
L’intervista a Claudia Mazzitelli, l’artista che celebra le donne e la loro unicità! L’evento nel quale sarà presentato il libro “La regina e l’architetto” e le sue opere in onore della Regina Maria Amalia di Sassonia, si terrà a Palazzo Reale di Caserta l’11 e 12 febbraio 2025.
Artista poliedrica, Claudia Mazzitelli, si distingue nel panorama artistico contemporaneo grazie alle sue originali pittosculture che animano dal 2008 la sua ricerca “Histoire Femme“, con le quali propone una splendida galleria di ritratti di donne eccellenti, forti, concrete, perfettamente consapevoli delle capacità che posseggono. Donne che si impegnano a difendere i loro sogni e sono pronte a progettare un futuro migliore perché hanno un’anima straordinaria che arricchisce la loro umanità. Le sue tele riflettono un’intensa connessione con l’universo femminile e una profonda ricerca emozionale. Il suo linguaggio creativo dà forma al movimento e all’energia di queste donne, parlando direttamente a tutti e trasmettendo significati universali.

Sperimenta continuamente, mettendosi in gioco con nuovi progetti ed idee, questa volta torna in veste di scrittrice, oltre che artista, con un libro scritto a quattro mani con Giuseppe De Nitto: “La Regina e L’Architetto” (ed. Rivoluzioni Editoriali), un omaggio a Vanvitelli e alla grande Maria Amalia di Sassonia, che entra così a pieno titolo nella galleria dell’Histoire Femme, sia come donna sia come regina. A trecento anni dalla sua nascita viene celebrata con un testo storico/letterario, elegante e raffinato anche nella sua veste grafica, che verrà presentato martedì 11 febbraio e per le numerosissime richieste anche mercoledì 12 febbraio, alle ore 11.00, nel salone espositivo della Soprintendenza Archeologia belle arti e paesaggio per le province di Caserta e Benevento che organizza l’evento, sito al terzo piano della Reggia. Interverranno il Soprintendente Mariano Nuzzo, il funzionario storico dell’arte della Sabap Anna Maria Romano, l’autore Giuseppe de Nitto e l’artista Claudia Mazzitelli, moderati dal Funzionario per la Comunicazione della Sabap Mariangela Mingione. Un evento molto atteso anche per la seconda parte della mattinata quando saranno presentate le cinque opere d’Arte Contemporanea di Claudia Mazzitelli, che resteranno in visione fino a giovedì 13 febbraio 2025 e che comunicano la sintesi creativa e culturale di tutti gli approfondimenti emersi. Il Soprintendente Mariano Nuzzo ha dichiarato: “Il nostro percorso di valorizzazione della memoria storica locale prosegue celebrando la splendida figura di una grande regina e l’animo rivoluzionario del padre dell’architettura neoclassica, in quella che è la location ideale, vista la loro eccellente sinergia nella progettazione e nella sua realizzazione. L’inedito ritratto contenuto nel testo che presentiamo e le emozioni di colore trasmesse dalle opere esposte, entrambi frutto di un accurato lavoro di ricerca, ci restituiscono la percezione della stretta connessione tra passato e presente, incarnata dal racconto di vita e dalla rievocazione letteraria e artistica del progetto La Regina e l’Architetto”.
L’idea nasce più di tre anni fa, quando parlando con Pino De Nitto del suo libro dedicato a Vanvitelli e al Re che costruiscono la Reggia… mi sono chiesta: e la regina? Possibile che non abbia dato neanche un’idea, scelto una tenda, un tappeto, una poltrona? Impossibile! Pino, ridendo, ha ammesso che la regina ha fatto molto di più. Da lì è partita la nostra ricerca. Maria Amalia è stata una scoperta, non la conoscevo, come la maggior parte di noi.
La ricerca è durata tre anni, ed è stato affascinante conoscerla meglio. Abbiamo cercato ovunque, oltre alla biografia esistente. Ci siamo concentrati sui contatti tra Maria Amalia e Vanvitelli, soprattutto nelle lettere di Vanvitelli al fratello Urbano, dove raccontava cosa succedeva. Quelle lettere sono state fondamentali per capire il loro rapporto, le richieste della regina, le sue indicazioni sul Palazzo Reale. Vanvitelli spiegava i progetti prima al re e alla regina, e lei chiedeva molte informazioni. Poi si faceva lasciare il progetto per spiegarlo alla corte. Spesso lei e Carlo lo guardavano insieme, lo arrotolavano… Erano rotoli enormi! C’era questo confronto, questo decidere insieme, che fa trasparire una storia d’amore forte e profonda. Sorprendente per l’epoca e per il ruolo.
«Sì, ha una storia impegnativa. È una principessa del Settecento, con degli obblighi. Non ha scelto il marito, le è stato imposto. Il matrimonio è avvenuto a distanza, nessuno poteva sapere se, una volta conosciuto il marito, si sarebbe innamorata. Invece è successo: un colpo di fulmine! Era una ragazzina di 13-14 anni. Immaginate: lascia tutto, arriva in un paese straniero, sposa uno sconosciuto. Non dev’essere stato facile. Lei era molto carina, ma poi sono arrivati problemi seri. Il vaiolo, per esempio: lei sopravvive, ma con segni evidenti sul viso e sul corpo. Un’altra si sarebbe abbattuta, ma lei no, ha continuato a vivere, a studiare, a progettare e perseguire i suoi obiettivi e lui si è innamorato ancora di più. È un bel messaggio, no? Non ci si innamora della bellezza, ma della persona. È una storia molto particolare».
