
Risale al 25 marzo il nuovo pacchetto di norme sull’acquisizione della cittadinanza italiana per gli italo-discendenti. Magazine Informare, in un articolo di qualche giorno fa, ha dedicato un articolo ai cambiamenti messi in atto dal governo Meloni. Nel frattempo, però, è arrivata la reazione della comunità degli italo-discendenti latini, il gruppo che, senza dubbio, faceva più richiesta per l’acquisizione della cittadinanza.
“Essere cittadino italiano è una cosa seria” e non un “gioco per fare shopping a Miami”. Questi sono alcuni degli attacchi che Tajani aveva rivolto alla comunità latina, accusata di utilizzare il passaporto italiano come passe-partout per entrare negli Stati Uniti. Ciò che Tajani ha modificato è la legge 91/1992, che ha subìto lacune e distorsioni con il passare degli anni. Era nata per recuperare i legami perduti con la diaspora degli emigrati nel Secondo Dopoguerra. Ma presto, era diventata il centro di un giro di affari. Le parole di un’archivista restituiscono la mole di lavoro a cui erano sottoposti: “I rappresentanti delle agenzie venivano qui in Comune cercando di ricostruire l’albero genealogico, ma con richieste fuori dal mondo. Alcuni cercano avi di era napoleonica, altri non conoscono neppure il paese di origine dei loro clienti”.
Le reazioni sono state varie, sia molto contrarie, sia comprensive. Fabio Porta, deputato Pd eletto nella circoscrizione dell’America meridionale ha per esempio attaccato l’utilizzo di un decreto in un ambito tanto delicato quanto quello della cittadinanza. “Se vuoi ragionare seriamente sulla cittadinanza occorre andare in Parlamento, nei modi e nei tempi giusti. Ha cercato di criminalizzare gli italiani all’estero – ha aggiunto – Il problema non è tanto il merito ma il modo con cui è stata presa la decisione: di notte, con un decreto“. Il problema, dunque, sembra essere l’approccio emergenziale. Di un parere simile è Claudio Mitrica, titolare di un’agenzia con sede Vibo Valentia, che opera in rete con gestori del Sudamerica. “Molta gente arriva qui su indicazione del proprio avvocato, ma la maggior parte viene grazia al passaparola: ci impegniamo per dare loro una mano, anche rimettendoci”. Per Mitrica la scelta del governo, fatta senza “senza preavviso, sta già provocando danni morali ed economici e colpisce i diritti di molti sudamericani con origini italiane. Ci sono situazioni in sospeso e i consolati hanno già smesso di rispondere”.
Ma ci sono anche voci d’accordo con Tajani. “Occorreva fermare gli abusi”, ha detto Umberto Calabrese, direttore di Agorà Magazine e del giornale italo-venezuelano Piazza Italia, che ha ricordato “il caso dei cinque passaporti consegnati a militanti di Hezbollah” come esempio della mancanza di controllo della situazione.
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