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La Reggia di Caserta valorizza il suo Acquedotto

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28 febbraio 20217 min di lettura

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La Reggia di Caserta valorizza il suo Acquedotto

Il Palazzo Reale di Caserta usufruisce ancora dopo ben 250 anni dell’apporto idrico dell’Acquedotto Carolino, la cui portata d’acqua alimenta l’intero Parco, la Peschiera ed il Giardino Inglese dimostrando l’infallibilità dell’intuito di Luigi Vanvitelli che, utilizzando le stesse sorgenti sul Taburno dell’antico Acquedotto romano dell’ ”Acqua Giulia” fatto costruire da Giulio Cesare per rifornire l’antica città di Capua, ha dato prova della sua esperienza in campo di ingegneria idraulica fino a superare la grandiosità degli antichi.

Antonio Sancio nella sua Platea dei fondi così ne scriveva nel 1826: “Il Reale Acquedotto Carolino è una delle opere più singolari ch’esistono in Europa. Noi ne andiamo debitori al Re Carlo III che la intraprese e la condusse quasi a fine. Né possiamo frodare di una giusta lode l’Architetto Vanvitelli, che con un genio sublime ed ardimentoso superò tutti gli ostacoli e fece veder realizzare le idee del gran Principe”.
La linea direttiva adottata dalla Reggia si pone di realizzare già dal 2021 una visione d’insieme dell’intero Complesso Vanvitelliano in grado di fare rete con le altre opere del Vanvitelli, in primis l’Acquedotto (unicum insieme alla Reggia) e questo ci riporta piacevolmente indietro nel tempo a quella visione illuministica di Re Carlo di Borbone perfettamente condivisa dal suo architetto di Corte. Uno strumento significativo a tale proposito è il bando di gara messo a disposizione sul sito ufficiale www.reggiadicaserta.beniculturali.it e rivolto a Istituti di ricerca, Università, Conservatori, centri di formazione, operatori culturali, cooperative, fondazioni, associazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale, raggruppamenti di associazioni a mezzo di ATS; infatti costituisce un’interfaccia attraverso la quale avanzare proposte di valorizzazione ad intervalli di tre mesi essendo stato suddiviso l’anno in 3 quadrimestri (da gennaio ad aprile; da maggio ad agosto ed infine da settembre a dicembre) per ciascuno dei quali si esaminano le relative candidature.
È un primo passo che, sebbene subisca il rallentamento delle restrizioni e limitazioni conseguenti all’emergenza di entità mondiale della pandemia, sta comunque portando nella direzione giusta e cioè quella di rendere i 38,480 km del percorso del Carolino occasione di ritorno alla sua funzione originaria di infrastruttura territoriale, permettendo la fruizione di un percorso straordinario tra ingegneria, natura, arte e storia che può impiegare forza lavoro volontaria e retribuita, promuovere i prodotti enogastronomici a km 0, le bellezze intatte della natura incontaminata che ancora conservano alcuni punti di collegamento tra un torrino ad un altro, ad esempio il monte Longano (denominato “la Reale Caccia di monte Longano” nell’Atlante Geografico del Regno di Napoli del 1789) ha un sentiero percorribile al suo interno che nei mesi estivi rappresenta un’alternativa per raggiungere ed esplorare i ponti canale, come quello del Tagliola a Durazzano (BN) a partire dai Ponti della Valle (CE).
Le esigenze di rispecchiare a pieno gli obiettivi dell’Agenda 2030 e tutti i criteri di ecosostenibiltà trovano nelle caratteristiche morfologiche ed ambientali del territorio attraversato dall’Acquedotto Vanvitelliano tutte le risorse necessarie a sviluppare soluzioni idonee ad un turismo non invasivo, ma che permette di favorire le risorse davvero importanti come l’acqua e la sua energia potenziale, una conoscenza più attenta della Storia di quest’area densamente ricca di reperti archeologici attraverso modalità di slow tourism; di itinerari pedo-ciclabili, idee creative e progetti originali e di competenza storico-scientifica; sarebbe finalmente consentito l’accesso al visitatore della Reggia spesso ignaro perfino dell’esistenza di tanta bellezza in un luogo che ne è parte integrante e complementare.