«Il fatto che, nonostante tutto, abbia realizzato i suoi sogni. Era quasi sempre incinta, ma andava a cavallo! All’epoca era rischiosissimo, per lei e per il bambino, futuro re. C’era un’alta mortalità infantile. E poi andava a controllare i lavori, con scarpe da uomo per non rovinare le sue, anche sotto la pioggia. Attenta a tutto, sempre presente. Una brava mamma, con tanti ruoli, tutti realizzati al meglio. Interessata al teatro, alla musica, suonava il clavicembalo, una personalità meravigliosa. Molto religiosa, attenta a tutti, una donna straniera che si preoccupa del popolo, delle suore».
«Maria Amalia è una donna moderna, intelligente, colta, innamorata, con qualità e valori importanti da trasmettere alle nuove generazioni, o quanto meno farle riflettere sull’amore, il matrimonio, la fede e la famiglia. Mi ha meravigliato e affascinato sotto ogni aspetto».
«Quale donna illuminata è stata una pioniera, la prima vera regina di una città come Napoli, capitale di un regno importante, senza paragoni. Aveva tante virtù, competenze; addirittura è entrata nel governo partecipando ai consigli, perché il marito glielo ha permesso. Grazie a lei abbiamo Capodimonte sul modello di Dresda, il Teatro San Carlo, la Reggia, l’acquedotto… Una struttura meravigliosa, voluta da lei per i giochi d’acqua, dato che non c’erano corsi d’acqua vicini».
«L’unica fontana rimasta del suo progetto è quella di Venere e Adone, che ho studiato e riprodotto in una mia opera. Voleva dedicare il parco ai protagonisti della mitologia greca. Il progetto le piacque, ma stava per partire per la Spagna, quindi lo portò via. La fontana attuale è simile, ma non è quella di Vanvitelli, l’ha fatta il figlio Carlo. È l’unica che ricalca l’idea originale di Maria Amalia».
«Palazzo Vecchio, per distinguerlo dal Palazzo Nuovo (la Reggia). Era la residenza degli Acquaviva, poi passata ad altri. Lei lo comprò e fece costruire da Vanvitelli le stanze per i principini, e una finestra per vedere i lavori della Reggia! Intraprendente al massimo, una donna fantasiosa, che voleva raggiungere i suoi obiettivi.
Il coraggio e la resilienza. In effetti, studiando Maria Amalia, ho scoperto una cosa in più: abbiamo abitato nella stessa casa! Per un periodo ho vissuto nel Palazzo Vecchio, nell’ultimo appartamento in alto, perché mio marito lavorava in polizia e aveva l’alloggio di servizio. Me la sono sentita ancora più vicina. È stata una scoperta simpatica».
«Lui le ha viste come un unico ritratto, ma sono cinque opere che rappresentano cinque aspetti di Maria Amalia. La macrostruttura di ciascuna delle composizioni è stabile: in basso i luoghi, in alto i pensieri e gli eventi. Non è stato facile ma sono felice di aver ricostruito tutto il percorso di questa grande regina».
«Ognuno dei cinque quadri,“All’Altezza del Sogno”, “Scelte di Cuore”, “Amore coronato”, “Sete di Sapere”, “Divinincanto” tematizza una sfera della vita privata e pubblica della Regina cioè i suoi doveri, desideri, gioie e preoccupazioni. Le sfere differenti esposte nell’acconciatura dei busti sono bilanciate e sottolineate alla base da un edificio o una scultura significativi».
«Mi gratifica molto e penso che Margot ha visto un collegamento tra le madri del museo di Capua, e la regina vista attraverso la mia arte contemporanea. Soprattutto ha sottolineato come i miei cappelli nelle opere non nascondano i pensieri di Maria Amalia, ma, tramite un collage di immagini, li facciano emergere, creando una capigliatura barocca come le parrucche settecentesche, intrecciandosi con la vita politica e culturale del tempo».
«Le cinque opere rappresentano cinque luoghi: la chiesa di San Gabriello, collegata al Museo Campano di Capua con la sala dei Borbone; la Reggia di Caserta e la Fontana di Diana e Atteone, il Palazzo Vecchio, l’Acquedotto Carolino, questi luoghi cari ad Amalia potrebbero costituire un percorso turistico per valorizzare i monumenti e portare turismo ed economia al territorio».
Sarebbe un atto dovuto a una grande regina. Sarei disposta a donare le mie cinque opere al museo immediatamente».
«Portare l’evento nei luoghi di Maria Amalia, Capodimonte, Portici ecc…, con la preziosa collaborazione di altri partners: il gioielliere Generoso di Sieno (gioielliere di corte dei Borbone), che ha realizzato copie dei gioielli di Maria Amalia, esposte durante precedenti presentazioni. Aldo Cobianchi è l’esperto di gioielli del settecento che fa da relatore. Anna Maria Di Maio con per la danza, Rivoluzioni Editoriali, Fabbrica Wojtyla e Associazione Ali della Mente per le interpretazioni teatrali».
«Come non mai, questa incantevole regina del Settecento mi ha davvero rapita. Spero di aver mescolato bene storie di verità ed emozioni di colori per rendere più autentico e indelebile il prezioso ritratto del suo essere donna».
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