
Sono ormai passati due mesi da quando una nostra lettrice ci contattò, segnalandoci un fatto abbastanza curioso a cui aveva assistito in prima persona. La donna in questione aveva da poco concluso una gravidanza, ed è proprio in ragione di ciò che era venuta alla scoperta di una notizia che, a suo avviso, meritava la nostra attenzione. «Avevo letto su internet che il NIPT test per donne in gravidanza fosse gratuito per le donne in gravidanza che risiedono nei comuni dell’Asl Napoli 3, nello specifico quelli della Terra dei Fuochi». Il NIPT test è un test genetico non invasivo utile a valutare il rischio di anomalie cromosomiche nel feto, che prende il genoma del feto dal sangue materno; quindi, molto meno rischioso rispetto ad altre pratiche come l’amniocentesi; di conseguenza è sempre più consigliato ed utilizzato dalle donne in gravidanza per scoprire eventuali alterazioni geniche dei propri figli.
«Avevo letto di questa possibilità proprio sul sito dell’Asl, che sponsorizzava il progetto. Veniva indicato il Ceinge (Centro di ricerca nel campo della biologia molecolare, che lavora a stretto contatto con l’Università di Napoli Federico II) come ente a cui sarebbe stato affidato il progetto e che avrebbe effettuato le analisi». Ciò che racconta la nostra informatrice è corretto: basta una semplice ricerca per scoprire che decine di articoli su internet annunciano un progetto, con tanto di inaugurazione, fatto partire nel 2022 dalla Regione Campania, in collaborazione con il Ceinge, per offrire gratuitamente il NIPT test alle donne in gravidanza.
Peccato, però, che la realtà sia ben diversa: «Dall’Asl non sono riuscita a trovare dei riferimenti fisici per chiedere informazioni, quindi ho contattato direttamente il Ceinge. E quando mi sono messa in contatto con loro, sia via mail che via telefonica, mi è stato detto che il progetto in realtà non era mai partito».
Curioso, come detto. Ma fin qui si tratta del normale spartito del nostro paese e della nostra regione. Sanità che non funziona e fondi sperperati o dirottati (c’era un impegno di spesa di oltre 700mila euro per il progetto). Ma, quando due mesi fa abbiamo cominciato ad approfondire meglio ciò che c’era dietro questo progetto, la questione ha assunto una forma diversa, e molto più grave. Viene fuori, infatti, tramite una semplice ricerca all’interno dell’archivio stampa nel sito del Ceinge, che l’obiettivo dell’offerta gratuita del NIPT test non era solo quello di un vantaggio economico per le madri in difficoltà, e non era neppure casuale la scelta di localizzare quest’offerta gratuita proprio nei comuni identificati come “Terra dei Fuochi”.
Il progetto, si legge in un articolo de Il Mattino a cui rimanda la rassegna, “mira a valutare nei nuovi nati iscritti all’anagrafe dei Comuni del nostro territorio e appartenenti alla Terra dei fuochi la prevalenza e la maggiore incidenza di anomalie cromosomiche rispetto alla media regionale e nazionale”. Non era, dunque, una questione meramente economica. I risultati raccolti avrebbero consentito, in un passaggio successivo, di verificare, attraverso un accurato studio scientifico, la reale incidenza di alterazioni geni che nelle aree a maggior rischio rispetto al resto della Campania.
Il progetto avrebbe quindi contribuito di molto all’aumento delle evidenze di correlazione tra Terra dei Fuochi e alterazioni cromosomiche, fattore determinante nello sviluppo di tumori. Un progetto che mirava a fare chiarezza su una vergogna italiana, presentato in pompa magna con tanto di evento inaugurativo, e che pare essere stato bloccato o lasciato nel dimenticatoio, nonostante ancora oggi venga millantata la gratuità del NIPT test nella nostra regione in molti articoli e siti internet.
Abbiamo ovviamente contattato anche noi il Ceinge per avere la conferma di tutto ciò che la nostra informatrice aveva dichiarato, ed effettivamente per ben due volte ci è stato riferito cheil progetto, per motivi ignoti, non è mai partito. Come mai la Regione Campania avrebbe fermato un progetto così importante, per cui erano stati stanziati dei fondi, con l’obiettivo di fare chiarezza su un tema che grida vendetta da parte dei cittadini campani?
A che conclusione dovrebbe arrivare un cittadino vedendo la sua Regione che blocca sul nascere un ipotetico tentativo di scoprire quanto davvero è in pericolo chi come noi vive in un territorio distrutto dall’opera decennale di inquinamento di mafia in combutta con i politici di questa stessa Regione? Che fiducia dovrebbe avere un cittadino nelle proprie istituzioni, se questa scoperta cade proprio a ridosso della recente sentenza della CEDU che condanna l’Italia per aver violato il diritto alla vita dei propri cittadini, agendo in modo insufficiente per contrastare l’inquinamento?
Non è la prima volta che ci troviamo a parlare delle folli scelte della Regione Campania nella trattazione specifica della Terra dei Fuochi. Qualche mese fa ci concentravamo sulla sconvolgente superficialità del registro tumori della nostra regione da quasi dieci anni a questa parte. Qui, invece, la notizia farebbe emergere una questione che, più che di superficialità, avrebbe il sapore di omissione o addirittura negazione della verità dei fatti. Se tutto ciò fosse confermato sarebbe un ulteriore prova che la sentenza diceva il vero. Un’ulteriore prova che la politica rifiuta di occuparsi del tema oggi come lo faceva allora.
E a confermarlo ci abbiamo anche provato, contattando diverse cariche istituzionali. Ma ci siamo trovati dinanzi un muro. Luigi Granato, uno dei firmatari del progetto, direttore del coordinamento integrato materno infantile, è, a quanto pare, irraggiungibile, a detta della sua famiglia. La consigliera regionale Valeria Ciarambino, contattata da noi un mese fa per avere delle risposte sul tema, si è inizialmente mostrata ignara della questione. Una volta spiegatole il tutto, ha preferito non rilasciare dichiarazioni. Poche settimane dopo, però, è stata curiosamente presentata una proposta di legge in Consiglio regionale a firma proprio della consigliera Ciarambino, per rendere gratuito il NIPT test in Campania.
Siamo ben lieti di essere stati, probabilmente, fonte di ispirazione della consigliera per la sua ultima proposta di legge. Ci teniamo però a ricordare ancora una volta che quella di cui parliamo non è solo una questione di carattere economico, come si legge nella proposta della Ciarambino. Quest’ultima, infatti, non fa riferimento alcuno ad eventuali studi sulla Terra dei Fuochi, tant’è che la proposta mira a rendere gratuito il test in tutta la Campania e non solo nei comuni della Terra dei Fuochi. Le domande, quindi, persistono, e non trovano ancora risposta. C’è una spiegazione a tutto ciò? O la Regione Campania ci prende in giro?
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