
In Italia da anni si assiste ad un processo divenuto ormai irreversibile, quello dell’astensionismo, ovvero l’atto con il quale i cittadini non esercitano il diritto al voto. Un tema quest’ultimo, divenuto molto discusso negli gli ultimi anni, complici i dati sempre più evidenti che testimoniano una caduta nell’oblio. Le ultime elezioni nazionali, quelle tenutesi a settembre 2022, hanno registrato il dato più basso di sempre alle urne con una percentuale di votanti del 63,9%. Per renderci conto di quanto l’astensionismo sia una piaga cruciale per il nostro paese, basti pensare che nel 1976 i dati di affluenza alle elezioni registravano il 93,4% di votanti. Questo lento e progressivo tracollo è certificato da un dato inconfutabile quello rappresentato dal calo di votanti alle tornate elettorali, tra il 2008 e il 2022 la quota di elettori che si sono recati alle urne si è ridotta di quasi 17 punti percentuali. Il tema dell’astensionismo passa dall’apparente disinteresse dei giovani verso la politica intesa in senso globale. I tanti intellettuali e pensatori che vivono serrati nei salotti dei talk show politici, omologano i giovani come disinteressati e manchevoli di valori fondamentali per impegnarsi politicamente, ma sarà veramente così? È questa la reale risposta ad un fenomeno così complesso?
È sicuramente un tema difficile da affrontare che talvolta viene considerato marginale nella discussione pubblica. Il primo passo per analizzare questo fenomeno deriva dall’analisi dei territori e dei comuni, che rappresentano la culla della formazione dei giovani. In troppe città italiane e nello specifico quelle del sud del paese è possibile verificare un’assenza di luoghi di cultura e di discussione pubblica. Nello specifico la provincia di Caserta si conferma come la seconda provincia italiana con la più alta percentuale di famiglie in potenziale disagio economico, circa il 7,6%. Per ritornare ai luoghi di cultura, la provincia di Caserta registra il numero più basso di biblioteche di tutta Italia, difatti possiede per ogni 1000 abitanti residenti tra i 6 e 17 anni solo 1,2 biblioteche. Basti pensare che la penultima provincia con meno biblioteche d’Italia è Palermo con un dato di 4,2 ovvero il doppio della provincia casertana. Più della metà dei comuni della provincia di Caserta non possiedono una biblioteca, un dato allarmante, che dovrebbe preoccuparci tutti. La cultura va di pari passo con la politica, il sapere è alla base dell’interessamento al proprio futuro e quello della propria comunità. La politica locale non è più attrattiva per i giovani, che troppo spesso non hanno i mezzi per emergere e manifestare il proprio interesse. Inoltre, la mancanza di centri di discussione pubblica nel territorio, alimenta la distanza tra le istituzioni e le giovani generazioni. Occorre sopperire a queste mancanze, altrimenti i dati sull’astensionismo peggioreranno sempre di più e il paese si ritroverà spaccato, in due metà, una rappresentata da chi oggi gestisce il potere e le cariche pubbliche e dall’altra una generazione che urla, sbraita ma alla quale non viene concesso il diritto al futuro.
L’opinione pubblica troppo spesso si limita a trattare il problema della lontananza dei giovani dalla politica locale, con un’analisi di facciata, sottovalutando degli elementi importanti. Si parla troppo spesso di disinteresse delle nuove generazioni verso la politica, sottolineando come la gioventù non sia interessata ai valori della comunità e dell’altruismo. Evidenziando come i giovani snobbino le cariche pubbliche, il diritto al voto e la vita politica del paese. Abbiamo affrontato il tema con Francesco Cacciapuoti un giovane attivista ed attualmente Consigliere Comunale con delega alle politiche giovanili, beni confiscati, sport e patrimonio presso il Comune di Giugliano in Campania (Na) e membro di ANCI giovani.
Cosa ne pensa della forte distanza tra i giovani e la politica locale?
