
Come si approccia un ragazzo che fa musica in cerca di fortuna a Caserta? Quali sono le difficoltà e i costi per un artista che vive qui? Sono domande che io e Eppe Man (Giuseppe Monaco) ci siamo fatti riscontrando che, vuoi o non vuoi, è dalle stesse difficoltà che possono sbocciare le più interessanti opportunità, gli argomenti da tirare fuori, una nuova prospettiva che ci sorprenda ancora. «Le cose difficili ci sono e sono necessarie. Il punto è riuscire a valorizzare il bello che c’è nel tanto brutto. Bisogna cercare in queste realtà complicate quella che potrebbe essere l’arte che ne deriva».
Ci mancherebbe quindi soltanto qualcuno che sia lì con la lente d’ingrandimento a cercare le risposte. Ma è proprio nella ricerca che si comincia l’opera di valorizzazione di un rap che non vediamo su Netflix. E i rioni e le strade di Caserta hanno storie da raccontare. Eppe Man ci dice: «Nei miei testi analizzo ciò che vedo e descrivo la mia percezione della realtà. Come disse Tormento: “uno scemo si mette a scrivere per non comprimere, imparare a non reprimere”».


Eppe è appunto un ragazzo che si procura da vivere tra gli enormi problemi di lavoro precario esistenti in questa città e la musica rap. Il suo primo EP è uscito da qualche giorno e si chiama “Musica di vario genere” (ascoltalo qui). «Scrivo da circa dieci anni: ho iniziato con le poesie, ma dopo aver ascoltato “60 Hz” ho capito di voler cantare le mie strofe e dare un ritmo ai miei pensieri. La musica rappresenta per me un mezzo di crescita e di confronto, per comprendere meglio me stesso e veicolare messaggi che possano far aprire gli occhi e provare emozioni che solo la parola giusta, unita alla nota giusta, possono suscitare. Già il fatto che il mio messaggio arrivi a qualcuno, per me è tanto».
Ma sulla questione di come si possa esprimersi con la musica, abbiamo fin da subito accertato che la problematica finanziaria rappresenta un primo ostacolo. Sia quando ti approcci al circuito musicale e sia per il lavoro che permette di investire su questi progetti. Certo! Perchè molti di questi ragazzi, per guadagnare qualcosa e per pagare i costi che la musica oggi necessita, vanno a lavorare: chi lavora nella ristorazione, chi fa magazziniere, chi davvero vive alla giornata. E questo lavoro è spesso sottopagato.
Cosa potremmo fare innanzitutto per questi giovani artisti? «Si potrebbe, ad esempio, iniziare a pagarli onestamente questi ragazzi». Oggi non possiamo più scindere lavoro e musica. Il messaggio è che la musica oggi non è gratis ed è giusto così. Ma per farla, per cercare di restare sul quel pianeta, gli investimenti sono ingenti. Poi, se riuscissimo finalmente a considerare anche la musica come un lavoro, qualche beneficio potremmo presto riscontralo.

Affrontare le sfide che i giovani artisti incontrano richiede un impegno collettivo da parte della società, dell’industria musicale e delle istituzioni culturali. Le politiche pubbliche che sostengono la cultura e le arti sono essenziali per garantire che gli artisti emergenti possano accedere a risorse finanziarie e opportunità di formazione. Inoltre, è importante che l’industria musicale riconosca il valore del lavoro degli artisti e offra condizioni contrattuali e compensi equi. La trasparenza e la parità di trattamento sono fondamentali per garantire che gli artisti possano concentrarsi sulla loro arte senza doversi preoccupare costantemente delle loro finanze.
Il pubblico ha un ruolo fondamentale nel sostenere i giovani artisti. Sostenere la musica locale, acquistare musica e merchandising degli artisti e partecipare ai concerti sono modi tangibili in cui gli appassionati possono contribuire a sostenere la prossima generazione di talenti musicali.
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