
In Italia siamo abituati a vivere situazioni in cui la nostra classe politica si trova sotto processo: politici che intrecciano la loro vita parlamentare con quella privata, evasione fiscale, rapporti proibiti, notizie scandalistiche e molto altro ancora. Basti pensare che il 4 volte premier italiano, Silvio Berlusconi, in 25 anni di carriera ha aggiunto al suo curriculum 36 processi, di cui 4 in corso, ed uno concluso (Ruby ter). Dall’altra parte della mappa geografica, negli Stati Uniti, le elezioni presidenziali del 5 novembre 2024 sono sempre più vicine ed eventi di attenzione mondiale non sono mancati.
Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti d’America, è accusato di 34 reati dalla magistratura di New York. Nonostante l’impatto che potrebbero avere le accuse, il magnate americano non demorde ed ha tutta l’intenzione di continuare la sua campagna per la candidatura delle elezioni 2024. Se si pensa a Trump e Berlusconi, sono parecchie le cose in comune, a partire dal fatto di essere prima imprenditori e poi politici. Ma l’elemento comune più preoccupante è uno, come fanno a mantenere così tanta credibilità e consensi per il popolo, nonostante i capi d’accusa ed i processi?
Se dovessimo menzionare tutti i 36 processi di Berlusconi, dovremmo letteralmente scrivere un libro, un libro aberrante, ma al tempo stesso comico che ci farebbe fare due domande su chi abbiamo deciso di votare per il nostro paese. Detto ciò, è importante fare riferimento al primo processo di Silvio, presidente del Consiglio dei ministri nel 1994 e nel 2001. Il suo nome compare nelle liste della loggia massonica segreta P2: fascicolo 625, numero di tessera 1816, data di iniziazione 26 gennaio 1978. Confermerà la sua iscrizione alla loggia al processo P2, nel novembre 1993.
Ad oggi la situazione non è migliorata, Berlusconi ed altri manager Fininvest sono indagati a Milano per aver prodotto fondi neri e detratto soldi da Mediaset attraverso meccanismi di compravendita di diritti televisivi. L’indagine è in corso con le accuse di appropriazione indebita aggravata, frode fiscale e falso in bilancio. È indagato nuovamente anche per corruzione giudiziaria. Per quanto riguarda invece il caso Ruby Ter, l’ex premier è stato assolto dal processo milanese perché “il fatto non sussiste”, anche se lo sanno tutti, ma dettagli, siamo in Italia.
Mentre in Italia i processi sono all’ordine del giorno come il menu di una tavola calda, in America, l’impeachment del 4 aprile di Donald Trump ha rappresentato una giornata storica. Negli Stati Uniti, ad essere finiti sotto processo, troviamo tre figure presidenziali: Andrew Johnson, Bill Clinton, entrambi assolti, e Donald Trump. Trump è stato il primo presidente nella storia a subire due processi di impeachment, nel 2019 e nel 2021: il primo per abuso di potere e di ostruzione al Congresso, assolto; il secondo per incitamento all’insurrezione in merito agli eventi di Capitol Hill, assolto. Diverso è invece il caso di Richard Nixon, che nell’agosto del 1974, si è dimesso prima che la Camera dei Rappresentanti votasse per metterlo in stato di accusa.
Se i fatti riguardanti l’accusa di stupro da parte della scrittrice Jean Carroll all’ex presidente si sono conclusi con un semplice risarcimento ed un’accusa di “aggressione sessuale”, diverso è il processo a cui sarà sottoposto Trump nell’ottobre del 2023. Vantando 34 capi d’accusa, il processo civile a Donald Trump e ai suoi figli per frode fiscale inizierà il 2 ottobre 2023. L’accusa è partita dalla procuratrice di New York, Letitia James, secondo la quale l’ex presidente e i suoi tre figli hanno deliberatamente gonfiato il valore degli asset della società di famiglia, in maniera tale da avere condizioni finanziarie più favorevoli dalle banche.
Tra le richieste di spostamento di sede del processo, le negoziazioni sui tempi ed i certificati medici per rinviare le udienze, Silvio Berlusconi e Donald Trump continuano ad essere una figura onnipresente della politica italiana ed americana. I due politici sono accumunati da svariate accezioni: sono sempre stati gli oratori perfetti, i politici di facciata preferiti dagli italiani e dagli americani, quelli che hanno sempre urlato al cambiamento senza mai attuarlo. Quelli che nonostante i rispettivi 36 e 34 capi d’accusa, per le loro capacità oratoria ed i consensi ottenuti, riescono a farsi strada nel cuore dei civili da anni. E a noi basta questo, un politico di facciata?
Tra l’abbronzatura finta ed il botulino evidente, l’ex presidente americano e l’ex premier italiano, confermano che l’immagine è tutto e che di conseguenza, molto spesso, i contenuti passano in secondo piano. Allora cos’è la politica, un gioco a chi dice la frase più bella e convincente? Votiamo il bel discorso fatto durante le campagne elettorali o ci fermiamo a pensare a quello che è stato concretamente messo in atto? Le persone dimenticano in fretta e soprattutto non ascoltano mai la verità. La verità non ci piace, è scomoda, ma la politica non è una bella favoletta preconfezionata, la politica è un fenomeno di rappresentanza fatto di dure realtà che necessitano concreti provvedimenti.
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