
A Napoli la periferia non è soltanto un margine geografico: è una traiettoria di vita. È il luogo in cui si nasce con lo stesso talento, ma con molte meno possibilità di esercitarlo. Qui il futuro è una negoziazione quotidiana tra sogni, limiti e opportunità negate. Il report “Giovani e periferie” restituisce l’immagine di una città attraversata da una frattura profonda, dove intere generazioni crescono sospese tra aspirazioni forti e possibilità fragili.
I dati – presentati alla Camera dei deputati dalla Fondazione “Con i Bambini” e da “Openpolis” – fotografano una situazione allarmante. Numeri che aiutano a comprendere le radici di un disagio giovanile sempre più precoce e il legame strutturale tra povertà educativa, dispersione scolastica ed esclusione sociale. Ne emerge il quadro di un sistema educativo e istituzionale che fatica a reggere l’urto delle disuguaglianze.
A pesare come un macigno sono innanzitutto le condizioni economiche. A Napoli, così come a Catania e Palermo, almeno una famiglia su sedici vive in una situazione di grave disagio: nuclei con figli, guidati da un capofamiglia sotto i 64 anni, senza redditi da lavoro né pensione. Una quota fino a quattro o cinque volte più alta rispetto alle grandi città del Centro-Nord. Ma la frattura non corre solo lungo l’asse Nord-Sud: attraversa le stesse città. A Napoli si passa dal 3% di famiglie in difficoltà in quartieri come Arenella e Vomero al 9,2% di San Pietro a Patierno.
Lo stesso squilibrio emerge sul fronte dell’istruzione. Il Sud continua a registrare i tassi più elevati di abbandono scolastico precoce: oltre il 25% dei giovani a Catania lascia la scuola prima del diploma, il 19,8% a Palermo e il 17,6% a Napoli. Proprio il capoluogo partenopeo rappresenta un caso emblematico. Qui la fascia tra i 10 e i 19 anni costituisce il 10,9% della popolazione, ben al di sopra della media nazionale. Ma anche in questo caso la distribuzione è diseguale: nella Municipalità 6 – Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio – gli adolescenti arrivano al 12,1%, mentre a Bagnoli-Fuorigrotta scendono al 9,8%.
È negli stessi territori che si concentra il disagio più profondo. A San Pietro a Patierno la percentuale di famiglie con figli in grave difficoltà economica raggiunge il 9,2%, contro una media comunale del 6%, tra le più alte in Italia. La condizione sociale delle famiglie incide dunque sulle opportunità educative delle nuove generazioni, alimentando il rischio di dispersione scolastica.
A Napoli il 17,6% dei giovani tra i 18 e i 24 anni interrompe gli studi prima del diploma o di una qualifica. Tra i figli di genitori senza titolo di studio superiore la percentuale sale al 25,2%. Anche qui la città appare spaccata: al Pendino quasi un giovane su tre abbandona la scuola in anticipo, mentre all’Arenella la quota si riduce al 5%.
Cifre che raccontano un rischio sociale concreto, spesso preludio alla condizione di Neet – ossia ragazzi e ragazze che non studiano e non lavorano, ai margini della società. Non a caso, a Napoli quasi tre giovani su dieci tra i 15 e i 29 anni non studiano e non lavorano: il 29,7%, terzo valore più alto tra i capoluoghi metropolitani, dopo Catania e Palermo. Anche in questo caso Pendino e Arenella rappresentano i due estremi, con percentuali rispettivamente del 38% e del 18,5%. Di fronte a questo scenario, la scuola può giocare un ruolo decisivo come presidio educativo e sociale.
Come ha sottolineato Marco Rossi-Doria, presidente di “Con i Bambini”, questi dati restituiscono l’immagine di periferie in cui “i giovani continuano a scontare profonde disuguaglianze nell’accesso ai servizi educativi, culturali e sociali”. Una vera e propria “trappola della povertà educativa”, in cui “condizioni familiari fragili, rischio di abbandono scolastico e difficoltà di inserimento lavorativo si rafforzano a vicenda. Il rapporto invita quindi a superare letture stigmatizzanti del disagio giovanile proponendo politiche pubbliche basate sui dati, integrate e capaci di agire sulle specifiche necessità di ogni territorio”, ha concluso il presidente.
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