
Mentre tutta Italia era occupata con gli intrighi amorosi dei Ferragnez, sono ricominciati nel silenzio dell’opinione pubblica i trasferimenti dei migranti in Albania, a bordo della nave Cassiopea. Ma non è questa la notizia. La notizia è la scoperta che questi migranti vengono trasferiti nella totale inefficienza di misure medico-sanitarie.
O almeno questo è quello che denunciano una miriade di organizzazioni mediche, tra cui Emergency, Medici Senza Frontiere e Mediterranea, elencando gli innumerevoli rischi per la salute dei migranti.
Le criticità riguarderebbero la mancanza di una certificazione individuale per ogni persona trasferita, lo screening medico effettuato da inappropriati medici militari e poca chiarezza sugli strumenti utilizzati per l’accertamento dell’età.
Prima di tutto lo screening sulle condizioni di salute dei migranti, da effettuare precedentemente al loro trasferimento, anzichè essere effettuato da personale medico di organi civili, come previsto predentemente, viene fatto dai medici della marina militare, inappropriati, a detta delle organizzazioni mediche, poiché centrati non tanto sul paziente ma sul rispetto dei criteri della catena militare gerarchica che limiterebbe la loro indipendenza.
Ricordiamo che tutti i rifugiati sono da considerarsi soggetti potenzialmente vulnerabili, poiché, come ricordano le organizzazioni mediche, il background delle persone soccorse è spesso una storia fatta di torture, abusi, violenze fisiche e sessuali, dipendenti o dal viaggio o dalla detenzione nelle prigioni di Tunisia e Libia.
Ci sarebbe poi l’assenza di una certificazione individuale per garantire la tutela dei migranti prima del trasferimento, che viola una direttiva del Ministero dell’interno che obbliga alla presenza di detto certificato. E soprattutto l’accertamento dell’età di questi migranti, che non è chiaro come sia effettuato durante questo famoso screening, e si presume non venga fatto secondo i criteri previsti dalla legge.
Ed infatti, a seguito degli altri screening, quelli fatti una volta arrivati al centro di detenzione, già 6 delle 49 persone trasferite sono state fatte tornare in Italia, poiché 4 sono risultate minori, e 2 con vulnerabilità.
Appare chiaro che se il governo è stato molto bravo ad eludere gli ostacoli iniziali, aggirando i giudici che avevano annullato i primi due trasferimenti e affidando la scelta non più a loro ma ai giudici d’appello, lo stesso non si può dire delle gravi violazioni di diritti umani di cui si fa complice questo benedetto protocollo con l’Albania per la detenzione dei migranti, che non solo non diminuiscono, ma continuano a venire a galla.
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