
Che sia amato od odiato, il Festival della canzone italiana ha un grande merito. Rappresenta, infatti, uno dei pochi riti collettivi in cui si identifica l’intera nazione. La ritualità di Sanremo si ripresenta ogni anno, nuova ed uguale allo stesso tempo. Formule che hanno ormai 74 anni si fondono perfettamente con piccole e grandi novità introdotte ogni anno, grazie soprattutto alla spinta innovatrice di Sanremo.
Le ultime edizioni di Sanremo hanno convissuto con uno scenario mediale profondamente diverso da quello in cui il Festival è nato. La televisione si è colorata, i canali si sono moltiplicati e molti dispositivi si sono aggiunti al nostro modo di guardare la tv. L’offerta è cresciuta infinitamente e non è un mistero che le generazioni più giovani tendano a migrare sempre di più online. Questi cambiamenti rispondono alla necessità di comodità dettata da una nuova concezione di tempo, vissuto più che mai in modalità fortemente individualiste. Anywhere and anytime è la promessa che ci fanno le piattaforme streaming. Una serie può essere guardata in una notte o nel giro di qualche mese, sul treno o a casa, di notte o di giorno. E. ovviamente, quella serie diventa oggetto di dibattito insieme ai propri amici, ma risulta evidente un elemento mancante: la sincronizzazione.
La televisione, al contrario, gode di un grande vantaggio: impone i suoi tempi, scandendo il tempo sociale. Si rivolge ad un pubblico molteplice nel medesimo momento, offrendo un’esperienza collettiva che difficilmente lo streaming può sostituire. In quel caso, infatti, la libertà dell’utente si impone sull’importanza del rituale. Perchè, allora, la ritualità di Sanremo risulta così importante?
In quest’ottica, Sanremo adempie a una necessità: ci permette di creare un immaginario collettivo, di costruire dei singoli comuni. Il Festival è diventato un enorme macchina mediale, capace sia di creare collegamenti e inside jokes che si indirizzano solo ad un pubblico fedele, sia di intrattenere per una manciata di minuti. Uno dei fenomeni che, senza dubbio, ha permesso a Sanremo questo enorme revival è il second screen – l’azione di utilizzare due schermi contemporaneamente, commentando online ciò che accade nello schermo televisivo. Questo espediente permette alla TV di rimanere in contatto costante con Internet, coinvolgendo sempre di più gli spettatori, che a loro volta sprigionano il loro potenziale creativo.
Due segnali sanciscono il successo della rinnovata ritualità di Sanremo. Da un lato abbiamo il segnale televisivo: lo share di Sanremo è, infatti, in crescita negli ultimi anni. La prima serata ha avuto il 46,3% di share nel 2021, il 54,7% nel 2022, il 62,4% nel 2023. Quest’anno il risultato è stato del 65,1%, circa 10,6 milioni di telespettatori. È ormai evidente, dunque, la capacità di Sanremo di attrarre un numero sempre maggiore di pubblico, di divenire un appuntamento imperdibile.
Dall’altro lato, invece, abbiamo un dato digitale, ossia la popolarità dell’hashtag #Sanremo24, soprattutto sulla piattaforma X, rimasto in trend nelle ultime 24 ore. Il commento live da parte dei telespettatori conta decine di miglialia di tweet, entusiasmati, arrabbiati o annoiati che siano.
Non resta che osservare le evoluzioni di questa nuova ritualità.
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