
Non so ancora cosa abbia deciso di fare “da grande” Carditello, ma so che è cresciuta, tanto! È esplosa. Oggi i restauri sono in via di definizione, il pianterreno del corpo centrale è tutto fruibile e praticabile, le stalle sono tornate a nuova vita. Il mio nipotino Pasquale (6 anni) ha trovato, ricambiato, un grande amore: Lifoula, una cavallina deliziosa che lo riconosce da lontano. Le stalle, infatti, accolgono non so quanti cavalli che la mattina e, comunque, quando non ci sono eventi, scorazzano liberi e felici per il prato: uno spettacolo!
Le sale interne ospitano convegni, seminari di studi, ma soprattutto idee: Carditello è diventata un grande laboratorio permanente di idee, di proposte, tutte accolte con rispetto da una “open-mind” come Roberto Formato, Direttore della Fondazione e vox autorevole di Mister President, il Prof. Gino Nicolais.

Infatti, la coltivazione dei gelsi, un tempo impiegati per allevare i bachi da seta destinati alla produzione delle pregiate sete della vicina Reale Seteria e Colonia di San Leucio, per volontà della regina Maria Carolina, era estesa sugli ampi terreni della Tenuta di Carditello che comprendevano una delle storiche periferie capuane: l’attuale rione “Gelso Boscariello“, dove si preserva ancora oggi un albero secolare di gelso bianco.
Sarà vero, forse no, forse sì, comunque è un gran successo insieme al crowdfunding per i gelsi con i nomi dei bambini che hanno fatto la donazione. Durante l’estate Carditello ospita concerti, degustazione di vini di produttori locali di grande prestigio, dal Pallagrello di Vigne Chigi (ormai il bravissimo Giuseppe Chillemi è tutt’uno col “prezioso vino”!) all’Asprinio di Magliulo (squisitezza!), di prodotti di eccellenza del territorio che qui trovano casa, spazi e audience accompagnati a inizio serata da suggestivi voli in mongolfiera curati dalla bella e brava Emma Taricco.
Forse quest’anno l’agenzia alla quale è stata affidata la complessa macchina organizzativo-comunicativa, ma le idee, le proposte sono state davvero di gran livello! Molto lodevole l’idea di non dimenticare la Cappella reale, l’Annunziata, ancorché vandalizzata: è lo spazio ideale per fermarsi, per lasciare che la mente, lo spirito vadano come e dove vogliono. A tal fine niente di più adatto che la fotografia e, infatti, tutta l’estate carditelliana ha passeggiato fra swing e jazz conservando un “cuore” forte: le fotografie di artisti straordinari come Giulio Festa e Marco de’ Persis (ma non solo).
Di Giulio parlerò in altro momento, ma ora vorrei invitare tutti ad andare a vedere la mostra di Marco che ferma l’obiettivo e l’occhio dello spettatore su un borghetto del Vallo di Diano profondo, al confine con la Basilicata: Romagnano al Monte. La decadenza, la rovina si fa poesia e il terremoto del 1980 che ha causato tutto questo sembra lontano.

di Jolanda Capriglione
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...
San Gregorio Armeno è una delle strade più caratteristiche di Napoli e proprio grazie alle sue botteghe è diventata una de...
Era l’equinozio di autunno, precisamente il 21 settembre dell’anno 19 a. C., quando il Vate lasciò le sue spoglie mortal...
Il cortile del Maschio Angioino è pronto a trasformarsi in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto di musica e teatro....