
Sono passati più di 12 anni da quel 4 marzo 2013. 12 anni da quella notte in cui il fuoco divampò e devastò in pochi minuti il Museo di Città della Scienza. Un danno inestimabile in termini economici, ma soprattutto culturali, arrecato non solo al polo scientifico, ma all’intero capoluogo campano. Oltre 10mila metri quadrati di padiglioni vennero divorati dalle fiamme a partire dalle 21:30, con una colonna di fumo visibile da gran parte della città. Aree di divulgazione della cultura scientifica, arricchite da mostre interattive ed incontri, rase al suolo nel trascorrere di una notte. 12 anni in cui la ricostruzione è parsa lontana.
«Nel 2013 Città della Scienza è stata ferita a morte con l’incendio doloso del vecchio museo. – racconta il Presidente di Città della Scienza, Riccardo Villari, ai microfoni di Informare – Una ferita non ancora rimarginata che ha piegato la Fondazione, ma non l’ha buttata a terra: si è continuato a lavorare, mantenendo un eccellente livello e tenendo fede agli appuntamenti, anche internazionali, che hanno sempre caratterizzato la nostra azione e le nostre iniziative». L’attuale governance, insediatasi alla fine del 2019, ha lavorato affinché fosse possibile tornare a parlare di “ricostruzione” del vecchio Museo. «La situazione che abbiamo trovato era praticamente anno zero: non c’erano più i soldi dell’assicurazione, che erano stati utilizzati per sanare condizioni di difficoltà finanziarie, c’era una situazione debitoria di oltre 20 milioni di euro e non c’era il progetto per la ricostruzione. Tutto era paralizzato».

Nonostante una situazione complessa, Città della Scienza non ha mai rinunciato alla validità della sua offerta, portando avanti le iniziative più consolidate della Fondazione. «Ci siamo attestati sui 200mila visitatori annui. L’incendio al museo ha privato di un asset fondamentale la Fondazione, penalizzandola in termini di incassi ed utenza, ma c’è un pubblico affezionato che non è mai mancato».
Le mostre attualmente in essere a Città della Scienza sono Corporea – Il Museo interattivo del Corpo Umano, il Planetario, la Mostra degli Insetti ed Arachnida. «L’interazione è sempre stato il valore aggiunto: non è un museo in cui l’osservatore è passivo. Siamo in cammino su una strada tracciata che si è dimostrata vincente: trasferire in quest’area, in cui c’era un’industria pesante, un’infrastruttura leggera che abbia al centro la conoscenza e la divulgazione. Un rilancio del territorio in termini di sostenibilità e innovazione».
Al centro anche la cooperazione internazionale in termini scientifici. «Da oltre 10 anni organizziamo la settimana italo-cinese: un anno in Cina a Pechino e un anno qui si confrontano accademie, centri di competenza ed imprese su determinati temi. In questo modo la scienza dimostra di non avere confini, ma anzi di essere uno strumento tramite il quale si possono creare connessioni e ponti».


Città della Scienza, però, è ora pronta ad alzare la testa, guardando finalmente alla ricostruzione del nuovo Science Centre. «Ci siamo messi con certosina pazienza, individuando anche una localizzazione che potesse essere quella giusta. Alla fine di un lungo iter, siamo arrivati al permesso di costruire ed allo stanziamento dei fondi. Confido che si possano iniziare i lavori nei primi mesi del 2026. Questo va ascritto a coloro che non hanno mai mollato, consentendo alla fondazione di essere viva. La Regione è l’unica istituzione che non ci ha mai abbandonato».
Un progetto da 70 milioni di euro, con la prima linea di finanziamento da 20 milioni già attivata che consentirà di partire presto con i lavori. La gara prevederà l’assegnazione di tutta l’opera, la cui costruzione partirà dal primo lotto già approvato. Una ricostruzione che cancellerà le macchie e l’immobilismo del passato, ridonando alla città di Napoli il complesso scientifico di Bagnoli nella sua interezza: un luogo di sperimentazione, incontro e dialogo tra scienza e tecnologia unico nel suo genere.
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