
Dopo le dimissioni del Presidente Mario Draghi, è partita ufficialmente la campagna elettorale – sotto l’ombrellone, dato il periodo estivo – in vista delle imminenti elezioni del 25 Settembre. In questi giorni, i partiti e le coalizioni stanno elaborando i lori programmi di governo.
A destra la situazione è abbastanza chiara: Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno espresso la loro coalizione che, ad oggi, sembra essere favorita nei sondaggi e la più accreditata a vincere le prossime elezioni (45/47%). Questo, stando sempre ai sondaggi che – chiariamo – in questi anni non sono stati necessariamente “legge” (vedi Trump contro la Clinton). A sinistra, regna uno spesso strato di incertezza. Dopo il valzer Letta-Calenda, oggi la coalizione del segretario dem conta le alleanze con Fratoianni, i Verdi, +Europa e lo scissionista Luigi Di Maio con il suo nuovo movimento Impegno Civico. Questa coalizione è data al 30% circa. Completano, quindi, il cosiddetto “Terzo Polo” del neonato accordo tra Matteo Renzi e Italia Vita con Carlo Calenda e Azione (meno del 10%). Al 10% è il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.
Per quanto delicato, il tema che questa campagna elettorale sta portando avanti non sembra essere legato a qualche tema in generale – pensiamo ad esempio alla flat tax, o alla riforma del RdC, all’ambiente, al salario minimo – ma alla paura del rischio di un ritorno al fascismo. Per quanto chi vi scrive è assolutamente lontano da qualsivoglia ideologia totalitaria, ritengo necessario portare il livello di questa discussione su di un piano almeno riflessivo.
Innanzitutto, se oggi il centrodestra è quotato come possibile vincitore delle prossime elezioni, ci fa pensare a come in questi anni la sinistra italiana abbia perso consensi ed elettori grazie ad una incapacità di incontrare le esigenze proprio dei suoi principali elettori. Una sinistra snaturata, immobile, incapace di ricostituirsi sotto una precisa e chiara identità politica dopo la segreteria di Matteo Renzi. Mettiamo in conto che, nel corso di questa ultima legislazione, più volte il principale partito di sinistra – il Partito Democratico – non ha saputo (o non ha potuto) esprimere una sua maggioranza di governo. Diciamoci che, a forza di puntare su governi tecnici, l’anima di sinistra del PD si è smaterializzata inseguendo a tutti i costi l’agenda Draghi, perdendo di vista le necessità dei cittadini e le urgenze sociali del Paese.
I mali del Partito Democratico non si fermano all’inseguimento spasmodico di una agenda Draghi, ma si addizionano alle accuse di fascismo rivolte alla candidata Premier Giorgia Meloni. Una considerazione a riguardo: abbiamo parlato della più brutta campagna elettorale di sempre. Questo perché i temi e i programmi – soprattutto di una forza che si attesta il diritto di professarsi progressista e democratica – sono stati messi in secondo piano per dare spazio ad una campagna incallita contro Giorgia Meloni. Quelli che mancano, sono gli argomenti contrari alla Meloni poiché non basta annunciare il rischio di un ritorno al fascismo. Il concetto è che molti elettori di sinistra si stanno chiedendo se veramente il Partito Democratico sia di sinistra. Cosa diversa per l’elettore di destra che sa con chiarezza quali sono i temi proposti da Giorgia Meloni di cui, specifichiamo, ognuno può essere contrario o meno.
Ora, il passato della leader di Fratelli d’Italia è chiaro, così come le origini del suo partito. Stiamo parlando di un partito che sicuramente ha delle ispirazioni di quella che era l’estrema destra. La Repubblica, sottolinea la simbologia del partito della Meloni, andando ad incanalare la discussione sulla fiamma presente nel logo di FdI. In questo caso, concentrare la campagna elettorale sul passato di questo o quel politico, è assolutamente deleterio poiché non sposta i voti a proprio favore ma permette una polarizzazione che, alla sinistra italiana, può nuocere irrimediabilmente. Si è annidata, negli ambienti chic o meno chic della sinistra progressista italiana, la concezione che essere di destra voglia dire essere, di conseguenza, fascisti. Questo favorisce un pensiero unico altamente fastidioso, di cui la destra sta approfittando. Un calcolo assolutamente sbagliato che anche i media stanno commettendo, aizzando dei polveroni insignificanti che giovano paradossalmente alla “concorrenza”.
Neanche la maggior parte dei media sta capendo che agli Italiani, oggi, interessano sicuramente più i temi e i programmi concreti che le scorribande su presunte identità legate al ventennio. Questo perché, come è ormai acclarato, le identità in generale – politiche, nel nostro caso – non esistono più. Assistiamo inermi a cambi di casacca repentini, spettacolini improbabili di personalità politiche – di destra, di sinistra e di centro – che rinnegano una loro identità che in passato ha dato loro la possibilità di sedere in tavoli istituzionali di primo piano. Insomma, abbiamo capito come non mai che oggi non bastano temi e programmi, ma accuse e fango per delegittimare l’avversario.
E il prezzo da pagare per questa assurda tattica, è una consequenziale perdita di consenso. In chiusura, un consiglio: la campagna elettorale è fatta proprio per parlare appunto di temi e di programmi. Perché non sfruttare questa occasione per combattere Giorgia Meloni sul campo delle idee concrete per il Paese? Perché abbassarsi a dar conto esclusivamente ad “inchieste giornalistiche” che niente possono dare al fine di contribuire attivamente ad una sincera riflessione sulla condizione del nostro Paese? Di questo, gli elettori se ne sono accorti.
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