
Perché “La rete non ci salverà”? La tecnologia negli ultimi vent’anni ha completamente rivoluzionato le nostre vite, proprio per questo diventa importante acquisire consapevolezza rispetto agli strumenti che ogni giorno maneggiamo. Abbiamo, quindi, deciso di chiedere aiuto ad un’esperta, Lilia Giugni.
Nel 2023 Lilia Giugni, insegnante presso l’University College London e ricercatrice associata presso Cambridge, pubblica il suo primo libro “La rete non ci salverà: perché la rivoluzione digitale è sessista (e come resistere)”, in cui spiega analiticamente tutte le dinamiche patriarcali saldamente ramificate nella nostra società e ci illustra come queste vengano ampliate nella nostra società virtuale.
Dove nasce la ramificazione di dinamiche patriarcali? «Le grandi aziende di Big Tech e le grandi aziende social fanno tanti bei discorsi in cui si schierano al fianco delle donne e non solo. Invece per essere davvero democratiche dovrebbero rivedere la loro strategia economica. Le nostre tecnologie si adattano al nostro sistema capitalista, sono prodotte tendenzialmente allo scopo di arricchire i pochi, non con un intento collettivo per un bene comune. Per avere un reale cambiamento dovremmo cambiare il sistema di raccolta e monetizzazione dei dati personali».
Sicuramente uno degli argomenti che ultimamente ha spaventato ed incuriosito di più nel mondo è la cosiddetta intelligenza artificiale. Mentre a soddisfare le nostre curiosità ci pensano il web, i libri e le riviste scientifiche, a cui consiglio vivamente un approccio immediato, a rassicurare le nostre paure c’è l’Unione Europea, pioniera nel mondo per gli argini posti all’AI. Ricordiamo il Digital Markets Act, approvato il 5 ottobre 2022 e con applicazione a partire dal 25 giugno 2023, ed il Digital Service Act, approvato il 19 ottobre 2022 e con applicazione a partire dal 17 febbraio 2024.
Il 9 dicembre 2023 nasce l’AI Act, la normativa volta alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Molti dibattiti sono scaturiti dopo l’approvazione di questa normativa, in primis la lunga trattazione tra il Parlamento Europeo e il Consiglio degli stati membri, poi a compromesso raggiunto le opinioni, spesso discordanti, da parte degli intellettuali.
Abbiamo chiesto cosa ne pensasse dunque Lilia Giugni: «L’intento di base è sicuramente lodevole, ci sono però vari punti d’analizzare e su cui vale la pena interrogarsi. Ad esempio a proposito delle discriminazioni algoritmiche; mentre da una parte ci sono algoritmi che discriminano una certa categoria per una serie di dati che conservano un pregiudizio che è involontariamente un frutto della nostra società, dall’altra parte ci sono dispositivi d’intelligenza artificiale disegnati proprio come strumento di potere e controllo (ad esempio per il caso Glovo ed Urban Company), ci permette di comprendere la necessità di una legislazione».
«Tuttavia, dal testo a cui oggi abbiamo accesso rappresenta anche un’occasione mancata, si sarebbe potuto sperare in una mossa più progressista, soprattutto per quanto concerne la categorizzazione di alcuni algoritmi e tipi d’AI che sarebbe stato meglio proibire piuttosto che catalogarli ad alto rischio, mentre noi attiviste e attivisti spingevamo verso una direzione, le lobby economiche delle Big Tech spingevano in un’altra».
Alla luce di quanto detto cosa possiamo fare affinché non ci siano più ingiustizie digitali?
Il consiglio di Lilia Giugni è quello di allenare il “muscolo dell’Utopia”, ormai indebolito, ma non ancora paralizzato. Anche nel suo libro Lilia ci invita a riflettere su tutte quelle donne che con forza hanno
sovvertito regole e culture che tutti ritenevano intoccabili.
Dunque, non resta che allenarci ad un pensiero Utopico in modo da poterlo contrapporre all’analisi delle condizioni storiche in cui questo pensiero andrebbe attuato, per giungere così alla sintesi del miglior cambiamento che i nostri tempi permetteranno. Proprio in quest’ottica l’informazione assume un ruolo molto importante, perché è solo cercando di capire in che tipo di mondo stiamo vivendo che possiamo poi pensare a cosa vorremmo cambiare.
Questo pensiero è condiviso anche dalla stessa Lilia Giugni, che oltre ad aver scritto un dettagliato e scorrevole libro si offre periodicamente come ospite a momenti di formazione gratuiti per giovani ed adulti (come il Reclaim The Tech da poco tenutosi a Napoli e che a breve si terrà a Bologna).
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