«È un fenomeno allarmante e pericoloso e la politica è sempre più distante dalle problematiche che interessano i giovani e di conseguenza la distanza resta tale. Sui temi più sentiti dalle nuove generazioni, la politica soprattutto quella locale negli anni si è dimostrata anni luce lontana dallo sviluppo della società. La politica negli anni si è allontanata dai cittadini creando un vuoto di idee e ideali e i giovani che in passato rappresentavano il tassello fondamentale nello sviluppo dei partiti, con la definitiva estinzione di quest’ultimi, si sono ritrovati senza i mezzi per emergere politicamente. Soprattutto nei i territori e nelle periferie queste mancanze sono più evidenti e troppo spesso le figure che si candidano a ricoprire degli incarichi politici non attraggono le nuove generazioni, facendo calare l’affluenza alle urne ai minimi storici. Ad oggi c’è una reale mancanza di giovani disposti ad impegnarsi politicamente. Basti pensare che per le elezioni amministrative del 14 e 15 maggio per l’intera provincia di Napoli sono stati eletti solo otto giovani consiglieri in un’età compresa tra i 18 e i 35 anni su un numero di 80 nuovi consiglieri eletti. Questo dato certifica una disaffezione dei giovani verso la politica istituzionale e sulla volontà di ricoprire dei ruoli in prima persona. Per ridurre la distanza tra la politica e le nuove generazioni, occorre affrontare i temi più sentiti dai giovani, comunicando in un linguaggio diretto e risolutivo. Ad ogni tornata elettorale veniamo accecati dal solito slogan “diamo spazio ai giovani” quando a conti fatti siamo consapevoli che questo spazio non c’è mai stato per i giovani che troppo spesso vengono utilizzati solo come portatori di voti in grosse coalizioni politiche. A Giugliano in Campania (Na) dove attualmente ricopro il ruolo di consigliere comunale, noi giovani abbiamo dato un concreto supporto alla colazione che ad oggi amministra la città, ma la volontà di fare spazio al futuro non c’è mai stata. Noi con coraggio e determinazione ogni giorno facciamo forza per abbattere quei vecchi muri che impediscono il concretizzarsi del rinnovamento nella classe politica».
Quali sono le difficoltà che un giovane amministratore affronta in un comune complesso come Giugliano?
«In una città con una classe politica composta prevalentemente da vecchi politici, la difficoltà principale è quella di essere preso sul serio di essere considerato unicamente per il contributo politico che si riesce a dare. Troppo spesso i giovani vengono considerati come un pericolo, perché “inesperti” o pericolosi per la loro distanza da alcune logiche di vecchio stampo politico. I giovani amministratori come me vengono isolati e in alcuni casi poco considerati».
Come può ad oggi un giovane che è interessato alla politica emergere nei nostri territori? Che strada deve percorre per non inciampare nei vecchi meccanismi politici?
«Per fare politica sui territori occorre “appartenenza” ed un legame profondo con il proprio territorio un senso viscerale con la propria terra. Il primo passo per impegnarsi politicamente passa senza dubbio dall’attivismo, sui territori è fondamentale partecipare attivamente alla vita pubblica della città. Occorre sentire proprie le problematiche della città che si vive, conoscere concretamente le lacune del proprio territorio».
Quale ruolo svolge Anci giovani e che tutele offre ai giovani politici?
«Anci giovani Campania è sicuramente un luogo di rappresentanza e di dialogo a che a mio parere dovrebbe funzionare di più e meglio. Ad oggi nonostante l’impegno di Anci giovani c’è una profonda crisi di rappresentanza dei giovani impegnati in politica, sempre meno giovani vengono eletti nei consigli comunali e sempre meno giovani concorrono nelle campagne elettorali, abbiamo pochissimi sindaci giovani in Campania. Anci è un organo fondamentale per portare la voce dei giovani amministratori all’intero delle stanze del governo, l’Italia nasce e si basa sui comuni, ma la distanza tra i territori e il governo centrale è troppa, il nostro compito è quello di cercare di ridurre questa distanza».
La mancanza di centri di aggregazione e di luoghi di cultura sono secondo lei degli elementi che aumentano la disaffezione dei giovani verso la politica locale?
