
La Venere degli stracci di Michelangelo Pistoletto era stata installata il 28 giugno scorso ed era stata realizzata in questa versione più ampia appositamente per Napoli. L’avevamo vista in piazza Municipio ergersi nella sua maestosità. Lì, nel bel mezzo del fermento napoletano, ha allietato lo sguardo dei passanti fino ad annientarsi in cenere. Tra le più note opere di Pistoletto, ne esistono diverse esposte in molteplici musei del mondo di cui una presente in precedenza al museo Madre. A rappresentanza dell’umanità di oggi, la Venere simbolo di bellezza riprende la statua Venere con mela dello scultore danese Bertel Thorvaldsen. Nella riproduzione di Pistoletto affianca un cumulo di stracci per rigenerarli e donare loro nuova vita. Questo accostamento lascia riflettere sul materiale povero dello straccio che, adiacente alla dea, suggerisce una capacità di riciclo e rigenerazione fra caos e ordine, classicità e modernità. In un senso artistico è la perfetta rappresentazione simbolica della città di Napoli che tuttavia ha ospitato l’opera per un periodo decisamente breve.
A distanza di poco tempo dalla sua installazione, la Venere è stata protagonista di un atto vandalico. Un incendio doloso che si sarebbe poi scoperto essere stato causato da un clochard ignaro dell’azione compiuta. Il rogo ha quindi svegliato con le sue fiamme una città incredula e delusa. L’installazione artistica, distrutta completamente, ha dato vita ad un dibattito attivo sul ripristino o meno di una nuova Venere. Tra favorevoli e contrari, la conversazione si è evoluta sul significato di arte pubblica e più nello specifico intesa in ambito culturale, economico e simbolico soffermandosi sulla riedizione dell’opera dedicata a Napoli. Quella della Venere degli stracci è un’immagine più vicina alla città napoletana di quanto si possa pensare. Due realtà distanti e diverse che riescono a coesistere insieme. Napoli è una terra di meraviglie tra presente e passato, regge al tempo con la straordinarietà dei suoi cittadini che ogni giorno si reinventano per vivere. Ed allora perché negare un’opera che rappresenta la rinascita alla città che rinasce ogni giorno.
Il Comune di Napoli aveva dato avvio ad una campagna di crowdfunding denominata “Ricostruiamola!”, affidata all’associazione Altra Napoli EF tuttavia, l’artista ha deciso di ricostruire l’opera a proprie spese per poi donarla alla città. I fondi ricavati dalla campagna, d’accordo con ciascun donatore, saranno quindi destinati ad associazioni con finalità sociali presenti sul territorio. Quindi ecco che dopo il rogo di luglio scorso, Pistoletto ha deciso di ricostruire la Venere utilizzando lo stesso scheletro della precedente, unica cosa sopravvissuta alla distruzione della prima opera. A seguito di un episodio di degenerazione la Venere non si è annientata ma rigenerata nel medesimo luogo come la città che la ospita.
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