
“La pelota no se mancha”. Così Diego Armando Maradona concludeva il suo emozionantissimo discorso per l’addio al calcio
“Il pallone non si macchia”. Perché essere stato il più grande di tutti i tempi a Diego non bastava, lui sapeva che il calcio era dalla gente, era fatto di emozioni, di sacrificio, di sofferenze e di gioie. Ed è un’immensa fortuna che con il terremoto calcistico messo in atto in queste ore, lui non sia qui ad assistervi. Non avrebbe mai retto un simile attentato alla sua “pelota”.
L’eventuale messa in atto della Superlega, nuovo campionato per soli ricchi club, sarebbe un durissimo colpo per il sistema calcio come noi tutti lo intendiamo oggi. Il gap tra le squadre più blasonate d’Europa e le cosiddette “piccole” si estenderà fino ad un punto di non ritorno. Si stima che grazie all’inserimento delle banche americane, ogni club della Superlega guadagnerà circa 400 milioni, staccando quindi nettamente il resto delle squadre nei propri paesi. I dodici club fondatori tra cui le nostre Milan, Inter, Juve, hanno iniziato la loro battaglia personale alla Uefa e alla Fifa. La SuperLega cercherà di innalzare il livello dello spettacolo mondiale calcistico, lanciando una competizione fatta esclusivamente di big match. A fare da padrone in questo contesto saranno i diritti tv. Una lega formata da 20 delle squadre più forti di Europa, competizione che si baserà esclusivamente sulla vendita e sugli introiti dati dall’appeal dei match proposti.
Le squadre francesi e tedesche, per ora escluse per propria scelta dalla Superlega, hanno appoggiato all’unisono la nuova tipologia di Champions League emanata dalla Uefa nella giornata di ieri. In Inghilterra, paese in cui il calcio è nato, nessun tifoso ha espresso un solo pensiero favorevole alla privatizzazione del loro amato soccer. I supporters del Liverpool, squadra tra le dodici fondatrici della Superlega, hanno appeso fuori all’Anfiled Road striscioni di totale disapprovazione verso la scelta del proprio presidente di far parte del nuovo torneo.
A Londra i fans di Arsenal, Chelsea e Tottenham minacciano di disertare le partite future dei propri club se non abbandoneranno l’idea di SuperLega al più presto. Ancora in Inghilterra hanno fatto terribile scalpore le parole di Gary Neville, capito storico del Manchester United, il quale si è detto deluso dal comportamento della sua squadra del cuore, chiedendone l’estromissione immediata dalla Premier League e una multa salatissima per aver aderito alla SuperLega. Numerosi calciatori che si sono trovati all’improvviso in un vero e proprio ciclone calcistico. Molti non avrebbero appoggiato le scelte dei loro presidenti, ritenendo esagerata e non attuabile un’idea forte come quella promossa da Perez e Agnelli, i due ideatori principali della “nuova Champions”.
Contro la SuperLega si sono schierati anche i principali leader politici europei. Da Boris Johnson a Macron, passando per Draghi, tutti hanno espresso un voto negativo alla privatizzazione definitiva del calcio, dimostrando piena solidarietà alla Uefa e alla Fifa.
I veri sconfitti da tutta questa situazione saranno sicuramente i tifosi, di piccoli e grandi club. Che nasca la SuperLega, o che vinca la battaglia la Uefa, a trionfare saranno sempre ed esclusivamente i soldi. Eppure alla gente basta veramente poco per sentirsi felice mentre assiste ad una partita di calcio. Basterebbe essere corretti, mettere tutti nella condizione di potersi esprimere al massimo, e dando ad ogni club il proprio giusto valore. La nascita della SuperLega eliminerebbe la possibilità di parlare del Napoli di Sarri, del Leicester di Ranieri, della Grecia del 2004. Un mondo così importante come quello del calcio non può essere messo in ginocchio da pochi. Qui si lederebbe la concezione di meritocrazia sportiva e di divertimento puro.
“La Pelota no se mancha”, diceva Diego. Ma adesso la pelota si sta sgonfiando, e non sarà facile farla rimbalzare di nuovo.
di Alessandro Robustelli
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