«Dove mancano i luoghi di discussione pubblica abbiamo delle comunità isolate e vuote, dove faticosamente possono nascere dei valori e dei sentimenti che possano condurre all’impegno politico. L’assenza totale di luoghi di cultura come le biblioteche, rappresentano l’inizio di un declino morale e culturale per la generazione che verrà. Le amministrazioni locali soprattutto in Campania, negli anni hanno investito poco nulla nella cultura e sui giovani, che ora sono stanchi e lontani dalla politica. Personalmente credo che la vecchia classe politica abbia fatto il suo corso, alla quale consiglio di andare in pensione, almeno al loro è concesso diversamente da noi. Si facciano da parte e diano spazio alle generazioni future».
I comuni soprattutto quelli del sud Italia hanno una carenza strutturale di centri di aggregazione giovanile e luoghi di cultura dove i giovani possano affinare le proprie conoscenze. Con delle mancanze così evidenti, i giovani sono lasciati in balia del caso, abbandonati alla disaffezione verso la società civile e la cultura politica. In uno scenario come questo, senza una apparente via d’uscita, ogni raggio di luce rappresenta la speranza di risoluzione di una problematica che determinerà negativamente il futuro del nostro paese. Un raggio di luce è sicuramente rappresentato dal “Forum regionale dei giovani”, organo regionale che ha il compito di avvicinare i giovani e le loro esigenze alle istituzioni politiche. Ne abbiamo parlato con Antonio Portaro, Presidente della commissione politiche giovanili Caserta per il forum regionale dei giovani.
Perché la politica locale risulta essere lontana dai giovani dalle loro esigenze?
«Con l’estinzione dei circoli e delle sezioni dei partiti la politica si è allontanata dai territori e di conseguenza ha sottratto ai giovani la possibilità di crescere politicamente e di interfacciarsi con i loro coetanei. Questo elemento ho rotto una catena che permetteva un giusto ricambio nella classe politica. Le amministrazioni locali non hanno poi provveduto ad investire le giuste risorse sui giovani e la loro crescita. I giovani navigano in un vuoto totale, ad Aversa (CE) una volta costato questo vuoto, io ed altri miei coetanei abbiamo fondato “dimensione democratica” una realtà associativa, che ha lo scopo di riunire ed unire i giovani nella discussione pubblica».
Quali possono essere delle soluzioni concreta alla soluzione di questo problema a livello locale?
«Personalmente come rappresentante della commissione giovanile del forum dei giovani per la provincia di Caserta, posso affermare che nei vari comuni in cui sono stato e dal momento in cui i giovani vengono attenzionati, si creano delle energie positive. Si crea un meccanismo perfetto che invoglia i giovani che comprendono il potenziale del forum dei giovani o delle associazioni, che di conseguenza tornano a mettersi in gioco. La classe politica attuale utilizza i giovani come “soldatini da messaggi brodcast”, ovvero utili solo ai propri interessi temporanei. I giovani hanno bisogni di essere valorizzati e stimolati, non possiamo assistere ancora inermi a quello che accade».
I partiti possono essere ancora attrattivi per i giovani?
«A mio parere i partiti negli anni hanno utilizzato i giovani per attività marginali e talvolta hanno contribuito alla distanza che ad oggi c’è tra la politica locale e i giovani. Non possono essere ad oggi lo strumento che può avvicinare i giovani alla politica».
Che attività svolge il Forum regionale dei giovani e in che modo punta a riavvicinarli alla politica?
«Il forum regionale dei giovani rappresenta uno strumento importante per riavvicinare i giovani alla politica, e può farlo attraverso l’attivismo e la partecipazione sui territori. Personalmente come presidente della commissione politiche giovanili del forum regionale, nell’ultimo siamo riusciti a portare lo strumento del forum in molte città della provincia di Caserta. Il forum può essere il primo passo per alimentare il dialogo sui territori e dare risonanza alle nuove generazioni. Questo strumento può contribuire a scuotere le coscienze e risvegliare gli animi e i valori di noi giovani che dobbiamo utilizzare la politica per cambiare in meglio la società».
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