A primo impatto sono i Ponti della Valle, costruiti tra il 1753 ed il 1759, il punto più rappresentativo e scenografico dell’intero Acquedotto, illuminati al tramonto suggeriscono in maniera suggestiva l’idea di una fruibilità perfino serale del sito (pensiamo ad un possibile scenario di concerti, convegni, presentazioni di libri, mostre d’arte ecc.). Essi presentano ancora su entrambi i lati del portale, coincidente con l’asse di simmetria della struttura, le iscrizioni commemorative del Mazzocchi, l’una verso l’Abruzzo, l’altra verso Napoli ed esaltanti le qualità dei sovrani Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia e soprattutto del suo progettista Vanvitelli che si ispirò per i 3 ordini sovrapposti di archi al Pont du Gard a Nimes in Francia (autentico Acquedotto romano risalente al 19 a.C sotto l’imperatore Augusto).
Cosi l’architetto ne scriveva nella lettera datata Caserta 15 Decembre 1753: ”Al Giardino parimenti si lavora alla gagliarda, come anche all’acqua, la Regina ha molta voglia di vederla in Airola, ma la troppa cortezza dei giorni impedisce che non prenda questa corsa nelli mesi pericolosi di gravidanza in cui si ritrova, essendo oramai l’anno della sua pericolosa sconcianza. Ieri disse che considerava più la conduzione dell’acqua che quasi la fabrica del Palazzo, essendo cosa da antichi Imperatori. Vi accludo le due inscrizioni che si collocheranno negli Archi della Valle, fatte dal migliore Letterato di Napoli, che è il canonico Mazzocchi.”
Sicuramente tutta l’area dei Ponti della Valle si presta a funzionare come museo all’aperto e con un adeguato restauro del casolare in tufo adiacente al camminamento superiore degli Archi proprio di fronte al torrino n.50 (dei caratteristici e famosi 67 torrini di segnalazione, ispezione ed accesso al cunicolo sotterraneo) avrebbe anche uno spazio museale protetto. Durante la progettazione così ne parlava Vanvitelli sempre scrivendo al fratello Urbano nella lettera datata Portici 2 Maggio 1752: “Ritornando all’acqua, questa nasce 15 miglia lontano, onde almeno 24 dovrà girare per monti; averà da passare una valle vicino Matalona, nella quale vi farà bisogno inalzare almeno 200 palmi di acquedotto, in un piccolo tratto però, il quale dovrà essere come qui esprimo; figuratevi il ponte di Civita Castellana, due volte più lungo. L’opera sarà Reale vi farò gli ornati corispondenti alla grande in stile de Romani antichi, perché l’opera la comporta et è assai onorevole e cospicua per il Re e per me ancora. Fra li disegni della buona memoria di Nostro Padre vi deve essere una stampa di Perelle di una veduta del Pont du Gard in Provenza, fatto per condotto d’acqua in unione di due monti, come il caso qua porta, con la differenza che sotto non vi passerà fiume ma unicamente la strada. Perciò cercatela e mandatemela ella è in carta di foglio piccolo.”
Inoltre, il contesto in cui è situato l’Acquedotto ha una rilevanza storica significativa, è stato protagonista della battaglia del Volturno di cui Rossellini ha girato molte scene proprio sugli Archi della Valle nel 1960, un secolo dopo, per la regia del film “Viva l’Italia!”. Credo ormai necessaria la fruizione e valorizzazione del meraviglioso Acquedotto Carolino dichiarato Unesco dal 1997 insieme alla Reggia di Caserta ed al Belvedere di San Leucio, in una rete turistica ben collegata alle altre meraviglie del casertano sia costruite dai Borbone come la Reggia di Carditello (sotto Ferdinando IV di Borbone vi arrivava l’acqua del Carolino con una diramazione dalla fontana dei Delfini e nella Pianta in inchiostro ed acquerello della Real Difesa di Carditello del 1834 emerge la presenza dei torrini lungo il vialetto laterale del casino di caccia a segnalare la presenza dell’Acquedotto nella tenuta); sia quelle antecedenti come l’Anfiteatro Romano a Santa Maria Capua Vetere, per cui mi aspetto un’attenzione crescente e decisiva da parte del Mibac e delle Istituzioni Museali come da parte delle associazioni culturali.

di Michela Saccone

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  • #Acquedotto carolino
  • #mibac
  • #reggia di caserta
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