
Piccoli sprazzi di cielo timidamente si fanno strada fra le stanze della città riempiendosi le tasche di speranza ed altre piccole cianfrusaglie. Illuminano la strada come al seguito di stelle, cercano di fare la cosa giusta e sono come il pane e come l’acqua per tutti quelli che stringendo le braccia non han trovato null’altro che se stessi. Per tutti loro è nato il Palazzo Fuga di Napoli, noto oggi anche come ex Albergo dei Poveri, importante edificio storico situato nel quartiere di San Carlo all’Arena. La costruzione di questo edificio è stata voluta da Carlo III di Borbone nel XVIII secolo per ospitare il sempre crescente numero di poveri e senzatetto nell’allora Regno borbonico. Il progetto fu affidato all’architetto toscano Ferdinando Fuga, già noto per alcune grandiose opere a Roma e Firenze. Il piano del sovrano era visionario: l’edificio doveva rappresentare una sorta di città nella città garantendo così non solo un rifugio per i poveri, gli orfani ed i senzatetto ma offrendo loro anche l’opportunità di ricevere un’istruzione ed un inserimento al lavoro. Tuttavia a causa di alcune problematiche economiche e politiche, unite alla morte di Carlo, i lavori di costruzione subirono dei rallentamenti fino ad un definitivo arresto intorno ai primi anni del 1800. Negli ultimi tempi però lo storico edificio settecentesco è divenuto il protagonista di un ambizioso progetto di restauro e di riqualificazione.
L’ex Albergo dei Poveri, abbandonato per lungo tempo, sta oggi tornando a brillare grazie ad un significativo afflusso di finanziamenti privati e pubblici, provenienti dal governo italiano e dall’Unione Europea. «Il nuovo piano di riqualificazione vede orbitare intorno al progetto cifre vicine ai 100 milioni di euro» ha detto Fabio Greco, presidente della 3° Municipalità di Napoli ai microfoni di Magazine Informare. «Il nuovo Palazzo Fuga sarà un centro dedicato soprattutto ai giovani del territorio: uno spazio all’interno del quale questi potranno riunirsi e studiare grazie soprattutto alla costruzione di una grande biblioteca. Il nuovo progetto agirà di certo in sinergia con il già presente Kodokan, centro sportivo privato, situato all’interno dell’ala sinistra del palazzo e che da anni svolge un fondamentale lavoro con i giovani combattendo contro il fenomeno della dispersione scolastica e che collabora strettamente con il Tribunale dei Minori di Napoli» dice Greco, facendo riferimento alle politiche sociali incentrate sui giovani del territorio. «C’è poi l’ala destra che riprende l’originario progetto settecentesco e sarà quindi dedicato a tutti coloro che non hanno una fissa dimora. All’interno del Centro Tanucci, grazie alla collaborazione di alcune associazioni locali come Dedalus, possiamo offrire ai più bisognosi, oltre ad un riparo sicuro, alcuni servizi essenziali come la mensa e le docce».
Quello degli ultimi anni però non è stato l’unico tentativo di riqualificazione della struttura settecentesca: già negli ’60 e ’70 del secolo scorso ci furono varie proposte per trasformare la sede in un centro culturale magari includendo nel progetto lo storico Ateneo della Federico II di Napoli. Tuttavia la mancanza di fondi e l’incapacità di coordinare le risorse portarono all’abbandono di questo progetto. «Ciò che ha permesso di realizzare questa volta dei concreti passi in avanti per il rilancio dell’ex Albergo dei Poveri è sicuramente l’arrivo di ingenti fondi europei con il piano del PNRR. Accedere a questi fondi ti permette da un lato di avere enormi risorse da invertire, dall’altro ti impone fondamentali vincoli di tempo entro il quale iniziare e di conseguenza realizzare certi lavori. Cruciale è stata poi la sinergia con il Comune di Napoli, con la Regione Campania e con lo stesso Ministero dei Beni Culturali» precisa Greco. «Ricordiamo che stiamo parlando di uno dei più grandi palazzi d’Europa ed il rilancio di Palazzo Fuga sarà fondamentale nella riqualificazione di una determinata area della città che per anni è stata abbandonata a sè stessa. La prossima apertura della metropolitana sarà un ulteriore valore per lo sviluppo della zona e si sta andando così a ridefinire una rigenerazione dello stato dei luoghi» conclude.
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