
«L’idea di base è parte di un progetto avanzato dalla Proloco e dal Maestro Giovanni Tariello. L’idea è quella di rivalorizzare il centro storico, adornando con pittura murale le case antiche. Si vuole realizzare la proposta di Castel Morrone come “Museo a cielo aperto”».
Per gli antichi egizi il concetto di morte non aderiva propriamente a quello espresso dalla nostra cultura – morire come abbandono del proprio corpo e del mondo terreno – ma la morte significava, più precisamente, sprofondare e perdersi nel vuoto dell’oblio. Come ciò poteva accadere? Semplicemente non pronunciando più il nome della persona defunta. Pertanto, un uomo non sarebbe morto nel momento in cui la sua stessa anima si sarebbe allontanata dalla vita, ma sarebbe morto se nessuno non avesse mai più pronunciato il suo nome, dimenticando per sempre la sua identità. A noi tutto ciò appare inconsueto, inusuale, eppure non troppo distante.

Quante storie di esperienze personali, di relazioni umane, il mondo ha osservato realizzarsi, trascorrere e poi scomparire? Raccontare è ricordare, ma forse in modo più incisivo è soprattutto far rivivere. Se tu fossi passato qualche anno fa per le strade di Castel Morrone avresti, credo, apprezzato la delicatezza di un paesaggio agreste e collinare, ti saresti forse innamorato del suo particolare verde e delle sue sinuosità visive;
Castel Morrone ha partecipato della Grande come della Piccola Storia, e neanche due secoli fa, il 1° ottobre del 1860, il maggiore Pilade Bronzetti sacrificava sull’altura del paese la sua vita per offrire all’Italia l’agognata unità politico-amministrativa. Questa la sua storia più nota, ma di fianco ad essa, tante altre storie di tan- te altre vite che attendono di essere richiamate alla vita quando raccontate. Prima dicevo: «se tu fossi passato qualche anno fa per le strade di Castel Morrone», ma se tu oggi passassi per le stesse strade avresti indubitabilmente una percezione diversa del posto perché alcune di quelle storie sono rivissute, raccontate dalle mani di Carlo Villano, esse abitano e popolano le pareti del centro storico ed instaurano vivi dialoghi con i passanti.
Carlo, ci parli del tuo lavoro?
«L’idea di base è parte di un progetto avanzato dalla Proloco e dal Maestro Giovanni Tariello. L’idea è quella di rivalorizzare il centro storico, adornando con pittura murale le case antiche. Si vuole realizzare la proposta di Castel Morrone come “Museo a cielo aperto”».
Cosa hai voluto rappresentare?
«Ho voluto raccontare una scena di vita quotidiana morronese. Sul percorso pedonale del centro storico della Castelluccia (località del paese) sbuca l’angolo di una casa. Sul versante frontale ho voluto rappresentare un contadino di Castel Morrone, in attesa, con un mazzo di fiori fra le mani; sul versante laterale, dall’altra parte dell’angolo, una contadina che ritorna a casa. Quest’opera l’ho intitolata “L’amore dietro l’angolo” per più motivi. Ha un valore figurativo: l’amore per la contadina è dietro l’angolo; ma voglio che abbia un valore analogico in cui chiunque possa rispecchiarsi. Inoltre, l’amore dietro l’angolo è anche l’amore per le piccole cose, per le cose semplici, come può essere l’attesa di una persona cara. È l’amore espresso dalle piccole cose che compongono la nostra quotidianità, le piccole bellezze che la rendono ricca. Ho dipinto figure monocromatiche, questo perché la loro realtà sfuma nella storicità, in un tempo indeterminato: queste figure sono parvenze, presenze, testimoni di una vita e di un amore che si ripete ogni giorno».
Ci sono altri lavori legati a questo progetto?
«“L’amore dietro l’angolo” è un lavoro che si affianca ad altri lavori realizzati nel passato e altri che ho intenzione di realizzare per il futuro. L’idea della Proloco è quella di adornare progressivamente tutto il paese di pittura murale, creando così un centro abitativo colorato e dipinto. A me piacerebbe anche che i dipinti fossero accompagnati da versi, da poesie che i passanti possono leggere».
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