz, rhytmn e groove con la world music, da loro interpretato anche in un’ottica più disco, progressive ed elettronica. Difatti, da lì in poi Andrea ha fatto esperienze europee suonando con Erlend Øye (Kings of Convenience), fino ad arrivare a collaborare in più di 40 album di progetti come Fitness Forever, The Funkin Machine, Parbleu e Colapesce Dimartino. Insieme a Marcello, che invece ha suonato anche con il jazzista Enrico Rava, hanno rappresentato dei precursori di questa nuova ondata caratterizzata dalla ricerca di un nuovo sound jazz/funk napoletano.
Nonostante le ottime premesse, queste sonorità avevano molta difficoltà ad arrivare a suonare a nord di Roma. A dargli un po’ di visibilità arrivò da Berlino il duo dei Nu Genea, composto da Lucio Aquilina e Massimo Di Lena, che ha saputo raccogliere tutte quelle “macerie” lasciate dal jazz-funk napoletano e saputo fare una fusione in un prodotto più popolare con le uscite di Nuova Napoli (2018) e Bar Mediterraneo (2022). Ed è nel corso di questi anni che Marcello e Andrea, insieme alla superband dei Nu Genea, si sono proiettati sulla scena internazionale e hanno avuto la possibilità di portare i loro strumenti da Napoli fino ai migliori festival europei di Amsterdam, Berlino, Parigi, Oslo… Marcello ci ha raccontato di quelle esperienze: «Se hai un buon progetto l’attenzione del pubblico là c’è, qui in Italia di meno. All’estero c’è la curiosità, un bacino di utenza e, soprattutto, degli spazi che noi qui nel nostro Paese non abbiamo. Tutto ciò è soprattutto dovuto dal divario economico e culturale con l’Italia. Basti pensare che qui a Napoli c’era l’Italsider, e noi all’epoca ci siamo respirati l’amianto per sentire Jamiroquai (in occasione del Neapolis Festival, ora cancellato. NdR)». Anche Andrea ha sottolineato che «in Europa si sono accorti che c’era una sorta di fabbrica di musicisti a Napoli, dove si produce un sacco di musica ma si suona pochissimo perché gli spazi non ci sono. Noi siamo esportatori. La cultura musicale in Italia è stata deviata anche da tante restrizioni: c’è chi ascolta più superficialmente, mentre pochi ne fanno una passione scoprendo nuova musica».
I Nu Genea hanno rappresentato anche un trampolino di lancio per questi due musicisti, aprendogli le strade a molte altre esperienze. Di fatti insieme hanno creato un duo mathrock: Arduo. In seguito in un trio denominato Psychè (con Paolo Petrella) il loro sound jazz/funk ha assunto anche note più psichedeliche. Infine nel 2023 hanno preso parte anche al progetto di Bassolino, in cui questo stesso sound si è inserito in un immaginario stile anni ’70, primo repubblicano e della malavita della sceneggiata napoletana.
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