
Neanche il tempo di metabolizzare il fatto di avere nuovamente un presidente reazionario alla guida del più importante paese al mondo, che già arrivano le prime indiscrezioni sullo spartito che intenderà seguire in questa sua seconda opportunità. Tale spartito è evidentemente una copia carbone della sua prima esperienza, dato che la prima manovra del magnate pare essere il simbolo del suo mai celato animo negazionista. La fattispecie in questione riguarda infatti una mossa che Trump aveva già fatto nel suo primo mandato: l’uscita dall’Accordo di Parigi del 2015 sul cambiamento climatico.
Il primo tentativo del Tycoon di tirarsi fuori dalla più importante intesa per il contrasto al cambiamento climatico è avvenuto nel 2019, verso la fine quindi del suo quadriennio. Il dietrofront è avvenuto nel giorno stesso dell’insediamento di Joe Biden, ri-firmando l’accordo e annullando quindi i possibili effetti a lungo termine della scelta.
Tutt’altro effetto potrebbero avere quindi una seconda uscita dall’accordo che dovrebbe avvenire, come scrivono il Wall Street Journal e il New York Times, il 20 gennaio. L’atto terrebbe fuori dai giochi il secondo emettitore globale almeno fino al 2028.
La notizia, prevedibile, della volontà di Trump di sfilarsi dalla lotta al cambiamento climatico, è l’ultima goccia di un oceano di fattori sfiducianti che attorniano l’Accordo di Parigi, che appare una realtà profondamente diversa da quella si voleva intendere con la Conferenza del 2015.
Il cambiamento climatico è divenuto l’ultimo tema in ordine di importanza di un Accordo di intesa per il contrasto al cambiamento climatico. Quella che può sembrare una battuta diviene una realtà confermata dalla stessa Von Der Leyen., che ha annunciato di non aver badato molto al clima nella formazione della sua squadra di governo, quanto ad altri temi come “sicurezza e competizione”.
E così può essere trasposta la filosofia attuale delle conferenze dell’accordo. La guerra e i soldi hanno priorità sul riscaldamento globale. E non è solo la sostanza delle riunioni ad essere un problema, quando alle conferenze mancano in primis le partecipazioni dei leader di peso dello scenario globale. Alla Cop29 non presenzieranno nè Biden nè Von Der Leyen, oltre alle prevedibili disertazioni di Xi Jinping e Putin. Non è prevista la presenza neppure del leader indiano Modi.
Con Europa e Stati Uniti che annegano nello tsunami dell’ultradestra, il contrasto al cambiamento climatico appare sempre più un miraggio.
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