
Dopo la sentenza CEDU e l’istituzione del Commissario Unico di Bonifica, è in atto un radicale cambio di approccio da parte delle istituzioni competenti su “Terra dei Fuochi”.
Prima di analizzare, congeliamo una premessa essenziale. L’interramento di milioni di metri cubi di rifiuti tossici nelle aree del casertano e del napoletano è iniziato almeno negli anni ’80. Il fenomeno criminale, grazie al binomio malapolitica e clan, ha avuto una conseguenza ancora oggi riscontrabile: nelle aree interessate dall’interramento, l’incidenza di determinate patologie tumorali è nettamente superiore. Un caso emblematico è rappresentato dall’eccesso di ricoveri per leucemie nella provincia di Caserta, come evidenziato dal Rapporto ISTISAN del 2015 redatto dall’Istituto Superiore di Sanità.
L’interramento dei rifiuti non era l’unica attività del business criminale: vi erano (e vi sono) gli incendi nei siti di stoccaggio dei rifiuti, o quelli che interessano ampie discariche abusive.
Le radici storiche e politiche, sino alle conseguenze sulla salute dei cittadini, sono state la miccia per numerose proteste, come quelle di Acerra nel 2014. Oggi di quell’esperienza restano i brandelli, ma soprattutto a essere cambiato radicalmente è l’approccio storico e scientifico delle Istituzioni su quel dramma.
Nei giorni scorsi, durante una riunione a Caivano, il capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabio Ciciliano, ha tracciato un’inedita linea di analisi scientifica: “I tumori nascono con tanti anni, quindi l’analisi che va fatta deve andare molto dietro nel tempo e non può essere utilizzata per le analisi acute. Mentre le patologie respiratorie sono un esempio di quelle situazioni in cui si può agevolmente vedere quella che è la correlazione eventuale tra il fuoco e l’aumento delle patologie respiratorie, oppure l’aggravarsi di patologie respiratorie di cui le persone già soffrono”.
In pratica, Ciciliano afferma che bisogna ora concentrarsi sulle patologie respiratorie derivanti dai fumi piuttosto che focalizzarci sui tumori. Così la strategia messa in campo dai principali attori istituzionali coinvolti, diventa un chiaro dietrofront sull’analisi scientifica del problema, in barba a quanto stabilito dalla sentenza CEDU. La Terra dei Fuochi viene ricondotta, almeno per ora, ai roghi dei cumuli di rifiuti. La priorità è limitarli, e le conseguenze sanitarie di quell’attività criminale si misurano sulle patologie respiratorie, non su quelle tumorali.
L’idea è rompere il nesso con i livelli di incidenza tumorale nei territori colpiti, limitando gli effetti sulla salute alle sole patologie respiratorie. È una strategia politica che nulla ha a che vedere con la verità scientifica, così come non inquadra le conseguenze sulla salute derivanti dall’interramento di rifiuti speciali nei terreni casertani e napoletani. Quelle popolazioni hanno continuato a morire per determinate patologie tumorali più dei cittadini di altri territori, ma ora non c’è più bisogno di capire perché e come.
Sulla scorta di una nuova consapevolezza si plasma una “Terra dei Fuochi”, che vuole scrollarsi di dosso l’ingombro di un passato ancora da chiarire, di bonifiche mai attuate (concluse solo tra il 4-5%) e di un’incidenza tumorale tra i residenti ancora “inspiegata”. Di questa strategia, che dalla politica passa alla scienza, vediamo gli ulteriori segnali.
Secondo questa nuova direttiva politico-scientifica, non è più prioritario intensificare i controlli sui siti di stoccaggio del casertano che continuano ad andare a fuoco senza colpevoli. Su quest’ultimo punto, sempre a Caivano, abbiamo avuto un’anteprima della strategia repressiva: si è deciso di circoscrivere i 10 milioni di euro alla rimozione dei cumuli, all’installazione di videocamere di sorveglianza e al potenziamento dei controlli con agenti in strada.
Nulla c’è nulla in merito ai controlli agli impianti di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, ancora il cuore pulsante del business criminale come ci mostrano gli incendi estivi nelle aree industriali.
Oltre allo scandalo del Registro Tumori, di cui non disponiamo dati aggiornati da quattro anni, c’è un completo dietrofront su qualsiasi azione di biomonitoraggio delle popolazioni residenti, come esplicitato dal nuovo direttore dell’ASL di Caserta, Antonio Limone. In tal senso non sapremo mai davvero l’impatto sulla salute pubblica di un fenomeno iniziato negli anni ’80, che ha al centro una filiera ancora attenzionata dal business mafioso, come dimostrano i recenti arresti tra Caserta e Napoli.
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